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Sottoufficiale II Classe
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Premessa: ho scritto questo racconto diversi anni fa, per una rivista che alla fine non venne mai alla luce. Successivamente lo pubblicai sul mio blog. E' uno dei pochi che ho scritto che ha riferimenti a Star Trek.
Prima Parte: Perfino gli eroi muoiono “Non credo sia così facile lasciarsi.” Pensò tra se Slar mentre aspettava in silenzio. Lasciarsi? Forse avrebbe dovuto dire lasciarla? Rifletté ancora. Frola, la sua compagna intanto era distante, disperata per la malattia del loro figlio. Concepito per caso e destinato ad una fine ingiusta, la morte. Slar passeggiava nervosamente. Dopo due anni passati nel tentativo d’integrarsi in questa società, dopo tutti gli sforzi fatti per studiare questa cultura ora, Slar avrebbe dovuto lasciare tutto, per un incidente di percorso. Le parole dei superiori gli rimbombavano nel cervello come una pioggia senza fine. “Il piccolo non può sopravvivere e se qualcuno lo scopre, sei morto. Metteresti in pericolo tutta la missione”. Questi erano gli ordini che gli avevano ripetuto fino alla nausea. Slar lo sapeva bene e, nonostante si era stato introdotto da poco in questa cultura, aveva iniziato a rimanerne sia influenzato che affezionato. Aveva lasciato la sua razionalità sul suo pianeta natale e si era fatto travolgere sentimentalmente da queste forme di vita. Slar contava i passi nervosamente in una piccola stanza bianca all’ultimo piano di un grande edificio grigio. Il palazzo era nascosto in una strada buia adiacente ad un vecchio cimitero nella parte orientale della città vecchia. Frola la sua compagna, lo stava ancora aspettando. Slar la osservava dalle finestre della stanza, aggirarsi apparentemente disperata nel cortile del palazzo. Lei stessa, inconsapevolmente, lo aveva spinto proprio tra i suoi simili. Frola aveva sentito strane voci sul conto di un vecchio palazzo nella parte orientale della città. Storie appena sussurrate di alieni che potevano curare qualsiasi malattia. Quelle voci avevano acceso nello spirito di Frola una scintilla di speranza. Quell’orribile piaga che stava colpendo loro figlio, forse poteva essere curata da quegli esseri. Ne avevano parlato tanto Slar e Frola e si erano decisi a provare tutte le strade per curare il piccolo, il cui colore della pelle era un vero tormento per la povera madre. Frola provava vergogna per quella pelle ma allo stesso tempo tremava al pensiero sul futuro del figlio. Ingiusta la vita a renderlo così diverso dagli altri piccoli, così fragile e con quegli occhi cosi chiari da renderlo quasi abominevole. Slar si distrasse dai suoi intimi pensieri quando la porta della stanza si aprì. L’ufficiale medico apparve nella stanza e si fermò diversi minuti a parlare con lui. Prima di uscire l’ufficiale gli consegnò una piccola fiala con un liquido trasparente e gli ordinò di presentarsi l’indomani per il rimpatrio. Slar annuì, si infilò la fiala contenente un fortissimo veleno nella tasca della sua giacca e lasciò il palazzo, lo stesso in cui qualcuno ingenuamente credeva che degli alieni curassero malattie. Quando Slar riapparve nel cortile Frola si incamminò rapidamente verso di lui per abbracciarlo. Si era molto preoccupata, era scomparso per diversi interminabili minuti. Slar non aveva fatto caso al tempo che avevano trascorso separati. Frola era visibilmente agitata e per un istante a Slar sembrò di intravedere una lacrima nei suoi occhi. Slar le passò una mano sulla testa e, cercando di non sbagliare lingua ed accento le parlò quasi sussurrando. Tristemente le disse che non c’erano alieni in quel palazzo ma soltanto abitazioni di soldati, proprio come loro due. http://www.youtube.com/watch?v=LSOMPTVAKZw Se non sopporti un po' di sangue dal naso, è meglio che te ne torni a casa. |
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#2 |
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Specialista
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Ho un po' di antipatia per le storie sui bambini malati, ma è ben scritto. Il resto lo posti solo se facciamo i bravi?
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#3 |
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Sottoufficiale II Classe
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è un racconto breve... nel prossimo post c'è il finale!
domani lo metto! grazie! http://www.youtube.com/watch?v=LSOMPTVAKZw Se non sopporti un po' di sangue dal naso, è meglio che te ne torni a casa. |
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#4 |
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Sottoufficiale II Classe
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seconda ed ultima parte
Non era stato semplice per Slar esprimersi nuovamente nella sua lingua madre. Eppure, mentre scendeva le scale per raggiungere Frola nel cortile, quelle semplici parole gli avevano acceso i ricordi della sua patria natia e all’improvviso gli avevano riempito il cuore. Quegli attimi di memoria lo avevano confuso e quando si ritrovò dinanzi Frola aveva avuto il timore di sbagliare linguaggio. Slar e Frola si strinsero in unico abbraccio e si incamminarono lungo un viale che li avrebbe condotti al loro complesso abitativo. Slar avrebbe trascorso la sua ultima notte con lei, avrebbero cenato per l’ultima volta, forse avrebbero fatto l’amore per l’ultima volta, poi Slar l’avrebbe uccisa, avvelenandola. Dopo senza esitare avrebbe ucciso quel pargolo che inspiegabilmente era nato vivo. La sua missione sul quel pianeta era terminata. In due anni trascorsi su quella terra a studiare i suoi abitanti, aveva accumulato una mole considerevole di informazioni ed esperienze ed era riuscito anche ad accoppiarsi con una delle loro femmine. Dopo tutto poteva ritenersi soddisfatto del suo operato, avrebbe scritto un rapporto soddisfacente. Nonostante il suo corpo avesse subito un’alterazione chirurgica per rendersi simile alla razza di Frola era riuscito incredibilmente a fecondare una delle loro femmine. Slar sorrise mentre camminava lungo il viale. Frola lo guardava e poi lo annusò, usando un gesto di affetto molto comune per quella razza. Lei gli chiese il motivo di quel sorriso, lui la guardò e mentì: “Perché ti amo.” In realtà Slar sorrideva perche erano passati circa due anni dall’ultima volta che aveva parlato nella sua lingua madre e, si era dimenticato quale fosse la sua vera identità. Il piccolo li aspettava a casa, era troppo debole per lasciare la culla e rimaneva quasi sempre rinchiuso nel complesso abitativo. Per Frola era impensabile portarlo sotto i roventi soli del suo mondo, con quello strano colore della pelle, si sarebbe sicuramente ustionato. Frola provava vergognava per suo figlio, ma come ogni madre era consapevole che avrebbe fatto di tutto per farlo vivere. Mentre camminavano Frola scosse la testa e disse a Slar che avrebbero dovuto portare il piccolo nella grande città sulla costa orientale, dove sorgevano diversi ospedali specialistici. Slar annui alle parole di Frola ma in realtà stava pensando al suo rimpatrio e all’operazione che lo avrebbe riportato normale e dopo due lunghi anni si scoprì eccitato all’idea di tornare a casa. Una volta rientrati nel nucleo abitativo, la sera scorreva lenta, dalla finestra del salone entravano ancora qualche raggio rossastro dell’ultimo sole, le ventisei ore della giornata si stavano esaurendo. Slar era disteso sul divano assorto nei suoi pensieri e Frola era impegnata a sistemare le nuove tende per proteggere il pargolo dalla luce solare. Slar si infilò le mani in tasca e maneggiò con cura la fiala di veleno, la fissò alcuni istanti e poi la ripose al sicuro nella giacca. Slar si alzò lentamente senza fare rumore e si diresse verso la cucina, prese un bicchiere e lo riempì con del vino verde, poi ci aggiunse metà della fiala di veleno e col bicchiere in mano si diresse verso la camera del piccolo. Frola lo stava cullando con le sue mani verdi e palmate. Cullava quella piccola creatura così strana, i lineamenti erano identici alla madre ma la pelle era di un orribile colore rosa. “Un abominio” pensò Slar. Frola annunciò al piccolo l’arrivo del papà. Poi ripose dolcemente il pargolo nella culla e si avvicinò a Slar. I due si baciarono intensamente, poi lei portò la sua testa sul petto ossuto di lui e senti i suoi due cuori battere, ignorando che uno dei due fosse artificiale. Slar le baciò la cresta e le porse il bicchiere di vino verde. Lei sorrise mostrando per intero la sua incredibile dentatura e bevve tutto di un fiato. Qualche minuto dopo Slar adagiava sul letto il corpo ripieno di squame verdi e marroni di Frola ormai senza vita. Slar cominciò a raccogliere tutti i suoi effetti e poi con cura militare li distrusse nel fuoco del camino. Poi preparò una piccola borsa con i suoi documenti e delle fotografie e qualche piccolo ricordo di questo gigantesco e verdissimo pianeta. Prima di uccidere il piccolo, Slar si specchiò. Per l’ultima volta vide riflessa la sua faccia artefatta. All’inizio quei denti aguzzi e quegli occhi gialli lo avevano disturbato, soprattutto nei primi mesi, ma col tempo si era abituato a tutto. Si era addestrato per mesi a vivere ventisei ore al giorno sotto il sole cocente di due soli, si era preparato a mangiare piccoli vermi dalla testa dal colore blu e dal corpo giallo. Aveva imparato a bere un vino dal colore verde, prodotto con delle particolari alghe, che crescono nelle innumerevoli paludi che compongono questo pianeta. Aveva stretto una relazione con una loro femmina ed era riuscito a fecondarla, così era nato il suo piccolo eroe che in quel momento riposava, ignaro del suo destino, nella piccola culla di legno, tra le foglie del Frujife. Il Frujife era un gigantesco albero del luogo che produce dell’enormi foglie gialle, che grazie a delle particolari capacità trattenevano per molte ore il calore dei due soli. Slar chiuse gli occhi gialli e giganti di Frola e la baciò per l’ultima volta, poi si avvicinò alla culla e versò il veleno nelle piccole fauci di quella specie di rettile rosa. Il pargoletto fece qualche smorfia e poi spirò. “Perfino gli eroi muoiono.” Commentò nella sua lingua madre Slar. Quando l’alba del primo sole invase la casa, Slar sconvolto, abbandonò velocemente il complesso abitativo. Il piccolo anche se deceduto da diverse ore aveva lacrimato, osservarlo e rendersene conto fu terribile per Slar, perché mai fino a quel momento aveva visto un Gorn piangere. Una volta raggiunto il cortile del vecchio palazzo si incamminò verso l’ultimo piano, dove fu accolto da due uomini che si occuparono di trasferirlo in una sala operatoria per riportarlo umano. Dopo circa sei ore di intervento il Tenente Sam Harold riprese il suo aspetto di maschio bianco terrestre. Una volta indossata la divisa blu della Flotta Stellare fu pronto per essere teletrasportato a bordo di una nave che lo attendeva nascosta nell’orbita bassa del pianeta natale dei Gorn. I cadaveri di Frola e del pargolo furono ritrovati dalla guardia imperiale soltanto due giorni dopo, grazie ad una segnalazione anonima. Il veleno aveva fatto il suo lavoro, infatti, i loro corpi erano totalmente irriconoscibili. Eppure uno strano liquido trasparente fu notato all’interno degli occhi dell’essere più piccolo. Lacrime! Ipotizzò qualcuno, ma la cosa era impossibile, i Gorn non possiedono condotti lacrimali. Le guardie, come aveva previsto la Flotta Stellare, per non avere problemi con i loro superiori, decisero di bruciare i due corpi e di sigillare per sempre quell’appartamento. http://www.youtube.com/watch?v=LSOMPTVAKZw Se non sopporti un po' di sangue dal naso, è meglio che te ne torni a casa. |
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#5 |
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Specialista
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Non è male...
Sai che non ho capito niente? Cioè, perché uno della Flotta Stellare dovrebbe mettere su famiglia e poi ammazzare moglie e figlio? |
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#6 |
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Sottoufficiale II Classe
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perchè la sua missione non prevedeva di riprodursi ma solo di procurarsi informazioni
una volta nato il bimbo e scoperta la sua anomalia i gorn lo avrebbero potuto scoprire ![]() http://www.youtube.com/watch?v=LSOMPTVAKZw Se non sopporti un po' di sangue dal naso, è meglio che te ne torni a casa. |
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