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Vecchio 23-12-12, 23:13   #41
Vegeta
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10.

- Una nave federale del futuro?
- Ci hanno dato accesso al loro trasponder, che la identifica come U.S.S. Enterprise, classe Sovereign… - Keltrin si soffermò su quest’ultimo dato – varata il 30 ottobre del 2372, secondo l’antico calendario terrestre.
D’Antona si carezzò, pensoso, la barba: - Centotrentanove anni da adesso. Se è così, provengono grosso modo dallo stesso periodo dal quale arriverà Nero.
Un trillo da una postazione: - Signore, ci contattano – avvisò l’ufficiale alle comunicazioni.
- Lo passi sullo schermo grande.
- Qui è il capitano Data, della nave stellare Enterprise.
D’Antona non riuscì a collegare i tratti del suo interlocutore a quelli di nessuna specie a lui nota: la pelle, gli occhi itterici e il viso assolutamente inespressivo dell’altro capitano lo misero vagamente a disagio: - Capitano Tito D’Antona, U.S.S. Ishmael. In cosa possiamo aiutarvi?
- Abbiamo rilevato che i campi di distorsione temporale delle nostre navi si sono destabilizzati a vicenda, creando forti interferenze sub spaziali – rispose il suo omologo. – Avete subito molti danni?
- No – assicurò D’Antona, - la situazione è perfettamente gestibile. Ma la ringrazio per l’interessamento.
- Capitano – riprese Data, più diretto, - il fatto che ci siamo incontrati in questo settore al termine di un viaggio nel tempo deve farci ritenere che ci troviamo qui per lo stesso motivo. E’ d’accordo anche lei?
Il capitano della Ishmael non volle essere il primo a scoprire le carte: - Mi spiace, ma non sono autorizzato a fornire alcun particolare sulla missione di questa nave.
- Non è necessario – replicò Data. – Immagino siate a conoscenza del fatto che tra otto ore, a due anni-luce da qui, una nave romulana emergerà da un buco nero. Così come sapete cosa farà tra venticinque anni il comandante di quella stessa nave.
D’Antona rifletté brevemente, prima di domandare: - Presumo quindi che conosciate questo comandante romulano. Proviene dalla vostra stessa epoca?
- Stavamo combattendo contro di lui, prima che la sua nave rimanesse intrappolata nella singolarità. Credevamo fosse andata distrutta, prima di scoprire che era stata trasportata a ritroso nel tempo di centocinquantaquattro anni, proprio qui, dove ci troviamo ora. A quel punto, abbiamo deciso di precedere Nero e di intercettarlo prima che cambi il corso della storia. Se il vostro scopo è lo stesso, non vedo perché non congiungere i nostri sforzi.
- Bene, capitano Data, mi ha quasi convinto. Però, se anche lei è del parere, vorrei discutere la cosa di persona.
- D’accordo – assentì Data. – Ma converrà che è meglio limitare il rischio di paradossi temporali, e quindi evitare i contatti il più possibile. Porti uno dei vostri mezzi di supporto tra la mia nave e la sua, ci incontreremo lì, solo io e lei. – D’Antona annuì: – Allora siamo intesi: si teletrasporti sulla navetta non appena le darò il segnale. Ishmael chiude.
Mentre lo schermo tornava a inquadrare la grande nave della Federazione, D’Antona si voltò verso il suo primo ufficiale. – E’ sicuro di quello che sta facendo? – gli chiese lei.
- Strano tipo, quel loro capitano – fece l’umano, per tutta risposta. – Mai vista una simile faccia da poker. Però sì, penso stia dicendo la verità. – Si avviò verso il turbo ascensore: - Keltrin, tenga in piedi la baracca finchè non torno.





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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Vecchio 25-12-12, 01:23   #42
Dr. Soong
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Questo si che è un regalo di Natale!
Ho trovato piacevole anche rileggere paragrafi che avevo già letto: hai uno stile di scrittura molto efficace.





Non amare è illogico.


Stark: "...il mio lato, il tuo lato, il mio lato, il tuo lato...."


Willie: “Sto aggiustando la tua astronave, purtroppo non ci capisco gran che”
Alf: “Nemmeno io: io giro solamente la chiavetta e quella parte!”
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Vecchio 24-03-13, 01:53   #43
Vegeta
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11.


Quando il capitano arrivò all’hangar navette, Mansour era già lì ad aspettarlo: - A che punto siamo con le riparazioni?
- Ancora indietro – rispose l’ingegnere capo, sudato in viso e con l’uniforme rossa macchiata. – I condotti EPS sono saltati in diversi punti. Inoltre, il dilitio del reattore primario è da sostituire. Direi che, tra tutto, ci impiegheremo circa altre sei ore.
D’Antona scosse la testa: - No. L’arrivo di Nero è previsto tra sette ore e quaranta minuti. Questa nave può andare a curvatura con un motore solo, vero?
- Sì, la simmetria delle gondole rispetto al piano coronale lo consente. Non potremo superare curvatura quattro, però.
- Per adesso ci può bastare – erano arrivati al portello della navetta, il capitano aveva già un piede sulla scaletta. – Allora stimi quale gondola può rimettere in funzione per prima e concentratevi su quella. Le lascio due ore di tempo.
- Sissignore.
Mentre il boccaporto si chiudeva alle sue spalle, D’Antona prese posto ai comandi del velivolo ed eseguì una veloce diagnostica dei sistemi: - Navetta Lorentz pronta al decollo – comunicò all’interfono.
- Ricevuto, signore – rispose l’operatore, - le apriamo il portello.
- Supporto antigravità attivo – disse il capitano, di rimando, - potete procedere al lancio.
- Raggi traenti agganciati. La trainiamo fuori.
L’oscurità dello spazio avvolse ben presto la piccola nave. D’Antona attivò i propulsori e girò attorno al bianco scafo della Ishmael. La vista che gli si parò a quel punto dal finestrino lo lasciò di stucco, nonostante il capitano sapesse già cosa aspettarsi: l’Enterprise misurava poco meno di settecento metri, il triplo della sua nave, ma l’asetticità del dato strumentale non rendeva giustizia alla realtà della lucente muraglia di metallo che torreggiava dinanzi a lui, tanto grande da impedirgli di scorgere il retro del vascello.
- Enterprise, mi trovo in posizione – avvisò l’umano. – Sono pronto a ricevere il vostro teletrasporto.
- Ricevuto, capitano – replicò la voce di Data al comunicatore. – Energia.
D’Antona si voltò verso il retro della cabina, dove la pedana del teletrasporto aveva già iniziato a ronzare: una figura eterea come un fantasma prese forma in un turbinio di luce. Poi tornò il silenzio e il capitano dell’Enterprise scese dalla piattaforma. Il suo volto pallido spiccava nettamente sulla divisa quasi interamente nera. – Lieto di conoscerla, capitano D’Antona – la mano che Data tese al collega era calda, ma strana al tatto: il terrestre avvertì sotto la pelle giallastra delle ossa che parevano incredibilmente dure.
In mancanza di meglio, in quello spazio angusto, D’Antona fece segno a Data di prendere posto sul sedile del co-pilota.
- Uno dei motivi per cui ho richiesto questo incontro, signor Data, è perché ci sono alcuni punti del vostro resoconto che non mi sono chiari. Per cominciare, voi asserite di provenire dalla stessa linea temporale di Nero, e mi chiedevo come questo fosse possibile, visto che dal momento che lui è arrivato qui quella stessa linea temporale è cambiata.
- Nel nostro tempo – rispose puntualmente lo strano capitano – la Federazione fu sul punto di venire sconfitta da una forza aliena che, viaggiando nel passato, tentò di modificare un evento basilare della storia terrestre. A seguito di quella crisi, la Flotta stellare equipaggiò le sue ammiraglie con un dispositivo in grado di rilevare eventuali anomalie nel flusso temporale e di schermarle dai loro effetti. In questo modo, siamo stati in grado di accorgerci che il nostro presente, rimodellato dal nuovo corso degli eventi, aveva assunto dei connotati del tutto diversi da quelli che conoscevamo.
- Le nostre fonti ci indicano però che avete creato e utilizzato voi stessi la sostanza che ha poi innescato tutto questo casino. E quella stessa sostanza è stata usata per compiere un massacro.
- Eravamo minacciati da una calamità su scala cosmica – replicò Data. – E non immaginavamo che la materia rossa potesse avere simili effetti. Una volta completata la missione, sarà nostra cura fare in modo che incidenti del genere non si ripetano.
- Va bene, capitano, le voglio credere – disse D’Antona. – Ora però il nostro problema più immediato è come proseguire la nostra comune missione senza pestarci i piedi a vicenda.
- Con tutto il rispetto, la mia nave ha una potenza di fuoco di molto superiore alla sua – affermò Data. – Inoltre, abbiamo una migliore conoscenza della nanotecnologia alla base del vascello di Nero. Spetta a noi esporci in prima linea.
- Ne convengo, ma non sono d’accordo – rispose, deciso, D’Antona. – La Flotta ha progettato per trent’anni la nostra missione, in ogni dettaglio. – Il collega annuì, invitandolo a continuare – Non dimentichi che, all’arrivo della Narada, sarà presente un’altra nostra unità e, se vogliamo inquinare il meno possibile la linea temporale, sarebbe meglio se non vi faceste vedere. Senza contare che rischiereste di coinvolgerla nel combattimento. – L’umano fece una pausa, incerto se rivelare altri dettagli cruciali. Poi prese la sua decisione: - La Ishmael, d’altro canto, dispone di un sistema d’occultamento in grado di farla passare inosservata da entrambe le navi. In questo modo possiamo far saltare la nave di Nero prima ancora che si rendano conto di quel che sta succedendo.
- Stando così le cose – ammise Data, - la migliore linea di condotta è che voi conduciate l’operazione come stabilito. Noi vi forniremo supporto logistico e ci terremo a distanza. Interverremo solo in caso di necessità. Fra quanto sarete in grado di partire?
- Ci muoveremo tra due ore, appena riparati i danni principali.
- Vi occorrono uomini e mezzi? – si informò il capitano dell’Enterprise.
- No. Al momento possiamo contare sulle nostre sole risorse.
- Allora direi che possiamo tornare a bordo delle nostre navi. Tra un’ora faremo il punto della situazione, ma non esiti a contattarci per qualsiasi esigenza. – Data si era già alzato quando l’altro capitano lo richiamò: - C’è ancora una cosa che vorrei domandarle, signore – il tono dell’umano si era rifatto tagliente, - è vero quanto affermava Nero? Che il suo mondo è andato distrutto a causa dell’inerzia della Federazione?
Per la prima volta dall’inizio di quella conversazione, Data abbassò brevemente lo sguardo, prima di rispondere: - Il disastro di Romulus è stato il risultato dell’incapacità di entrambe le parti di accantonare le reciproche diffidenze.
Il capitano dell’Enterprise si avviò quindi verso la piattaforma del teletrasporto, quando D’Antona lo fermò di nuovo: - Chiedo scusa, mi toglie ancora una curiosità? A quale specie appartiene? Non ho mai visto altri come lei.
- Infatti è molto improbabile, dal momento che sono un androide. Sa, non siamo in tanti neanche nel mio tempo.
Il terrestre restò senza parole anche mentre Data montava sulla pedana.
- Ah, D’Antona? – la voce dell’androide nascondeva un’impercettibile venatura di divertimento. – Devo avvisarla che la sua pettinatura non è conforme agli standard della Flotta.

@Dr. Soong - Grazie! Vedrai che prima o poi riuscirò anche a finirlo





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Vecchio 24-03-13, 20:15   #44
Hoshi99
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

Ok, come hai chiesto sono passata.
Consigli non posso dartene, visto che la differenza tra la mia scrittura e la tua è abissale.
Io posso solo sognare di scrivere così bene.
Posso solo farti i complimenti, la trama l' A D O R O.
Mi piace perchè stai rimettendo a posto la linea temporale, e io sinceramente preferisco quella prima dell'intervento di Abrams.
I personaggi sono descritti molto bene, hanno tutti una loro personalità.

Continua a scrivere





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Vecchio 30-03-13, 00:48   #45
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

12.
Giunto davanti all’alloggio di Keltrin, D’Antona si fermò perplesso: nonostante le paratie insonorizzate, sentiva filtrare nel corridoio i bassi di una musica riprodotta ad altissimo volume. Suonò il campanello, senza ottenere alcuna risposta. Attese qualche istante, riprovò, dopo qualche istante le porte scorrevoli si aprirono e il capitano fu investito dall’espressione accigliata del primo ufficiale e da un muro di suoni, all’interno del quale poté distinguere un motivo solenne come una marcia e una voce potente che intonava, in un inglese arcaico: Another hero, another mindless crime. Behind the curtain, in the pantomime. Hold the line, does anybody want to take anymore… D’Antona vagò alcuni secondi con la memoria, prima di riuscire a collegare la voce a un umano della seconda metà del XX° secolo: Farroukh Bulsara, nome d’arte…
- Freddie Mercury – lo informò Keltrin, interrompendo la registrazione, – uno dei massimi cantanti della storia di questo quadrante. – la donna si parò dinanzi a lui a braccia conserte. - Le serve qualcosa, signore?
- Sì, comandante, volevo informarla che tra un’ora riferirò agli ufficiali superiori circa il mio colloquio con il capitano Data.
- Sì, ci sarò. E ora può anche andarsene.
- Per la verità, Keltrin, avrei anche bisogno di un suo parere…
- Capitano – lo interruppe lei, la rabbia a stento trattenuta, - forse non sono stata chiara. Io non parlo con lei al di fuori del mio orario di servizio.
- Comandante, francamente questa mi sembra una reazione molto infantile – ribatté l’umano, piccato. – Le assicuro che non era mia intenzione ostacolare la sua promozione, e comunque non mi interessa mantenere il comando di questa nave oltre il termine della missione.
La Trill scosse gravemente la testa: - Temo che lei sia fuori strada. E questo non fa che confermare la mia opinione. Ovvero che l’equipaggio è in balia di un capitano che fa di tutto per evitare le proprie responsabilità, che non riflette sulle proprie decisioni e del quale non ci si può fidare.
- Keltrin, cosa vorrebbe insinuare?
- Come le è saltato in mente di lasciare a un giovane ufficiale scientifico al suo primo incarico una scelta cruciale per le sorti della nave? Se lei non è capace di prendere delle decisioni, lo lasci fare a chi è in grado. – D’Antona rimase a denti stretti, ma non rispose. – E, soprattutto, perché tiene nascosta la sua reale identità? – rincarò la donna. – Che cosa diavolo è, lei?
- Come si permette…
- Non cerchi di prendermi per i fondelli – lo incalzò Keltrin, - poche specie sono in grado di sconfiggere un vulcaniano in un corpo a corpo. E i terrestri non sono tra quelle.
Incerto se voltarsi e lasciare alle sue spalle tutte le accuse, il capitano realizzò all’improvviso che se lo avesse fatto avrebbe smarrito completamente la stima di se stesso. Abbassò gli occhi: - D’accordo – disse. – Chi o che cosa io sia, in realtà, rimane un mistero anche per me. Le mie origini, da quel che sono riuscito a ricostruire, risalgono alla metà del secolo scorso, prima che venisse costituita la Federazione: in quel periodo, con l’intensificarsi dei contatti interspecie, i matrimoni misti stavano diventando sempre più frequenti e con questi, grazie ai progressi della medicina e dell’ingegneria genetica, le nascite di bambini ibridi – D’Antona deglutì. Ogni parola di quel racconto che aveva fatto non più di due o tre volte in vita sua gli costava grande sforzo. – Ma capitava spesso che questi bambini venissero rapiti: chi per motivi religiosi, chi da fanatici della segregazione razziale e si dice anche da non meglio precisati gruppi dediti ad esperimenti sull’ibridazione. Ora, pare che il mio bisnonno sia stato concepito, non so a quale scopo, nell’ambito di uno di questi esperimenti. Delle circostanze della mia nascita, invece, so poco o nulla, salvo che sono nato schiavo su uno dei mondi di Orione, dove sono rimasto fino ai vent’anni, prima di riuscire a fuggire e a chiedere asilo alla Federazione. Da quel momento in poi, iniziai a girovagare per la galassia cercando di ricostruire il mio passato e di ritrovare qualche mio consanguineo. Ma ben presto mi resi conto che era un’impresa disperata: di base, il mio genoma è umano, ma sono presenti estese porzioni di DNA vulcaniano, klingon, orioniano… perfino nausicaano… - il capitano fece una smorfia, scuotendo la testa. – E per far sì che tutti questi geni potessero lavorare insieme, i miei cromosomi sono stati manipolati a tal punto da rendere impossibile la ricostruzione di un albero genealogico. Così rinunciai e decisi di stabilirmi sulla Terra, dove mi sottoposi a un intervento chirurgico per rendere le mie fattezze più umane. In seguito, mi iscrissi all’accademia della Flotta Stellare.
L’espressione della Trill si era addolcita di qualche decimo: - Capisco a grandi linee cosa le passa per la testa, figliolo – concesse, - ma non mi spiego perché mai si debba nascondere. La nostra civiltà ha realizzato un altissimo grado di tolleranza e multiculturalismo…
- La nostra civiltà si auto compiace per le sue conquiste scientifiche – ribatté D’Antona, - ed ha la pretesa di poter conoscere e comprendere tutto. Ma la verità è che, quando si incontra qualcosa o qualcuno irrimediabilmente fuori dagli schemi, la prima reazione, oggi come secoli fa, è la paura. Paura che mi sono sempre sentito scivolare sulla pelle, su qualsiasi mondo mi trovassi, tutte le volte che qualcuno mi guardava quando avevo il mio vero aspetto.
- Io non la penso così – affermò il primo ufficiale. – Credo che si stia costruendo questo alibi perché lei crede che la sua vera vita le sia stata sottratta e la sta cercando là fuori, invece di iniziare a costruirsene una. Noi stessi siamo le nostre migliori risorse e, anche quando abbiamo perso tutto, in realtà non abbiamo perso niente. – Inaspettatamente, la donna strizzò l’occhio al capitano. – Per conto mio, le sue questioni personali rimangono tra noi. Ad ogni modo, come suo primo ufficiale, mi sento in dovere di dirle che l’equipaggio di una nave ha più paura di un capitano debole, che di un fenomeno da baraccone come lei.
D’Antona sospirò rumorosamente: - Ne terrò conto comandante – per poi aggiungere un faticoso – Grazie.
- In ogni caso – riprese Keltrin, - qual era la faccenda che aveva bisogno di discutere?
- E’ a proposito del nostro colloquio con la dottoressa T’Der…
- Lasci perdere, glielo leggo in faccia – lo interruppe lei. – Le sta venendo il dubbio che la vulcaniana abbia ragione?
La schiettezza della Trill lo prese ancora una volta in contropiede: - L’idea mi ha sfiorato – disse semplicemente, - ma qual è la sua opinione in merito? Pensa che stia diventando matto?
Keltrin ci pensò su un momento, poi rispose: - Preferisco esprimere un giudizio più articolato in riunione. Posso solo dirle che, questa volta, non invidio affatto il suo ruolo e la responsabilità che le toccherà prendersi.

@Hoshi: Ti ringrazio davvero per la tua opinione, ma se hai suggerimenti sarei invece ben lieto se me li portassi. Ho sempre amato scrivere, ma non mi reputo assolutamente un professionista e l'unico consiglio che mi sento di darti è di metterci passione, esercitarti e fare esperienza: sono queste le forze motrici della scrittura (e non solo), e ti faranno raggiungere qualunque traguardo tu voglia raggiungere





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Vecchio 30-03-13, 18:31   #46
Hoshi99
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Bellissimo capitolo.
Finalmente sappiamo qualcosa in più sul nostro capitano.
Hai avuto una fantastica idea, non me lo sarei mai immaginato che il capitano fosse un ibrido, di così tante specie.
Keltrin mi è sembrata molto scorbutica e riservata, una personalità molto marcata.
Sono davvero contenta di aver scoperta questa storia





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Vecchio 01-04-13, 01:12   #47
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13.
Il capitano varcò a grandi passi le porte della sala tattica, solo per venire accolto dalla fragorosa risata del suo comandante in seconda. Gli ufficiali più bassi in grado guardarono altrove o portarono le mani alla bocca per coprire un sorriso. D’Antona cercò di darsi un contegno con un sogghigno sprezzante: - Qualche osservazione, Keltrin?
- Signore, quei baffetti sono passati di moda tre secoli fa e la invecchiano tremendamente – ridacchiò la donna, - ma mi attengo alla volontà del capitano.
L’umano incassò il colpo, passandosi distrattamente la mano sui capelli sale e pepe, ora tagliati molto corti: la barba che gli incorniciava il viso era stata completamente rasata, lasciando solo un paio di baffi sottili. I suoi colleghi si ricomposero, aspettando che lui prendesse la parola.
- Signori – iniziò il capitano, circospetto, - vi ho convocati qui per un motivo diverso da quello previsto inizialmente, vale a dire per riconsiderare la nostra missione alla luce di alcune problematiche messe in luce dalla dottoressa T’Der…
- Messe in luce?! Con tutto il lavoro che c’è ancora da fare, mi fate venire qua a discutere dei deliri di una vulcaniana squilibrata?
- Mansour, non mi costringa a ricordarle chi comanda, qui – intervenne Keltrin. Poi si rivolse agli altri: - Dopo il colloquio con la dottoressa, il capitano e io abbiamo ritenuto che il suo punto di vista, seppure espresso in maniera discutibile, meritasse di essere preso in considerazione. – La Trill pigiò il tasto del comunicatore: - Fatela entrare.
Nonostante fosse ammanettata e piantonata da due guardie della sicurezza, l’ingresso della vulcaniana fu accompagnato da occhiate torve che, tuttavia, nella mezz’ora successiva, si tramutarono in sguardi confusi e preoccupati.
- Perciò lei crede che la Flotta ci abbia fornito delle informazioni false? – l’espressione di Xabra era sgomenta come avrebbe potuto esserlo se qualcuno le avesse detto che suo padre era un ladro. Nonostante il disagio delle manette e della scorta, il medico ribatteva colpo su colpo alle obiezioni dei colleghi: - Quanto meno informazioni parziali, atte a convincerci a collaborare; specialmente quelle riguardanti le ripercussioni che il nuovo flusso degli eventi avrebbe sui membri di questo equipaggio, ripercussioni che temo siano state considerate un danno collaterale accettabile.
- Adesso non sta invadendo un campo non suo? – osservò il primo ufficiale, - pensa davvero di poter analizzare tutte le implicazioni del caso meglio del comando di flotta?
- Nel suo caso, sì, comandante – ribatté la vulcaniana. – E’ a conoscenza del fatto che l’arrivo della Narada e la corsa agli armamenti che ne è risultata hanno portato a significativi progressi tecnologici, anche in campo medico? E che molti di questi progressi sono attualmente utilizzati per tenere in vita il suo simbionte? - Né la Trill, né altri ufficiali risposero. – Per le stesse ragioni, i protocolli di ammissione di altri popoli sono stati snelliti, consentendo ad Alcor Prime di entrare nella Federazione, proprio mentre era minacciato dalla Coalizione Tzenkheti. Non è forse vero, tenente Xabra?
- Ma la sua stessa cultura ci insegna, dottoressa, che non si devono anteporre le necessità individuali a quelle collettive – obiettarono i Dausus.
- Il senso dei miei esempi – rispose loro T’Der, - è solo che i risultati di una manipolazione del tempo non sono ovvi e semplicistici come ha voluto farci credere l’ammiraglio Snohr. Le nostre azioni adesso potranno forse salvare miliardi di persone, ma è certo che altrettante, se non di più, o non vedranno mai la luce o le loro esistenze verranno radicalmente cambiate, non necessariamente in meglio.
- Ma neanche necessariamente in peggio – puntualizzò Keltrin.
- Chiaramente è così, comandante, ma pensa che spetti a noi o a chiunque altro stabilire quale storia è giusta e quale non lo è?
- E’ quel che ha fatto Nero.
- Cercare di risolvere il problema in questo modo, se mi passa il paragone, è come curare un edema somministrando altri liquidi al paziente.
- Possibile che la Flotta non abbia fatto le stesse considerazioni? – si chiese, a denti stretti, Mansour.
- Probabilmente le ha fatte – ammise la vulcaniana, - ma presumo siano state considerate irrilevanti. Teniamo presente, signori, che la Flotta Stellare si muove dal presupposto che l’alterazione della linea temporale sia un evento dannoso, tanto dannoso da doverlo correggere a prescindere da ogni altra implicazione.
La pausa che seguì convinse D’Antona a non prolungare oltre la discussione: - Premesso che sarò io a prendere la decisione finale e ad assumermene la responsabilità di fronte ai nostri superiori, ci terrei a questo punto a conoscere la vostra opinione in merito.
Gli ufficiali si scambiarono qualche occhiata d’intesa, concludendo tacitamente che fosse Keltrin a farsi portavoce di tutti: - La mia proposta, signore, è quella di sospendere la missione, tornare a Time Zero e chiedere alle autorità competenti di rivedere la questione. Sempre che non ci sbattano prima in galera.
- Tutti d’accordo? – chiese il capitano. Cinque voci assentirono all’unisono.
- Però, capitano, la faccenda non sarà così semplice – fece notare il capo ingegnere. – Non dimentichi che là fuori c’è un’altra nave intenzionata a fermare Nero.
D’Antona annuì, cupo: - Lo so, comandante. Avviserò subito il capitano Data, sperando che presti ascolto alle nostre ragioni.
- Perché, se non dovesse farlo? – chiese, allarmata, Xabra.

@Hoshi: Il piacere è mio





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Hoshi99
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La storia si sta sviluppando bene.
Hanno forse capito che ci sarebbero molti, troppi, sconvolgimenti nel tempo aggiustando la linea temporale.
Io continuo a sperare però che ripareranno l'errore commesso da Nero.
Mi sta simpatica Keltrin, non so mi piace il suo carattere





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