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Vecchio 03-11-06, 02:10   #51
Cpt. Hawk
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Predefinito Re: 3. Model Kits - Kit in resina

• U.S.S. Excelsior NCC 2000 (Classe Excelsior)

Alla nascita (prima commissione nel 2284) la Excelsior, prima nave della sua classe, con registro ancora NX (non NCC) in quanto prototipo fu utilizzata come “laboratorio” per lo studio e per il test di un propulsore a transcurvatura. Studi e test che purtroppo diedero risultati così deludenti da venire archiviati.
La nave, quindi, dopo aver subito alcuni aggiornamenti e l’impianto di sistemi standard, venne registrata in via ufficiale come NCC 2000 e più tardi affidata al comando del neo promosso capitano Hikaru Sulu, storico timoniere dell’Enterprise, che ricoprirà un ruolo chiave durante la “crisi” in vista dei trattati di pace di Khitomer.
La classe Excelsior presenta i tradizionali elementi stilistici della Flotta Stellare, se pur diversi da quelli, più “vecchi”, della classe Constitution. Decisamente più lunga rispetto ad essa (467 metri, contro i 305 della Constitution refit) presenta un design decisamente elegante e slanciato. Questa classe ha di fatto sostituito il ruolo della Constitution come nave “top” della Flotta Stellare e ne sono state costruite in gran numero per ben 60 anni. Qualche anno più tardi la classe Excelsior è stata sottoposta ad un lieve “refit” (di cui non parlerò qui). Navi di classe Excelsior sono ancora largamente diffuse e in servizio ancora nel 2376.


Il kit è composto da 5 pezzi: la sezione a disco (completa con il collo), lo scafo di ingegneria, la “pancia” dello scafo di ingegneria e le due gondole (che incorporano anche i piloni). Istruzioni e foglio di decals (con più nomi utilizzabili) come di consueto. Non vi sono indicazioni sulla presenza o meno di una base per il piedistallo, anche se, per esperienza personale con la Starcraft, credo sia incluso.
Le foto in mio possesso non sono né grandi né ben visibili. Tuttavia, basandomi ancora sull’esperienza con la Starcraft, credo che la qualità del modello, in termini di realizzazione generale e dei dettagli impressi nelle parti, sia di buon livello. Quindi, finalmente, una Excelsior (e successivamente una Enterprise B) senza le imperdonabili lacune e la totale assenza di dettagli soprattutto nella sezione a disco dei modelli targati AMT.
Anche la Excelsior segue la scala di realizzazione di 1:1400, che permette di ottenere un modellino finale di circa 35 cm.

La confezione (fa anche da foto del modello)
Il kit aperto
La “vera” Excelsior





«Perché ci sono Klingon che in merito a un trattato di pace la pensano come lei e l’ammiraglio Cartright, ma ci penserebbero due volte prima di attaccare l’Enterprise con lei al comando...» (STVI: The Undiscovered Country)
«And make sure history never forget the name... Enterprise» (J.L. Picard - Yesterday’s Enterprise)
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Vecchio 17-11-06, 00:34   #52
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Predefinito Re: 3. Model Kits - Kit in resina

• U.S.S. Enterprise NCC 1701-B (Classe Excelsior refit)

Alcuni anni dopo la sua entrata in servizio, la classe Excelsior venne sottoposta ad un leggero refit. Le differenze più evidenti sono rappresentate dai due grandi motori ad impulso integrati nella sezione a disco (ma ai lati della parte “centrale” allineata al collo della nave, dove erano posizionati prima); un ampliamento dello scafo di ingegneria, nella sezione più “ventrale”; un disco del deflettore di dimensioni minori e delle gondole di diverso design (principalmente la parte anteriore con diversi collettori Bussard e la parte posteriore). Non è certo, quindi, il refit “pesante” che interessò la vecchia classe Constitution. Proprio una nave di classe Excelsior-refit, gioiello della Flotta al suo tempo, venne scelta per sostituire l’ormai anziana – ma pur sempre gloriosa – ammiraglia della Flotta, l’Enterprise - A. Al viaggio inaugurale della nuova Enterprise B sono legati importanti ma tristi avvenimenti (Star Trek: Generations).
Il refit che ha interessato questa classe ha portato anche ad un lievissimo incremento della lunghezza totale della nave: 2 metri (469 contro 467), da ricercarsi probabilmente nelle “pinne” che alloggiano i propulsori di manovra posizionati in coda delle nuove gondole.
Una curiosità. Stando ai dati “ufficiali”, nonostante il largo impiego della classe Excelsior anche in epoche recenti, si è a conoscenza di soli due vascelli “refit”: l’Enterprise B e la U.S.S. Lakota NCC 42768 (che, al comando del capitano Erika Benteen ha ingaggiato combattimento contro la Defiant al comando del Comandante Worf in un delicato momento di crisi della Flotta Stellare nell’ambito della guerra con il Dominio).


Il kit dell’Enteprise B è costituito da 6 pezzi più il piedistallo:
- la sezione a disco completa (con il collo)
- lo scafo di ingegneria
- le due gondole con annessi piloni
- la “cupola” che chiude la connessione delle gondole allo scafo
- e, cosa curiosa, la parte ventrale dello scafo di ingegneria.
Questa “stranezza” ha però un suo innegabile vantaggio. Permette di lasciare aperto l’hangar navette del vascello, che nelle classi Excelsior è situato proprio nella pancia della nave. In questo modo si ha la possibilità di dipingerlo degnamente prima di chiudere in modo definitivo lo scafo (i kit Excelsior ed Enterprise B della AMT proponevano due soluzioni diverse, ma entrambi avevano il “pezzo” dell’hangar a parte, da poter dipingere ed incollare all’interno).
Le solite istruzioni e il foglio di decals (che permette di battezzare la nave anche come “Lakota”) completano la dotazione di questo kit.
Di nuovo... grazie alla Starcraft. La qualità dei dettagli è decisamente soddisfacente. Per alcuni modelli addirittura... “emozionante”. Di sicuro, come già detto per la Excelsior, è nettamente migliore di quella della AMT, la cui Enterprise B ha intere porzioni di scafo lasciate IMPERDONABILMENTE lisce!!
Anche l’Enterprise B segue la scala di realizzazione di 1:1400, che permette di ottenere un modellino finale di circa 35 cm.

La confezione
Il kit aperto
La sezione a disco. Altri dettagli:
- foto 1
- foto 2
- foto 3 (soprattutto qui chi conosce i modelli AMT può apprezzare i dettagli).
Lo scafo di ingegneria (da notare l’assenza della parte ventrale). Altri dettagli:
- foto 1
- particolare dell’hangar navette (un “pezzo” che non è mai stato chiaro a dire il vero...)
- la parte posteriore
- la parte posteriore ventrale, con in vista i due lanciasiluri.
Le gondole
La parte ventrale dello scafo e il “cupolone” che copre la connessione dei piloni delle gondole.
I decals
• Come foto del modello ultimato, devo ri-utilizzare l’immagine della confezione

La “vera” Enterprise B in uscita dal bacino spaziale
La U.S.S. Lakota
Chicca. Lakota vs Defiant.





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Vecchio 07-12-06, 02:24   #53
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Predefinito Re: 3. Model Kits - Kit in resina

Future U.S.S. Enterprise NCC 1701-D (D2) (Classe Galaxy) - Conversion kit

Stando all’episodio “Ieri, oggi, domani – All good things” (ultimo episodio di TNG), la classe Galaxy ha beneficiato nel corso degli anni di un “pesante” aggiornamento. Più che un “refit” potremmo dire che è stata pesantemente armata. L’Enterprise “D2” in questione fa una unica apparizione nell’episodio sopra citato e pare, quindi, essere parte di un futuro alternativo (anno 2385). La lunghezza della nave rimane di 642 metri, così come invariato dovrebbe rimanere, in teoria, il numero dei ponti (42). Le differenze, sia di dotazione che di design, stanno nell’aggiunta di una terza gondola di curvatura, di un vistoso e potente cannone phaser, armamenti supplementari e la dotazione di un dispositivo di occultamento. Pare che anche il motore a curvatura, in questo ipotetico futuro alternativo, abbia beneficiato di anni di ricerche e migliorie: la nave ora raggiunge una velocità di curvatura massima di fattore 13. Questo potrebbe indicare che in un remoto futuro la scala di curvatura sia stata “ricalibrata” in seguito a nuovi risultati raggiunti dal corpo ingegneristico della Flotta Stellare. Oppure, potrebbe essere semplicemente tutto frutto della “giocosa” fantasia di Q, atta a far capire al Capitano Picard, suo “campione di uomo” preferito, quale è e sarà – in un discorso memorabile – la vera esplorazione che attende l’uomo.

Il kit in questione è in realtà, come si evince dal titolo, un “Conversion kit”. Questo significa che acquistandolo si hanno SOLO i pezzi per modificare una U.S.S. Enterprise D in kit della AMT nell’Enterprise del futuro alternativo.
Il kit è costituito da ben 16 pezzi:
- i due cannoni phaser da applicare ai lati del “blocco” della plancia
- il gruppo lanciasiluri da posizionare posteriormente al “blocco” della plancia
- il nuovo “collo” posteriore comprendente i due nuovi propulsori ad impulso
- il pilone di supporto per la terza gondola (che si raccorda con il nuovo collo)
- la terza gondola (costituita da 5 pezzi: parte superiore, parte inferiore, le due griglie del campo di curvatura, trasparenti, e la cupolina del collettore Bussard, trasparente anch’essa)
- le due “strutture” supplementari da applicare sopra le gondole già esistenti
- le due “appendici” da applicare ai piloni delle gondole già esistenti
- il cannone phaser
- il raccordo del cannone phaser con il collo della nave.

I pezzi aggiuntivi sembrano realizzati con cura e buon dettaglio. A differenza di altri conversion kit (alcuni dei quali già visti in questa sezione), questo “kit” può essere applicato ad una Enterprise D AMT già realizzata. Ad esempio, il conversion kit per ottenere una “Saratoga” di classe Miranda, prevede di avere il kit Reliant della AMT ma, per la tipologia dei pezzi nuovi, richiede che il kit AMT non sia costruito.
In questo caso, invece, basta applicare i nuovi elementi al modello già ultimato (ovviamente previa la colorazione dei pezzi!).
Il kit comprende inoltre alcuni decals (giusto per la terza gondola) e un foglio di istruzioni. Non contiene piedistallo alcuno (già presente grazie al kit d’origine).

La confezione
Il kit aperto
• Componenti della terza gondola più i due “rivestimenti” superiori per le gondole originali
In senso orario: il pilone della terza gondola; le due “appendici” per i piloni delle gondole originali; il nuovo “collo” di raccordo posteriore, con in vista i due motori ad impulso addizionali.
In senso orario: i due cannoni ai lati del blocco plancia; il gruppo lanciasiluri posteriore alla plancia; il raccordo tra collo e cannone phaser.
Il cannone phaser
• Per maggior chiarezza, ecco i nuovi pezzi aggiunti ad una Enterprise D AMT ultimata:
- vista dorsale (manca però la terza gondola)
- vista ventrale (è evidente che il decal “NCC-1701-D” già esistente qui viene coperto. Nella versione “vera”, infatti, si ha “NCC” da un lato e “1701-D” dall’altro lato del cannone. Si può ovviare a questo rimuovendo con cura il vecchio decal e applicarne uno nuovo; se ne possono trovare presso appositi siti).
Modello ultimato (dalla confezione). Si noti la grande somiglianza della parte con i due nuovi propulsori ad impulso con la medesima parte nelle navi di classe Excelsior.
• La “vera” Enterprise D2: dorsale posteriore; «Cannone: fuoco!»
• Plus: il modellone utilizzato per le riprese.





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Vecchio 04-02-07, 18:47   #54
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Predefinito Re: 3. Model Kits - Kit in resina

• U.S.S. Reliant NCC 1864 (Classe Miranda)

Apparentemente la classe Miranda pare essere una classe sviluppata parallelamente all’intervento di refit che ha interessato la classe Constitution, a giudicare dal numero di elementi comuni tra le due classi in questione. Identiche sono infatti le gondole, che sulla classe Miranda sono però montate direttamente sotto la sezione a disco, molto simile a quella della classe Constitution ma che però, posteriormente, si allunga (perdendo la linea circolare) per incorporare ulteriori gruppi sensori e due hangar navette (che chiudono la coda della nave). Esistono oltretutto tre diverse configurazioni, se così possiamo definirle, di navi di questa classe. La prima, l’originale, presenta una sorta di “roll-bar” sulla parte dorsale che incorpora i gruppi phaser e i lanciasiluri fotonici. La seconda versione è priva di rollbar e utilizzata spesso come semplice nave da trasporto. Infine, la terza “versione”, sempre priva di roll-bar, presenta due grandi cannoni phaser posizionati sui due lati della sezione a disco (come, ad esempio, la U.S.S. Saratoga su cui prestava servizio Benjamin Sisko e andata distrutta nella battaglia di Wolf 359).
Una curiosità: di navi di classe Miranda con il nome di “Saratoga” ve ne sono due nella storia di Star Trek. La prima, con NCC 1867, è apparsa in “STIV: Rotta verso la Terra”; è la nave (al comando del primo capitano donna che vediamo in ST) che incrocia la sonda delle balene e che rimane senza energia e alla deriva. È ancora del primo tipo, quindi con il rollbar. Il suo NCC la pone infatti subito dopo la Reliant, che è NCC 1864. La seconda, con NCC 31911, è appunto la sopracitata nave su cui Sisko prestava servizio come primo ufficiale.

Le navi di classe Miranda raggiungo una lunghezza di 243 metri e, a seconda della loro designazione, possono accogliere equipaggi di 200 persone (come nel caso della Reliant) o addirittura di soli 34 (come nel caso della U.S.S. Brattain NCC 21166).
Nonostante la “veneranda” età di questa classe, non poche navi sono ancora in servizio, migliorate ovviamente, anche se una parte di esse sono state convertite in navi da trasporto. Ne vediamo infatti più d’una a “rimpolpare” la flotta combinata di Flotta Stellare / Impero Klingon nel corso degli scontri contro il Dominio in DS9. Considerando l’età e i sicuri miglioramenti apportati alla classe Miranda proprio negli anni di DS9 (e grazie alla cgi), è possibile notare come le gondole delle classi Miranda coinvolte in flotta contro il Dominio, se pur uguali a quelle che conosciamo, siano state “illuminate” come le gondole più attuali: griglie blu luminose e collettori bussard rossi. È anche possibile notare della classi Miranda ulteriormente modificate con 4 motori ad impulso, al posto dei consueti due (sebbene non esistano dati “ufficiali” in merito).
Ulteriore curiosità. Esiste una classe di navi estremamente simile alla Miranda, probabilmente uno sviluppo della medesima classe. Si tratta della classe Soyuz, di cui si conosce solo la U.S.S. Bozeman NCC 1941 (TNG: Circolo chiuso). L’unica considerevole differenza tra le due classi è il prolungamento dello scafo posteriore (fino quasi al termine delle gondole) e l’aggiunta di apparati sensoriali esterni allo scafo. La domanda è: per quale motivo questa classe è stata abbandonata alla fine del 23° secolo, mentre la classe Miranda continua tutt’ora a viaggiare tra le stelle?

La classe Miranda, nelle “vesti” della famosissima U.S.S. Reliant riprodotta in questo kit, fa la sua prima apparizione nel 2285 e, “rapita” da Khan, è protagonista della storica battaglia contro l’Enterprise dell’Ammiraglio Kirk (STII: l’ira di Khan).

Esiste una questione irrisolta anche nei confronti della classe Miranda. Date le numerose similitudini con la classe Constitution refit, i soliti fan e studiosi vari si sono chiesti quali delle due navi sia nata per prima. Ovvero: la classe Constitution è stata sottoposta a refit (prendiamo a campione le date dell’Enterprise) nel 2269 ed è uscita dai cantieri navali due anni dopo, nel 2271.
Ci si chiede se la anche la classe Miranda, in questo caso la Reliant, sia un “refit” di una precedente classe Miranda, oppure se sia una classe di navi completamete nuova. Certo, sono solo “speculazioni” e curiosità varie che circondano il mondo di Star Trek ma, si sa, noi fan siamo sempre pignoli . Giusto per curiosità e per il consueto amore per ST, alcuni di loro hanno ipotizzato una classe Miranda in stile TOS: foto 1 e foto 2.



Ma veniamo al kit!
Il kit è composto da 4 semplici pezzi: lo scafo intero, le due gondole e il roll-bar dorsale.
Su diversi siti di vendita ho trovato alcune incongruenze. Alcuni siti riportano “6 pezzi”, altri “6 pezzi + display base”. Ma, all’esame delle foto riportate in ogni sito, i pezzi del kit sono sempre i 4 descritti sopra... A chi dare ragione? Comprate questo kit, cari miei, e comunicatemi quanti pezzi troverete all’interno!!
Conoscendo la Starcraft grazie ad altri kit, non ho dubbi sulla qualità dei dettagli riportati sulle parti del kit. Alcuni modellisti considerano la qualità di questo kit superiore a quella dell’unico altro kit – in plastica – in circolazione: quello della AMT. Una cosa è certa: l’assemblaggio è decisamente più semplice e veloce.
Il kit è accompagnato dal consueto foglio di istruzioni e di decals.
Esistono in parallelo due diversi set di decals realizzati dalla JT Graphics appositamente per questo kit. Essi permettono di battezzare la nave scegliendo tra diversi nomi: Saratoga (STIV), Majestic, Lantree, Brattain. I set della JT Graphics (azienda specializzata e molto nota in questo campo), prevedono oltretutto i decals per le griglie delle gondole, per i motori ad impulso e per molti altri dettagli della nave che, normalmente, dovrebbero essere dipinti personalmente e direttamente sul modello.
Realizzata in scala 1.1400, la Reliant di questo kit, a dire il vero piccolina, raggiunge la lunghezza di 17,5-18 cm.

La confezione
Il kit aperto 1
Il kit aperto 2
Il kit aperto con il foglio di decals
• La “vera” Reliant in alcuni “scatti” presi da STII: foto 1; foto 2; foto 3; foto 4 (danneggiata dall’Enterprise).





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Vecchio 04-02-07, 21:04   #55
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• U.S.S. Grissom NCC 638 (Classe Oberth) e Corvette

La classe Oberth è caratterizzata da un design un po’ atipico rispetto ai consueti canoni della Flotta Stellare, nonostante mantenga i soliti elementi: una sezione a disco (anche se qui è installata su uno scafo “rettangolare”), due gondole, piloni e uno scafo secondario. Le gondole si trovano direttamente ai lati dello scafo primario e i piloni che da esse partono collegano lo scafo superiore allo scafo inferiore. Non vi è, in pratica, nessun “collo” o elemento di connessione tra i due scafi (questo è uno dei tanti elementi che hanno acceso dibattiti su questo design).

La classe Oberth è un vascello scientifico comunemente usato sia dalla Flotta Stellare sia da altre istituzioni della Federazione. Infatti non è insolito incontrare vascelli di questa classe privi della consueta designazione NCC della Flotta, come ad esempio la SS Vico, che ha sigla NAR 18834.
I vascelli di classe Oberth sono piuttosto piccoli, la loro lunghezza arriva a 150 metri e ospitano 80 membri di equipaggio.
La prima apparizione di questa classe di vascelli avviene in “STIII: alla ricerca di Spock”. La nave in questione è la U.S.S. Grissom NCC 638 (oggetto di questo kit) al comando del capitano Esteban, con il compito di monitorare lo sviluppo del pianeta Genesis. A quanto appare dal film e dalla tipologia di vascello (scientifico / da ricerca), la classe Oberth sembrerebbe priva di armamenti o comunque dotata di armamenti e scudi quantomeno miseri: un solo siluro sparato dallo sparviero klingon ne provoca la distruzione.
Anche la classe Oberth pare essere un modello di grande successo, tanto da continuare ad essere prodotta e aggiornata per almeno 80 anni. Ne troviamo più d’una anche nel corso di TNG e persino in DS9 (anche nella battaglia di Wolf 359).

La classe Oberth è uno degli storici “rompicapi” dei trekker pignoli. I dibattiti sulle sue reali dimensioni non sono mai terminati e fanno impallidire persino i dibattiti relativi alle dimensioni dello Sparviero klingon e della Defiant. Generalmente essa viene indicata come lunga 120 metri (quindi nemmeno i 150 che ho indicato io) e con soli due ponti nella sezione a disco (la sezione inferiore dovrebbe addirittura essere inabitata). Vi sono davvero moltissime incongruenze ed errori commessi nei vari anni di ST. I vari designer e scenografi degli interni hanno pasticciato a più non posso. Anche sullo schermo la classe Oberth appare a volte minuscola e altre volte grande al cospetto della stessa nave (ad esempio una classe Galaxy)... Vabbè. Sicuramente non è una nave pensata per reggere alla perizia dei fan (già reggono a fatica navi più utilizzate e famose, come la Defiant)... Chiudiamo un occhio anche noi!



Ci troviamo di fronte al primo kit “doppio”. Al suo interno infatti troviamo due navi, la famosa Grissom e la U.S.S. Asmodeus NCC 200, una “corvette” (niente a che vedere con la leggendaria Chevrolet), di design molto simile. Non vi sono dati ufficiali su questa “corvette”; si sa solo che è un vascello “leggero”, probabilmente pensato con impieghi di scorta per l’indifesa classe Oberth. Di fatti, questo vascello addizionale, al posto dello scafo inferiore ha una unità lanciasiluri, simile a quella che troviamo al centro del roll-bar della classe Miranda. Per il resto, le dimensioni di sezione a disco e di piloni, sono le medesime della classe Oberth.
In conclusione, questo “corvette” dovrebbe essere unicamente uno dei tanti vascelli realizzati da appassionati (che non ho elencato perché non ufficiali). L’unica stranezza è il fatto che viene messo in vendita unito ad un vascello ufficiale, come la Grissom.

Il kit è costituito in totale da 7 pezzi.
U.S.S. Grissom: scafo principale (sezione a disco con scafo e gondole), i due piloni e lo scafo secondario.
U.S.S. Asmodeus: scafo principale (sezione a disco con scafo e gondole) e i piloni con gruppo lanciasiluri.
Gli altri due pezzi sono le “basi” per esporli (ovviamente sempre prive di qualsiasi staffa).
All’interno troviamo le consuete istruzioni e il foglio di decals.
Come per la maggior parte dei kit in resina l’assemblaggio è alquanto sbrigativo, essendo costituiti da pochissimi pezzi.
Date le piccole dimensioni dei modelli (la scala di 1/1400 porta la Grissom assemblata a raggiungere una lunghezza di circa 10 cm, mentre la Asmodeus si ferma a 6 cm) non ha permesso la realizzazione di dettagli (come le finestre) sullo scafo. Questi ed altri dettagli sono tuttavia rappresentati ottimamente dai decals.

La confezione e kit aperto
Le navi ultimate
Le istruzioni
Il foglio di decals
• La “vera” Grissom: foto 1 e foto 2.





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• U.S.S. Pasteur NCC 58925 (Classe Olympic)

La classe Olympic ha come elemento caratteristico l’assenza di una consueta sezione a disco, sostituita da una sezione sferica, collegata senza un vero e proprio collo alla sezione ingegneria, dalla cui parte dorsale si sviluppano i piloni delle gondole. Dato il caratteristico design della sezione di comando, la classe Olympic sembrerebbe derivare dalla ben più “antica” classe Daedalus con cui, tuttavia, non ha assolutamente nulla in comune. Secondo i dati in possesso, pare che le navi di classe Olympic, la cui lunghezza raggiunge i 320 metri, siano adibite ad uso “medico/ospedale”; per questo motivo portano impresse sullo scafo, oltre ai consueti NCC e simboli della Federazione, anche grandi riproduzioni del caduceo medico, sulla sezione sferica, e anche sulle gondole, in modo da essere universalmente riconosciute come navi “pacifiche”. Ulteriore presenza del caduceo come simbolo di riconoscimento lo si ha in plancia, ripetuto per tre volte nella struttura che circonda la poltrona del capitano. Questa è una utile “attenzione” nei casi di comunicazione tra navi. Le navi di classe Olympic, ancora, in virtù della loro designazione, sono dotate di scudi di modesta resistenza e di armamenti decisamente insufficienti a reggere uno scontro in piena regola. Nonostante questa descrizione, la classe Olympic potrebbe anche non esistere, in quanto ne siamo a conoscenza unicamente tramite una sua apparizione in un futuro alternativo.
La U.S.S. Pasteur, soggetto di questo kit, è l’unica nave di classe Olympic che si sia mai vista. Appare in un futuro alternativo al comando del capitano Beverly Picard [“Ieri, oggi, domani – All good things” (ultimo episodio di TNG)].


Il kit di questa nave è decisamente semplice e costituito da 4 pezzi: gli scafi primari (sezione sferica e ingegneria) più i due piloni con annesse gondole. Si aggiunge a questi la base del piedistallo. Nota “originale” (e a me molto gradita) è proprio la base del piedistallo. Non si tratta del consueto pezzo di resina sagomato a forma di “delta” federale, bensì di un piedistallo che riproduce il caduceo medico. Manca comunque, come sempre, una staffa su cui poggiare la nave.
Completano il kit il consueto foglio di istruzioni (anche se decisamente grossolano) e il foglio di decals, che oltre ai consueti elementi incorpora anche gli “sfoghi” dei motori ad impulso.
Disponibile parallelamente (credo prodotti anche questi dalla JT Graphics) anche un foglio di decals più dettagliato (che sostituisce quello originale), che permette di battezzare la nave come Pasteur o con il nome dell’altra nave di classe Olympic “conosciuta” (non so dove sia mai apparsa però...), la U.S.S. Nobel NCC 71832. Questo ulteriore foglio di decals include, oltre ai motori ad impulso, altri elementi decisamente utili e ben realizzati, come le griglie degli emettitori del teletrasporto e i vari lifeboats.
Una volta ultimata, la Pasteur riprodotta con questo kit raggiunge la lunghezza di circa 20 cm.

La confezione
Il kit aperto
• Dettagli:
- foto 1
- foto 2
- foto 3
- foto 4
- foto 5
- foto 6
- foto 7
La base del piedistallo
Le istruzioni e i decals
I decals supplementari
• Un interessante confronto tra le riproduzioni della U.S.S. Pasteur realizzate dalla Starcraft (il kit in resina appunto), dalla Micromachines, dalla Furuta e dalla Romando: foto.
• La “vera” Pasteur in alcune immagini tratte da “Ieri, oggi, domani”:
- in orbita sulla Terra
- dettaglio
- inseguita da vascelli klingon
- con gli scudi colpiti





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• U.S.S. Equinox NCC 72381 (Classe Nova)

La classe Nova rappresenta una classe di piccoli vascelli a designazione scientifica. La lunghezza di questi vascelli si attesta infatti a circa 180 metri, 8 ponti e un equipaggio di 80 unità. Il primo incontro con questa classe lo si ha grazie alla U.S.S. Equinox, oggetto di questo kit, protagonista dell’omonimo doppio episodio in VOY. Anche questa nave, al comando del Capitano Ransom, fu “catturata” dal Guardiano esattamente come la Voyager e tenta di tornare a casa. Il suo capitano (ed equipaggio), a differenza del Capitano Janeway, ha tuttavia abbandonato una condotta “etica”...
Incontriamo un’altra nave di questa classe nell’episodio conclusivo di VOY: “Endgame”, se pur in una situazione vent’anni avanti nel futuro (difatti si tratta di una classe Nova con un leggero refit). La nave è la U.S.S. Rhode Island NCC 72701 al comando del Capitano Harry Kim.
Curiosità: il design della classe Nova è quasi identico ad uno dei bozzetti preliminari per la Defiant, che fu successivamente abbandonato in favore del design che tutti conosciamo.
Altra curiosità, originariamente era previsto il “pensionamento” della classe Galaxy a favore di una classe di navi ben più grande, denominata “Nova”. Tuttavia il produttore di VOY decise di utilizzare questo nome per il piccolo vascello scientifico ormai noto.



Beh... il kit è quanto di più facile si possa trovare. Facile inteso come quantità di pezzi.
La Equinox riprodotta dalla Starcraft è infatti realizzata in un unico pezzo di resina. La qualità dei dettagli è come sempre più che soddisfacente. All’interno del kit troviamo la consueta base/piedistallo a forma di delta federale, il foglio di istruzioni e i decals.
Anche per la Equinox la JT Graphics propone un foglio di decals molto più dettagliato.
La lunghezza di questa Equinox è di 15 cm.

Che dire? Partendo dal presupposto che io amo le cose in grande, trovo questo kit decisamente poco appetibile. Ovviamente parlo esclusivamente per i miei gusti. Però sono dell’opinione che avere un unico pezzo su cui lavorare possa creare non poche difficoltà in fase di pittura, almeno per i meno esperti. Tanto più che si parla di un modello, a mio avviso, piuttosto piccolo.
Con una lunghezza di 15 cm e tutto il lavoro da fare... reputo sicuramente più conveniente l’acquisto di una Equinox realizzata dalla Furuta che raggiunge una lunghezza di 11 cm. Certo, è più piccola (anche se di soli 4 cm) ma è praticamente “già pronta”, dipinta e con stampati tutti i dettagli (oltre ad essere anche decisamente più economica).
Ripeto: questa è una mia personale opinione. Indubbiamente questo kit – che è anche l’unico a riprodurre la Equinox – è ben realizzato e chi volesse cimentarvisi troverà sicuramente soddisfazione!

La confezione
Il kit aperto
I decals della JT Graphics (acquistabili separatamente)
• Alcune immagini del modello ultimato:
- foto 1
- foto 2
- foto 3
- foto 4
• La “vera” Equinox in alcune immagini tratte dall’omonimo episodio:
- in orbita 1
- in orbita 2
- in orbita inseguita dalla Voyager 1
- in orbita inseguita dalla Voyager 2
- a confronto con la Voyager 1
- a confronto con la Voyager 2
• La Equinox prodotta dalla Furuta: foto 1; foto 2
Chicca: il disegno preliminare della Defiant da cui è nata la classe Nova: foto





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Vecchio 02-03-07, 00:49   #58
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• Classe Akira

Come detto in precendenza, parlando della U.S.S. Budapest di classe Norway, dobbiamo ringraziare “First Contact” per il suo apporto di svariati nuovi vascelli, tra cui la classe Akira. Delle nuove navi apparse sul grande schermo, la classe Akira è evidentemente quella che ha “rapito” maggiormente il mondo trek, affascinando e scaldando gli animi, tanto che, nonostante esista solo in versione cgi, è l’unica nave ad essere apparsa in modo sufficientemente chiaro anche in altre serie (la vediamo spesso coinvolta nella guerra contro il Dominio in DS9 e qualche volta pure in VOY), oltre ad essere stata presa come modello per la realizzazione dell’Enterprise “NX” della serie ENT (cosa che, nonostante io ami da sempre la classe Akira, trovo piuttosto disdicevole). Ulteriore prova di questo apprezzamento è il fatto che il kit in resina della Akira è uno dei maggiori successi della Starcraft, tanto da essere spesso “sold out”.
Ma veniamo alla nave.
La classe Akira, commissionata nel 2365, è una classe di vascelli relativamente grandi, equipaggiati con un pesante armamento. Il suo design è piuttosto originale (consideriamo SEMPRE che è ben più vecchio dell’Enterprise NX): una sezione a disco dalla cui parte dorsale si sviluppano ben due scafi secondari, a mo’ di catamarano. A poppa, essi servono da supporto per i piloni delle gondole (che sono orientate verso il basso). Tra i due scafi secondari è invece installato un modulo di armamenti (lanciasiluri), che potremo considerare come una moderna evoluzione del famoso “rollbar” della classe Miranda.
Non vi è, quindi, uno scafo di ingegneria sotto la sezione a disco; tuttavia quest’ultima nella parte ventrale presenta una sorta di “pancia” che costituisce proprio il “ventre” della nave, nella cui parte anteriore è incassato il caro, consueto deflettore di navigazione, di forma circolare.
La classe Akira disponde di due hangar navette situati a poppa della sezione a disco e di un hangar principale, ben più grande, direttamente a prua, il cui ingresso – nell’adattamento per l’Enterprise NX – si è trasformato in deflettore di navigazione.
Anche la classe Akira non è immune alle “solite” discrepanze: le discussioni sulle sue dimensioni reali e definitive, sono numerose (dopotutto è il prezzo che si paga per la “notorietà”: troppi passaggi con dimensioni diverse vicino a navi più conosciute e con dimensioni certificate, come la classe Sovereign).
Quindi possiamo dire che “all’incirca” la lunghezza di questa classe si aggira sui 440 metri.
La classe Akira è designata come “incrociatore pesante”, ma spesso anche come “carrier”. Dati i problemi relativi alle dimensioni reali, è comunque un dato accertato che i caccia della Federazione (classe Peregrine) che dovrebbe trasportare di fatto NON riuscirebbero a passare attraverso i portelloni dei suoi hangar!
Sempre stando ai dati forniti dal suo disegnatore, la classe Akira dovrebbe essere dotata di ben 15 lanciasiluri (all’epoca nessuna nave arrivava a tanto, e nemmeno, se non sbaglio, l’attuale Enterprise E dopo l’aggiornamento tattico visto in “Nemesis”). Sebbene un simile conteggio sembri eccessivo, osservando il modulo armi si notano già lì parecchi tubi lanciasiluri (fino a 7 su un solo lato, almeno).



Il kit è costituito da 8 pezzi:
- la sezione a disco
- il modulo della plancia
- i due scafi secondari (che incorporano i piloni delle gondole)
- le due gondole
- il modulo armamenti
- la base piedistallo nel consueto design (delta federale)

Completano la dotazione del kit il consueto foglio di istruzioni montaggio/colore e il foglio di decals, che permette di battezzare la nave con i due nomi più “conosciuti”:
- U.S.S. Akira (ovviamente la prima nave della sua classe)
- U.S.S. Thunderchild NCC 63549 (la classe Akira protagonista di “First Contact”; la si vede attaccare e, soprattutto, fuggire per un pelo all’esplosione del cubo borg).
Curiosità. I decals forniti nel kit permettono, come detto sopra, di battezzare la nave con i due nomi visti. TUTTAVIA, si ha il problema dell’NCC. I decals forniscono l’NCC esatto per la Thunderchild, ma non forniscono alcun NCC per la Akira! Si ha unicamente, sopra l’NCC della Thunderchild, un “8”, da inserire intuitivamente al posto di un altro numero nell’NCC corretto.
Il fatto è che quell’8 non sta da nessuna parte, ovvero la sua aggiunta non fornisce alcun NCC di classe Akira ufficiale, tanto meno quello dell’Akira stessa.
Per capirci meglio, elenco i nomi e NCC ufficiali delle navi di classe Akira conosciute:
- U.S.S. Akira NCC 62497
- U.S.S. Thunderchild NCC 63549
- U.S.S. Rabin NCC 63293
- U.S.S. Spector NCC 65549
- (nome sconosciuto) NCC 63646
Considerando, poi, che le famose “bandine” a doppia riga rossa che portano al delta federale (in giallo) tipiche di ogni nave federale, portano unicamente l’NCC della Thunderchild, possiamo dire che il decal “U.S.S. Akira” è inutile e fuori posto (a meno che non si decida di ignorare il Registro di Flotta ).
Ad ogni modo il foglio di decals fornito con il kit (io faccio riferimento al mio, perlomeno), è decisamente ricco: vi sono un sacco di escape pods più altri elementi dello scafo.

La qualità e quantità dei dettagli mi pare buona.
Come sempre (non lo dico spesso nei vari topic perché lo do per scontato), i pezzi necessitano di alcuni interventi di “pulizia” e di “aggiustamenti vari”, come la rimozione di sbavatura nello stampaggio ecc... Vi si possono trovare anche dei buchetti qua e là: può dipendere dalla presenza di piccole bollicine d’aria al momento dello stampaggio... Ricordiamo sempre che sono prodotti al limite della industrializzazione, più che altro “artigianali”. E comunque, nemmeno i kit plastici realizzati dalle grandi ditte (AMT, Revell, Polar Lights ecc...) sono esenti da difetti, anzi!!

Certo di avervi stancato a sufficienza fin qui, concludo questa “breve” presentazione dicendo che la Akira di questo kit, una volta ultimata, raggiunge la bella lunghezza di circa 30 cm.


La confezione
Il kit aperto
La sezione a disco (dorsale)
La sezione a disco (ventrale)
Il deflettore di navigazione (particolare)
Gli scafi secondari
Scafo secondario (particolare)
Le gondole
I moduli plancia e armamenti
Le istruzioni
I decals (notare il famoso “8” vagante)
Il kit “insieme” (non assemblato... nella fretta ho pure sbagliato la posizione del modulo armi!! )
• Alcune immagini di una Akira ultimata:
- foto 1
- foto 2
- foto 3

• La “vera” Akira in alcune sue famose apparizioni :
- mentre attacca il cubo borg insieme ad una classe Steamrunner (a sinistra) e all’Enterprise E (di cui si vede, sotto, solo parte di una gondola) (First Contact)
- vista di poppa (First Contact)
- in fuga dall’esplosione del cubo borg (First Contact)
- “in volo” in flotta (DS9)
- attaccata e sconfitta negli scontri con il Dominio (DS9)
- In formazione con due navi di classe Defiant per il recupero della U.S.S. Prometheus (VOY: Message in a bottle)
- In battaglia per il recupero della Prometheus (VOY: Message in a bottle): foto 1; foto 2
- Ai cantieri navali federali (VOY: Relativity)
• La Akira nella sua ufficiale versione cgi

• Qui invece potete vedere una delle analisi fatte sul suo “plagio” una volta presentata l’Enterprise NX: foto





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Vecchio 06-03-07, 23:26   #59
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• U.S.S. Prometheus NX 59650 (Classe Prometheus)

La U.S.S. Prometheus, prima nave della sua classe (costruita nei cantieri di Beta Antares), è il prototipo di un vascello ideato per missioni tattiche nello spazio profondo. Esteticamente presenta uno scafo principale (la sezione “a disco”) con una linea simile alla punta di una freccia, ma il design è dominato dalla presenza di ben 4 gondole, al posto delle consuete due. La presenza delle quattro gondole è motivata dalla particolarità unica di questo vascello: la modalità di “attacco multivettore”, ovvero tre navi in una. In poche parole, la Prometheus, attivando questa modalità di combattimento, si divide in tre singoli vascelli: la sezione Alfa (la sezione a disco vera e propria), la Beta (circa la metà superiore dello scafo di ingegneria) e la Gamma (la metà inferiore del medesimo scafo). Le sezioni Beta e Gamma dispongono di due gondole ciascuna, mentre nella sezione Alfa due piccole gondole si estendono dallo scafo, dorsalmente e ventralmente.
La potenza di fuoco combinata dei tre vascelli (che sono pesantemente armati), unita alla presenza di scudi rigenerativi (unici per l’epoca) e di una armatura ablativa dello scafo, rendono la Prometheus – che raggiunge la lunghezza di 415 metri ed è suddivisa in 15 ponti – un vascello decisamente potente in battaglia.

La Prometheus, in virtù delle sue capacità belliche e innovazioni tecnologiche, nel 2374 è stata soggetto di un attacco ad opera dei Romulani, che, neutralizzato l’equipaggio, la guidano fino al loro territorio. Fortunatamente, con l’aiuto del MOE della Voyager e di quello della nave stessa, e grazie all’intervento di una task force federale, il piano alieno è stato sventato (VOY: “Messagge in a bottle”, 4a stagione).



Ci troviamo di fronte ad un gran bel kit che, data la particolarità della nave “vera”, è costituito da ben 8 pezzi:
- la sezione Alfa
- la sezione Beta (con annessi piloni e gondole)
- la sezione Gamma (con annessi piloni e gondole)
- un “modulo” aggiuntivo da posizionare ventralmente alla sezione Alfa quando separata
- tre piccole gondole per la sezione Alfa: una ventrale (con piloncino) e due per la parte dorsale, senza pilone (quindi con la nave in modalità “completa”) e con piloncino (quando separata)
- la consueta base/piedistallo, a forma di delta federale.
Come sempre, il kit è completato dal foglio di istruzioni per montaggio/colore e da quello dei decals.

Devo dire che questo kit mi ha davvero impressionato positivamente. Certo, anche gli altri per carità, ma in questo mi pare di aver notato dei dettagli... migliori. Forse per il fatto che la nave non è grandissima rispetto ad altre e che le dimensioni del modellino non sono misere... magari è solo un’impressione.
Per la prima volta, a dire il vero, ho trovato parecchio lavoro da fare in termini di “pulizia” dei pezzi. Non tanto per le macchie (alcune) trovate, ma tanto per i “refusi” di resina che non sono stati tagliati dallo stampo. Sono comunque cose di pochissimo conto, che si possono eliminare già con l’uso di un comunissimo “cutter”.
Come problema si può sottolineare la presenza di un non perfetto allineamente o, meglio, di una non perfetta “chiusura” delle varie parti quando unite, in particolar modo tra le sezioni Beta e Gamma, ma si tratta di un peccatuccio veniale .
A ben guardare, il kit risparmia al modellista il lavoro di “assemblaggio”. Presupponendo, infatti, che si vogliano tenere le tre sezioni separabili, l’unico elemento che potrebbe richiedere l’uso della colla è la piccola gondola da inserire nella sua sede in cima alla sezione a disco. Lo dico al condizionale, perché in effetti, volendo esporre i tre vascelli separati (oltre al fatto di doversi inventare dei piedistalli adatti), la piccola gondola dorsale andrebbe sostituita di volta in volta con quella dotata di piloncino.

Concludendo, trovo che la Prometheus della Starcraft (che è anche l’unica a proporla, così come per altre navi), con la sua lunghezza finale di 30 cm, sia davvero un gran bel modellino, un “must” per ogni flotta che si rispetti!

La confezione
Il kit aperto

SEZIONE ALFA:
- vista dorsale (si nota, in cima, l’alloggiamento – vuoto – per la gondola)
- in dettaglio (notevoli i particolari!)
- vista ventrale
- il modulo ventrale per la gondola
- sezione alfa e modulo gondola (ventrale)
- il modulo gondola alloggiato

SEZIONE BETA:
- vista dorsale (notare i “refusi” di resina)
- in dettaglio 1
- in dettaglio 2 (notevoli i propulsori rcs, gli escape pods, gli oblò, il banco phaser...)
- in dettaglio 3 (la parte dorsale)
- in dettaglio 4 (la parte posteriore, con l’hangar navette. Si notano bene i “refusi” e una (tipica) macchia)

SEZIONE GAMMA:
- vista dorsale
- vista ventrale (in pratica, la pancia della nave completa)
- in dettaglio (ventrale, il deflettore di navigazione)
- in dettaglio (ventrale, il deflettore di navigazione 2)

Le sezioni beta e gamma unite
• La Prometheus unita: foto 1; foto 2
Le tre piccole gondole per la sezione Alfa (il kit le prevede inserite dentro una bustina trasparente)
Le istruzioni
I decals
Un kit ultimato

• La “vera” Prometheus:
- in separazione in “Message in a bottle”: foto 1; foto 2
- attaccata dalla task force federale in Message in a bottle
- nella task force che intercetta la Voyager in Endgame
- in una bella immagine cgi





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• Classe Saber

Ancora una volta dobbiamo ringraziare “First Contact” perché, oltre ad essere un ottimo film, ha introdotto un bel po’ di nuovi ed interessanti vascelli, anche molto originali esteticamente come la classe Saber, un vascello di piccole dimensioni ma molto ben armato.
La classe Saber si distingue per il suo design decisamente originale e lontano dai canoni classici adottati dalla Flotta Stellare. La vista laterale evidenzia una linea a cuneo, con un muso persino appuntito ed una alta coda.
Potremmo dire che lo scafo principale, che non è a disco ma presenta lati con linee rette e altri con linee curve, è “inserito” nello scafo secondario, ben più grande, la cui parte dorsale da poppa si estende fino a prua in una stretta e lunga struttura, che incorpora il modulo della plancia. La parte di poppa invece è decisamente più voluminosa. Ventralmente lo scafo secondario non è particolarmente esteso, se non nella parte più a poppa, e incorpora il deflettore di navigazione della nave, in una insolita forma triangolare. Direttamente a prua, lo scafo principale presenta una parte concava che costituisce l’ingresso dei due hangar navette.
Le gondole, invece, di fatto non hanno piloni; non si estendono dalla nave ma sono praticamente attaccate allo scafo principale stesso che, in parte, le incorpora.
La classe Saber “conosciuta” è la U.S.S. Yeager NCC 61947, protagonista della task force a difesa della Terra in “First Contact”. Anche in questo caso (come per le altre nuove navi apparse nel film), esiste solo come modello cgi. Successivamente, la classe Yeager è stata protagonista nella guerra con il Dominio in DS9.
Il fatto che sia un vascello poco in vista, non lo salva da alcune incongruenze o dubbi. Prima fra tutte, la questione relativa alle sue dimensioni. Infatti essa viene accreditata come lunga 172 metri (piccola, appunto) da alcune fonti, ma anche lunga 364 metri secondo altre fonti (e, osservando il modulo della plancia, facendo una proporzione sarebbe più logica questa seconda versione). A chi dare ragione? Altra questione: l’immagine ufficiale fornita nella Star Trek Encyclopedia II fornisce un NCC 81947, nonostante l’immagine cgi ufficiale a sua volta ci dice che l’NCC corretto è, appunto, 61947. Sviste... che danno àdito a varie supposizioni e discussioni accademiche . Poco importa.
Curiosità: il nome della nave, “Yeager”, è un omaggio a Chuck Yeager, l’uomo che nel 1947 (e qui si sprecano le apparizioni del 47, compreso anche nell’NCC della nave...) superò la barriera del suono.



Il kit è composto da pochi pezzi. Di fatto, ne servirebbero solo tre per realizzare la nave. Esso contiene:
- tutta la nave vera e propria (scafo principale e secondario)
- le due gondole
- i due collettori Bussard (realizzati in resina trasparente di colore rosso - ottima idea, ripresa anche per altri kit - e contenuti in una bustina trasparente)
- la base del piedistallo nella ormai abituale forma di delta federale.
Come di consueto, completano la dotazione del kit le istruzioni assemblaggio/colore e il foglio di decals.

Dando un’occhiata al mio kit (come si vedrà nelle foto) sono rimasto un po’... “scoraggiato”. Lo scafo presenta numerose chiazze sporcate di un colore azzurro/bluastro (ok ok, tanto, come sempre, il kit va comunque trattato prima della colorazione. Però...) ma soprattutto – e questa è la prima volta che mi capita – è costellato di minuscoli buchetti, quasi dei puntini. Non sembrano nemmeno i “soliti” buchi dovuti a bolle d’aria durante la produzione del modello. La zona del disco del deflettore è un piccolo disastro: resina non rimossa tra il disco e lo scafo, lo stesso disco presenta dei dettagli incompleti (oltre ai famosi buchetti). Anche le gondole richiedono un bel po’ di pazienza per rimuovere e migliorare la loro condizione.
Nota non del tutto positiva anche per il foglio di decals. In quello in mio possesso vi sono alcuni “graffi” e alcuni decals degli escape pods (che sono davvero numerosi) risultano “mangiati”, rovinati e, potremmo dire, inutilizzabili.
Sia chiaro, comunque, che io parlo del MIO kit. Questo non vuol dire né che siano tutti nelle stesse condizioni, né che non valga la pena acquistarlo, anche se – lo ammetto – tra i molti kit in mio possesso questo si guadagna la posizione più bassa proprio a causa della sua “grezzità”. Ed è strano, dal momento che i prodotti della Starcraft, sin qui, sono stati tra i migliori.
Tuttavia, la quantità dei dettagli è sempre di buon livello e la qualità, seppur a mio avviso inferiore allo standar della Casa, non è poi così male. La nave, anche solo “preassemblata” (posizionando le due gondole, che si fissano quasi ad incastro) dà già soddisfazione. Se vi piace la classe Saber e ne desiderate un modellino, ovviamente ve lo consiglio. Oltretutto, la Starcraft è l’unica ditta a proporne un kit!

Curiosità.
Anche in questo kit il foglio di decals presenta un doppio nome per la nave: U.S.S. Saber e U.S.S. Yeager. Tuttavia, l’NCC ancora una volta è uno solo, idealmente assegnato alla Yeager. Infatti, i decals da applicare alle gondole presentano su due righe U.S.S. Yeager (sopra) e NCC 61947 (sotto). Se si volesse utilizzare il nome U.S.S. Saber bisognerebbe ritagliare il decal originale.
La sempre ottima JT Graphics propone anche per questa nave un foglio di decals di alta qualità fatto su misura, che comprende parti addizionali come un secondo nome (ma questa volta anche un secondo NCC), una valanga di escape pods e numerosi parti dello scafo, motori compresi.

La nave ultimata, realizzata in scala 1:1400, dato il suo design ha delle misure quasi “quadrate”, essendo lunga 14 cm e larga 13.


La confezione
• La stessa immagine stampata per la confezione, ad una maggiore qualità
• Il kit aperto: foto 1 e foto 2
• Lo scafo:
- vista dorsale
- vista ventrale
- particolare dorsale, con ben visibile il modulo della plancia
- particolare ventrale
- il disastrato deflettore di navigazione. Si possono notare i famosi “buchini/puntini” neri, le vistose imperfezioni e le varie macchie, nonché la quantità di resina tra il disco vero e proprio e lo scafo sottostante...
- particolare frontale con in vista la piattaforma di accesso ai due hangar navette
una gondola (poggiata per comodità sulla base. Si possono notare anche qui le numerose sbavature)
I collettori bussard trasparenti, nella loro bustina
• La nave preassemblata: foto 1; foto 2; foto 3.
Le istruzioni, davvero ben realizzate
I decals. Si possono notare gli escape pods rovinati e altre imperfezioni.
• Il foglio di decals della JT Graphics
• Immagini di un modello ultimato: foto 1; foto 2; foto 3.

Per le immagini della “vera” classe Saber, date le sue sporadiche e rapide apparizioni, non ci sono foto di alta qualità come per altri vascelli. Anche le due immagini cgi ufficiali che allegherò, sono state comunque scannerizzate (non da me) e non perfettamente.
Ecco quindi la “vera” U.S.S. Yeager:
- vista 3/4 frontale
- vista posteriore (in azione in “Sacrifice of Angels - DS9)
- immagine cgi 1
- immagine cgi 2





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