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Vecchio 21-03-06, 00:29   #11
Cpt. Hawk
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Predefinito Re: Model Kits - History - 2: altri marchi

• Enterprise NX-01 (Classe NX)
Scala 1/350
Con questo kit, la Polar Lights si addentra, per prima e forse unica tutt’ora, nel “reame” della serie “Enterprise” (ENT).
E lo fa in “grande” stile. Già, “grande”, dal momento che questa Enterprise, una volta assemblata, raggiunge la venerabile lunghezza di 61 cm con una sezione a disco dal diametro di circa 37,5 cm!
Restando in tema di numeri, questo kit si presenta con il “bollino” sulla confezione che dice “più di 200 pezzi!” (nella realtà sono ben 274 ).
Che dire? Ormai la Polar Lights ci ha preso gusto a viziarci con modelli ben fatti. Gli scafi del modello sono ricchissimi di dettagli davvero ben realizzati (si può fare ancora di più, ma già qui il livello è decisamente alto).
Di per sé il kit “appare” semplice. L’ossatura della nave è data dalla sezione a disco superiore, quella inferiore, raccordi e piloni delle gondole e gondole stesse. Quindi, la maggior parte dei 274 pezzi è dedicata ai dettagli! Numerosissime le clear parts, che costituiscono praticamente tutti gli oblò della nave (oltre ai consueti collettori Bussard ed altri elementi “classici”).
Un ampio foglio di decals permette di ricreare molti dettagli (come i portelli degli hangar).
Il consueto foglio di spiegazioni bilingue (inglese-francese) completa la dotazione di questo kit.
Nel “reparto colori”, le istruzioni danno indicazioni per una gamma di colori “metallici” (verosimilmente come la “vera” nave) e vi sono anche indicazioni per ricreare il famoso “aztec pattern”.

Il piedistallo è originale. La base, piatta, liscia e spessa, è realizzata a sagoma dell’Enterprise stessa (lunghezza 30 cm; larghezza circa 16,5 cm), dalla cui superficie si innalzano tre “piloni” (cilindrici) trasparenti (due a poppa, dalle gondole di curvatura e uno prua, dalla sezione a disco) che vanno ad infilarsi (tramite perno) in altrettanti fori sullo scafo della nave.

Questo è sicuramente un “kit” d’effetto; tuttavia, dato il consistente numero di pezzi, quasi totalmente piccoli e delicati, credo sia consigliabile a chi è dotato di una buona dose di pazienza (oltre che di tempo).
Confezione
• Il kit aperto: parte 1; parte 2; parte 3.
• Particolari: dettagli 1; dettagli 2.
Il piedistallo, dove si possono notare i tre supporti trasparenti.
• Il modello preassemblato
• Il modello finito


GOSSIP. Questa Enterprise NX, in scala 1/350, è stata prodotta PRIMA dell’Enterprise refit (1/350) vista precedentemente. Voci di corridoio “ventilavano” l’ipotesi, in caso di successo di queste due grandi riproduzioni, dell’immissione sul mercato di un “golosissimo” Falco da Guerra romulano di Classe D’deridex, sempre in scala 1/350. Le voci non sono confermate. Tuttavia, se la Polar Lights dovesse decidere di fare il passo... bisognerebbe davvero affittare un garage per parcheggiare il nuovo modello!!!





«Perché ci sono Klingon che in merito a un trattato di pace la pensano come lei e l’ammiraglio Cartright, ma ci penserebbero due volte prima di attaccare l’Enterprise con lei al comando...» (STVI: The Undiscovered Country)
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Vecchio 21-03-06, 00:33   #12
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Predefinito Re: Model Kits - History - 2: altri marchi

• Enterprise NX-01 (Classe NX)
Scala 1/1.000
Questo kit è stato prodotto successivamente a quello grande.
Pare che sia stato fatto per avvicinarsi di più a chi non possiede una stanza dove porre modelli “impegnativi” (in termini di dimensioni) come il precedente!
Una volta assemblata, infatti, questa Enterprise raggiunge la lunghezza di circa 23 cm (quindi decisamente piccolina, anche secondo standard tipo “AMT”).
Questo kit, pur essendo “piccolo”, prevede più di 50 pezzi con cui divertirsi.
Si presenta piuttosto semplicemente: sezione a disco superiore, sezione a disco inferiore, gondole di curvatura. Tutto il resto è dato da una miriade di dettagli, dai più grandi, ai più piccoli.
Numerose le “clear parts” (oblò e lucine varie), che richiedono una certa attenzione nel posizionamento (date le piccole dimensioni).
Una nota di merito di questo kit (come di altre produzioni della Polar Lights): la numerazione di ogni singolo pezzo ANCHE sui singoli pezzi, nonché sullo scafo (internamente) in modo da assicurare il giusto posizionamento (se anche si dovessero, ad esempio, perdere le istruzioni, affidandosi alla numerazione delle parti, dei decals e delle zone abbinate sullo scafo, si riuscirebbe comunque a venirne a capo). Davvero cura nei dettagli! :=ok
Molti di questi minuscoli pezzi del kit sono proposti “in più”, in modo da avere una riserva in caso di smarrimento.
I dettagli impressi sullo scafo sono di buon livello.
L’assemblaggio, anche in questo caso, non presenta particolari difficoltà, né problemi di accoppiamento/accostamento delle varie parti.
L’unico problema, come accennato prima, può essere rappresentato dalle parti “lillipuziane” per chi ha delle mani piuttosto grandi! . Quindi, un buon lavoro di pazienza!
Le istruzioni sono come di consueto bilingue (inglese-francese).
A differenza del kit “maggiore”, qui non vi sono indicazioni, per quanto riguarda la tavola colori, sul come realizzare l’aztec pattern...
Ampio lavoro, per quanto riguarda alcuni dettagli, è lasciato al foglio di decals.
Il piedistallo è il medesimo, ovviamente ridotto, del kit maggiore.
Confezione
• Il kit aperto: parte 1; parte 2
• Il modello preassemblato: vista di prua; vista di poppa.
• Scala di riferimento: l’Enterprise “rapita” da un alieno





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Vecchio 21-03-06, 23:42   #13
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Predefinito Re: Model Kits - History - 2: altri marchi

• Scorpion (Classe Scorpion)
La Polar Lights si è cimentata, “stranamente” a mio avviso, nella produzione del kit di questo bellissimo caccia Remano, in forza appunto all’esercito di Remani sotto il comando di Shinzon.
Dico “stranamente” perché questo caccia non è certo un modello famoso come possono esserlo tante altre navi, dal momento che si è visto solo nell’ultimo capitolo cinematografico di Star Trek: “Nemesis”. È infatti il caccia a bordo del quale il Capitano Picard e Data fuggono dalla Scimitar (scene memorabili! :).
Non vi sono dati precisissimi. Il kit potrebbe essere approssimativamente in scala 1/24. Ad ogni modo, una volta costruito, raggiunge la lunghezza di 19,5 cm circa (non male, in quanto a proporzioni con il kit di una nave quindi!).
Il kit è composto da 53 pezzi: 46 predipinti in nero, 5 clear parts e 2 “figures”. Già, perché, dato quanto detto prima, con il kit vengono forniti anche due personaggi: il Capitano Picard e Data (con la tutona arancione da B4, come nel film), che possono prendere posto all’interno dell’abitacolo. I due personaggi, già predipinti (per buona pace mia e di molti altri modellisti ), fanno bella mostra di sé in una finestrella trasparente nella confezione (sono comunque “iper protetti” da eventuali danni dovuti al trasporto).
Il resto dei pezzi è raccolto in diversi “sacchetti”, come sempre, in questo caso tre sono per le parti nere, uno per i clear parts e per gli adesivi. Già, perché in questo kit, per facilitare il tutto, non vi sono decals convenzionali, ma troviamo un foglio con 12 adesivi (10 rappresentano i controlli di bordo da applicare al posto di comando del caccia, gli altri due sono lo stemma o logo da applicare uno per ala).

L’assemblaggio del kit non presenta particolari difficoltà. Si riporta tuttavia una certa difficoltà nell’inserire il personaggio di Data nella sua poltroncina...
Altri punti un po’ delicati o incerti pare siano i comandi del pilota (due “leve” che dal pannello centrale si allungano verso il pilota, similmente al manubrio di una motocicletta) e il gruppo d’arma situato nella parte posteriore/superiore della fusoliera del caccia.
Ma tutto si supera senza problemi.
Faccio notare che questo kit è “ad incastro”, ovvero, non necessita di colla. I pezzi possono anche essere staccati e riattaccati senza particolare difficoltà. Ciò non toglie che, per maggior sicurezza o per desiderio personale, si possa assemblare anche con la colla.
Come detto sopra, il kit è predipinto in nero. Difatti, il foglio di istruzioni (tradizionalmente bilingue inglese-francese), non riporta indicazioni di tavola colori, ad eccezione di qualche dettaglio, ma NON dello scafo.
Certo, non è proprio la fine del mondo. Il nero opaco del modello “già pronto” si pone ben lontano dalla colorazione lucida verde scuro/bluastra (con dei bei effetti cromatici di riflessi) vista sul grande schermo. Quindi, chi avesse voglia di cimentarsi nel ruolo del “piccolo carrozziere”, potrà tranquillamente farlo.
Per gli appassionati del genere, modellisti più esperti affermano la possibilità di “illuminare” il caccia abbastanza facilmente, in almeno 4 punti (le clear parts sulle ali), incidendo un po’ la plastica per aprirla e sistemare all’interno dei led. A ognuno la sua parte!

Ad ogni modo questo kit, che forse potremmo quasi più definire “giocattolo” (se pur “di lusso”), pare molto ben fatto e molto ricco di particolari. Non ha piedistallo, poiché posa su un ben dettagliato “pilone” d’atterraggio posteriore, come il “vero” caccia!
Confezione (visibile la finestrella con i personaggi inseriti all’interno)
I personaggi (nottataccia per Data, a giudicare dalle occhiaie! )
• Il kit aperto: parte 1; parte 2; parte 3; le clear parts; gli adesivi.
• Il caccia ultimato:
- foto 1
- foto 2
- foto 3 (sarà geloso Batman?)
- foto 4
- foto 5
- dettaglio occupanti
- il pilone 1
- il pilone 2
Qui possiamo vedere le due clear parts (due per lato) dietro cui può essere possibile sistemare dei led luminosi.

Che dire? È dopo aver visto queste immagini che lo Scorpion è entrato a far parte della mia flotta...:.


Con il caccia Scorpion remano, si conclude, per ora, l’avventura della Polar Lights nell’universo di Star Trek.
Alla prossima!





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Vecchio 07-08-06, 20:03   #14
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Predefinito Re: Model Kits - History - 2: altri marchi

BANDAI

Eccoci arrivati ad una nuova ditta e ad una nuova collezione di modellini dedicati a Star Trek.
La ditta in questione è la Bandai.
La Bandai fu fondata nel luglio del “lontano” 1950 nei dintorni di Tokyo. I suoi primi prodotti erano giocattoli in “celluloide”, in metallo (generalmente automobili) e altri in materiali gommosi.
Nel corso degli anni la fortuna le ha sorriso: la sua produzione ha continuato ad aumentare e ad evolversi, dalla riproduzione di automobili, alla generazione dei vari robot (anni ’70) e merchandise tratto dai vari anime (tra cui ricordiamo dei piccoli minikit in plastica riproducenti varie astronavi tratte dall’anime “Star Blazers”) (nonché qualche videogame). La sua “escalation” l’ha spinta ad aprire varie filiali nel mondo. La prima negli Stati Uniti e successivamente in vari Paesi Europei, tra cui Inghilterra, Francia e anche la nostra cara Italia.

Per quanto riguarda Star Trek, invece, la Bandai negli ultimi anni ha prodotto, uno dopo l’altro, una serie di interessantissimi modellini. Queste sono le caratteristiche (uniche) comuni a tutti:

• i modelli sono tutti già dipinti e in modo molto molto dettagliato, compreso il delicato “aztec pattern”;

• i modelli non necessitano di colla: tutti i pezzi (e non sono pochi!!) vanno ad incastro;

• ultimo, ma non meno importante, tutti i modelli sono dotati di un sistema di illuminazione interno, sempre da “installare” da parte del modellista, che illumina deflettore di navigazione, tubi lanciasiluri, gondole di curvatura e i vari oblò sullo scafo.


A dire il vero non sono proprio “solo” ad incastro. Ogni modello ha qualche piccola vitina per fissare alcuni elementi, ma niente di antiestetico.
Tutti i cavetti dell’impianto di illuminazione si fissano a delle piccole piastrine di metallo (ve ne sono molteplici, che si fissano ad incastro) grazie a piccoli fori attraverso i quali si infila il cavetto, ovviamente “spellato” e lo si attorciglia attorno all’anello della piastrina. Volendo si potrebbe anche dare qualche punto di saldatura per una maggiore sicurezza, ma è comunque una scelta personale.
Una ulteriore raccomandazione, più pratica che altro, è, eventualmente, “testare” le varie luci prima di procedere all’assemblaggio definitivo. Non si sa mai...
Alcuni modellisti suggeriscono anche l’utilizzo di colla per l’assemblaggio. Non vi sono problemi nel non utilizzarla, dal momento che si tratta di pezzi ad incastro, ma diciamo che... “male non fa”. Come minimo aiuta a rendere il modellino più... “forte” e resistente.
I modelli si costruiscono tutti abbastanza facilmente. Certo non mancano nemmeno qui delle imperfezioni nell’accoppiamento delle parti, o degli “inestetismi” dovuti a scelte produttive.
Ma nel complesso sono dei bei modelli. Perlomeno, hanno una qualità che mooolto difficilmente si riuscirebbe ad ottenere con kit “normali” (almeno da parte di modellisti poco esperti, e senza contare l’illuminazione interna).

In poche parole, i modelli Star Trek della Bandai sono, a mio avviso, quanto di più possibile vicino alla “perfezione” sia prodotto al giorno d’oggi. Almeno per quanto riguarda i modelli “già pronti”.

I modelli hanno tutti il medesimo piedistallo, nero, che nasconde il pulsante per accenderli sul retro della staffa. È la staffa stessa a portare sull’estremità il contatto elettrico.
La base del piedistallo, di forma triangolare, smussata, a richiamare il delta della Federazione, porta al suo interno le 3 batterie (normali stilo) necessarie al funzionamento dell’impianto di illuminazione.

La reperibilità di questi kit è decisamente buona. Sono infatti di recente produzione (il primo è stato introdotto sul mercato nel 2003), anche se alcuni potrebbero essere già “fuori produzione”.
Questi kit si possono trovare abbastanza facilmente in negozi di modellismo, non solo trek e, naturalmente, su mercati come eBay.
Navigando qua e là, ho potuto notare che i prezzi non variano mai di molto e si aggirano tra gli 80 e i 100 euro (al massimo), a seconda del modello, anche se, sempre su eBay, qualche venditore li “svende” anche a 60-65 euro.

Piccola nota “storica”. Inizialmente gli studi della Paramount diedero i “diritti” di riproduzione a due diverse aziende: la Bandai per il mercato Giapponese e la Polar Lights per il mercato nord-Americano. Questo ha caratterizzato un piccolo problema iniziale per i fan statunitensi, costretti a reperire questi modelli tramite siti giapponesi o provare tramite locali negozi di articoli “esotici”.

Ma passiamo ora in rapida rassegna quali sono questi modelli!





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Vecchio 07-08-06, 20:10   #15
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• U.S.S. Enterprise NCC 1701 (Classe Constitution - refit)
Rilasciato nella primavera del 2003.
Non vi è molto da dire. La nave la conoscete già tutti. Posso dire che, a mio avviso, dei vari modelli prodotti dalla Bandai, quello dell’Enterprise refit è quello forse più... emozionante e, comunque, quello che riporta sullo scafo un delicatissimo aztec pattern, lievissime sfumature di grigio su qualche pannellatura, a tratti visibile solo in controluce. Davvero ottimo!
Qualche “critica”, pur se tra virgolette, la si potrebbe muovere sull’uso di alcune colorazioni, forse non proprio corrette, ad esempio l’uso di colore blu o del verde su alcuni pannelli sul “collo” della nave o sullo scafo secondario. Diciamo che sono “inezie”. I perfezionisti maniacali ci sono sempre, compresi coloro che desidererebbero parti di ricambio più perfette al posto di alcuni pezzi originali Bandai (ad esempio esiste in commercio “after market” un deflettore di navigazione, sempre trasparente ma molto più azzurro di quello originale)... Il mondo è bello perché è vario e ogni modellista, come ho sempre detto, può fare del proprio modello ciò che vuole.
Le parti forse più “critiche” di questo modello, in quanto a difficoltà, sono le gondole e lo scafo secondario (quello di ingegneria per intenderci), la “pancia” vera e propria della nave, in quanto è il punto “nevralgico” dell’impianto elettrico interno. Ma niente di cui aver paura!
Il kit è composto in tutto da 79 pezzi.
Una volta assemblata questa Enterprise refit “sfigura” in dimensioni rispetto a quelle della AMT, ma non è poi così piccolina. Rimane comunque più grande di quella minore della Polar Lights.
Per gli amanti dei numeri, l’Enterprise è lunga 36 cm, larga (nel punto massimo, quindi la sezione a disco) 17 cm e alta 17 cm (piedistallo escluso!)


La confezione
Il contenuto del kit
La sezione a disco (dettaglio). Qui potete vedere la delicata trama dell’aztec pattern.
La sezione a disco (foto 2).
Lo scafo di ingegneria (dettaglio) con il deflettore di navigazione illuminato.
Gondola (dettaglio). Potete notare la precisione delle scritte prestampate, anche quelle piccole come queste.
Gondola illuminata e pilone (dettaglio).
Lo Scafo di ingegneria (dettagli).
Una vista frontale finita
Il modello finito. Qui potete vedere anche il piedistallo, comune a tutti i modelli della Bandai.
• Un esempio della fase di lavorazione dei cablaggi interni.
A confronto con l’Enterprise A prodotta dalla AMT.





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Vecchio 08-08-06, 19:28   #16
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• U.S.S. Enterprise NCC 1701 - A (Classe Constitution - refit)
Come i più arguti di voi avranno capito, in poche parole si tratta dello stesso kit visto sopra.
La differenza “consisterebbe” unicamente nel fatto che ci troviamo di fronte alla 1701 - A, che fa il suo debutto cinematografico al termine di “Star Trek IV: Rotta verso la Terra”.
Ho volutamente usato il condizionale (consisterebbe) in quanto c’è un “però”.
Come sicuramente sapete, nella “realtà” di Star Trek, la 1701 - A non è altro che la U.S.S. Yorktown (evidentemente era attraccata da tempo, per qualche refit o altri aggiornamenti, chi lo sa), nave di classe Constitution uguale alla più famosa Enterprise. Venne “ribattezzata” con il glorioso nome e consegnata al Capitano Kirk e al suo equipaggio.
E “purtroppo”, questo kit non ha i nomi nave e NCC stampati sullo scafo, ma forniti come decals a parte, in quanto il modellista ha la possibilità di decidere se aggiungere alla sua flotta la U.S.S. Enterprise o la U.S.S. Yorktown NCC 1717. Fermo restando che vorrei proprio vedere chi vorrebbe battezzare il proprio modello diversamente da Enterprise (...) questa scelta produttiva, a mio avviso assolutamente inutile, toglie uno degli aspetti più belli dei modelli Bandai: il prodotto finito. Doversi mettere giù ad applicare i vari decals (alcuni molto piccoli) lo trovo davvero... “scandaloso”. Non abbiatemene a male, ma se qualcuno compra un simile modello (abbastanza costoso peraltro) è per averlo “pronto” sotto l’aspetto del dipingere e dei decals, altrimenti può passare a kit “convenzionali”.
Ehhmmm... ve lo dice uno che... ha comprato proprio questo kit!

La confezione (già dalla foto si nota l’inquadratura tratta da STIV)

Non avendo trovato immagini proprio del kit “A”, propongo alcune altre immagini del kit precedente. La nave è comunque la medesima, fatta eccezione per quella famosa “A”.

Proporzione.
Qui possiamo vedere la grandezza del modello “in mano”. Si nota il cavetto (rosso) che porta la corrente alla gondola, visibile sulla parte interna del pilone. È un “difetto” di questo kit. Tuttavia la Bandai ha previsto un lungo adesivo, in tinta con il pilone, per coprire il filo.
Enterprise by night, uno scatto in notturna con le luci accese. Molto suggestivo.





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• U.S.S. Enterprise NCC 1701 - E (Classe Sovereign)
Secondo kit prodotto dalla Bandai (le due Enterprise viste prima le consideriamo come unico prodotto), sempre nel 2003, è questa riproduzione dell’Enterprise E.
Solito eccellente imballaggio delle varie “buste” all’interno della confezione da parte della Bandai.
Tuttavia, “sondando” le menti di vari modellisti in giro per il mondo, ci sono essenzialmente due fronti ben diversi nel giudizio su questo kit: i “delusi” e gli “entusiasti”.
Anche in altre occasioni, nelle mie “recensioni”, quando non ho avuto esperienza personale diretta sul kit in questione, mi sono “rivolto” a recensioni di altri modellisti, decisamente più autorevoli delle mie, oltretutto. Parlo di analisi realizzate da modellisti professionisti, che quindi possono permettersi di fare gli “sputini” più di qualsiasi modellista “casalingo” come me.
Ad ogni modo, vediamo quali sono le “critiche” mosse al kit dell’Enterprise E.

La Bandai, anche in questo kit, si serve di uno “scheletro” trasparente (plastica o vinile) all’interno della sezione a disco. Questo, da un lato aiuta e serve a “chiudere” i vari oblò e parti che andranno illuminati, dall’altro però pare essere il motivo maggiore della difficoltà di assemblare le parti. Ad esempio, le due metà della sezione a disco (superiore ed inferiore), non si congiungono tra di loro ma vanno entrambe a combaciare su questo scheletro. Alcuni modellisti riportano una certa difficoltà ad “incastrare” i vari punti (come si chiude da una parte, si apre da un’altra e via così). Questo perché questo “scheletro” risulta essere piuttosto “morbido”. Potrebbero essere casi isolati, ma tanto vale tenerne conto.

Altra “scelta” costruttiva decisamente brutta, e su questo non si discute, è la decisione della Bandai di dividere lo scafo di ingegneria in ben 4 parti (quando 2 di solito sono più che sufficienti). Il problema non sta nel numero di parti, ma nel fatto che i pezzi possono dare un antiestetico effetto, soprattutto se non combaciano perfettamente, lasciando “fessure” tra di esse, che danno ancora più nell’occhio una volta che il modello, finito, è illuminato.
A totale discrezione di ogni modellista, a questo punto, si potrebbe anche procedere alla rimozione dei “pioli” per l’incastro dei pezzi e all’applicazione di colla. Ovviamente questa scelta sarebbe individuale e da valutare da kit a kit. In questo caso, fate attenzione perché il kit in questione è “pre-dipinto”. Eventuali sbavature nell’applicazione della colla sarebbero un guaio.

Anche per questo kit la Bandai ha optato per la soluzione “nastro adesivo” per coprire i cavetti che portano il plasma, ehmm, la corrente, alle gondole. Soluzione molto indigesta a vari modellisti. E non mi sento certo di dar loro torto. Con tante ore di studio e progettazione di questi kit, molto elaborati, trovo strano che non si sia riuscito a trovare una collocazione interna dei cavetti!

(continua)





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Possiamo ora parlare degli “errori” o delle “stranezze”, se vogliamo, di questa Enterprise.
Pare infatti che la Bandai abbia preso in prestito elementi dell’Enterprise di “First Contact” (realizzata dalla ILM) e altri dell’Enterprise di “Nemesis” (Digital Domain) e li abbia combinati in una specie di “ibrido”. Sappiamo che, dalla sua prima apparizione in Primo Contatto, infatti, l’Enterprise ha subìto delle modifiche, alcune leggere, altre un po’ meno, per il suo ultimo viaggio visto in Nemesis. Quando fu il momento, infatti, il designer John Eaves ne aprofittò per effettuare dei piccoli interventi di “chirurgia estetica” alla nave: angolazione delle gondole più accentuata (furono alzate e portate leggermente più “in avanti”), l’aggiunta di alcuni banchi phaser (sui piloni delle gondole) e di tubi lanciasiluri di poppa (in cima alla sezione a disco). Queste modifiche le vediamo chiaramente in azione in Nemesis.
L’unica traccia che vediamo di loro in questo kit è il lanciasiluri di poppa situato in cima alla sezione a disco.
Ok ok, sono sciocchezze, ma è comunque strano il fatto che alcune modifiche siano state apportate al kit, e altre no.

Sembra che la Bandai abbia “guardato” alla AMT per il dettaglio delle gondole. In particolare, la connessione tra gondole e piloni, che è identica al modello della AMT. Peccato che nemmeno il modello della AMT sia un gran che di accuratezza in questo punto...

Inaccuratezza della sezione a disco. Ad una occhiata sempre “analitica”, i ponti B e C sulla sezione a disco sono troppo “piatti”. In poche parole, non sono alti come dovrebbero essere, sempre paragonando il kit alla versione “reale” cinematografica. Oltretutto, i portelli d’attracco sul retro del ponte C sono decisamente poco accurati nel dettaglio. Cosa molto strana, considerando l’accuratezza che la Bandai ha impiegato in molti altri punti del kit.

Luci “misteriose”. Altra stranezza. Nella parte inferiore della sezione ingegneria, a poppa (la parte “curva” che raccorda la pancia della nave alla coda), la Bandai ha inserito due larghe luci rosse. Cosa assolutamente strana, dal momento che non sono mai apparse sul modello originale!

Vi sono anche altre critiche sul dettaglio della parte superiore dello scafo ingegneria (quello che si raccorda con l’hangar navette principale). Dettagli ritenuti più da “giocattolo” che da “kit di modellismo”.

Come dicevo in apertura, molte di queste “critiche”, di cui alcune sono comunque oggettive, le possiamo anche considerare “eccessive”. Certo, persone che vivono di modellismo ed esperti vari troveranno scandalose certe scelte costruttive, ma probabilmente per “noi modellisti casalinghi” questo kit va più che bene. Anche se non dobbiamo dimenticare il costo elevato di questo kit. In ogni caso, anche i più critici modellisti che hanno realizzato le critiche di cui sopra, hanno valutato questo kit con una media di 7.

Ad ogni modo, commenti senza dubbio positivi sulla qualità generale e sulla “pittura” del modello, anche se, a mio personale avviso, l’aztec pattern riprodotto su questa Enterprise E lascia alquanto a desiderare. Decisamente troppo “secco”, una divisione nettissima tra i vari rettangoli colorati che lo compongono, con colori decisamente contrastanti tra loro. Sembra proprio più un disegno che non l’idea di una “piastrellatura” dello scafo.


Ah, giusto per “par condicio”, le voci dell’“altra campana” elogiano questo kit per la sua accuratezza, per la qualità e per la facilità di assemblaggio delle varie parti.

Un po’ di numeri.
Il kit è composto da 77 pezzi e un libretto di istruzioni a colori di 20 pagine.
L’Enterprise è in scala 1/1700 e raggiunge la lunghezza, una volta finita, di circa 40 cm.
È quindi ben più piccola di quella della AMT che, con i suoi circa 50 cm di lunghezza, si conferma come la versione più grande realizzata in kit (fino ad ora).

La confezione
Le due metà della sezione a disco
Altri pezzi
• Ecco il possibile difetto di accoppiamento delle parti dello scafo di ingegneria
Qui vediamo la poco estetica soluzione di abbinamento tra gondola e pilone, uguale a quello della AMT (sulla sinistra)
• La carenza di dettaglio della parte dorsale dello scafo di ingegneria, ritenuta più da “giocattolo” (sono solo delle zone grigie...).
• Le famose luci misteriose...
Il modello finito
Vista di prua
Vista dorsale posteriore
Dettaglio della parte ventrale della sezione a disco
Enterprise by night, anche se non completamente al buio.
Confronto tra le Enterprise E della Bandai (a sinistra) e quella della AMT (a destra)





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Vecchio 11-08-06, 20:46   #19
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• U.S.S. Enterprise NX-01 (Classe NX)
Terzo kit prodotto dalla Bandai.
C’è poco da dire su questo kit. Persino i modellisti più pignoli si sono sforzati nel trovare qualche peccatuccio veniale; l’entusiasmo è generale.
La “tecnica” rimane la medesima degli altri kit. La Bandai si è inventata la soluzione del “disco” in pvc interno (alla sezione a disco) che di fatto serve per illuminare la nave. Funge da “canale” per le luci, sfruttando una lampadina unica che dà luce che viene poi “indirizzata” ai vari oblò e altri dettagli da illuminare. Soluzione decisamente ingegnosa e funzionale.
L’unica “pecca”, a detta di alcuni, è la scarsità di dettagli in rilievo lungo gli emettitori del campo di curvatura, ma si tratta proprio del classico “pelo nell’uovo”.
Come da manuale, la “verniciatura” dello scafo e la stampa dei dettagli, compreso l’aztec pattern.
Forse, una nota un po’... stonata, e questa è mia, pare che il modellino sia un po’ troppo chiaro, come colore. Capisco che siamo abituati a vedere l’Enterprise viaggiare nell’oscurità dello spazio, però forse un tono un po’ più scuro non avrebbe guastato.

Un po’ di numeri.
Il kit è composto da 76 pezzi e il consueto bel libretto di istruzioni per l’assemblaggio. In mezzo al libretto troviamo alcune pagine a colori con foto e schemi della nave, compresi alcuni bozzetti preliminari di quella che sarebbe stata la “nuova/vecchia” Enterprise NX.
La nave è in scala 1/850, quindi in scala con i già visti kit dell’Enterprise refit e “A”, ma non con l’Enterprise E (altrimenti per alloggiare un’Enterprise E in proporzione con la NX sarebbe necessaria una stanza! ) e raggiunge la lunghezza di 25,5 cm circa.
Ovviamente, il medesimo piedistallo completa la dotazione del kit.

La confezione
Il kit aperto
Impianto elettrico 1
Impianto elettrico 2. Qui, aguzzando la vista, potete vedere il famoso disco trasparente che occupa la sezione a disco e “guida” le luci.
Dettaglio della stampa sullo scafo e dell’aztec pattern.
Vista di prua
Vista di poppa
Vista laterale
Vista dorsale di prua
Vista 3/4 anteriore





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Vecchio 14-08-06, 17:37   #20
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• U.S.S. Voyager NCC 74656 (Classe Intrepid)
Che dire? Mettendo a parte le opinioni e i gusti personali sulla Voyager come nave in se stessa, qui ci troviamo di fronte ad un “Signor kit”.
La scala di riproduzione è 1/850, come per le Enterprise refit ed NX. Il che rende questo modellino decisamente... grandicello. Già dalla scatola. È la più grande dei quattro modelli prodotti!
Come sempre, troviamo la stessa “tecnica” costruttiva. Anche qui troviamo i famosi “dischi” trasparenti all’interno dello scafo, quelli utilizzati per “illuminare” i vari oblò ed altri elementi. Dico “dischi” perché ve ne sono due per la sezione a disco (metà superiore e metà inferiore), e altri elementi simili sagomati per le gondole e la pancia della nave. L’illuminazione interna è data da due grosse lampadine situate dentro una “sfera” a molte facce, sempre trasparente, che evidentemente proietta la luce in tutte le direzioni richieste. Ingegnoso, niente da dire!
Anche qui, ovviamente, non sono necessari né decals, né colori. A differenza degli altri kit, tuttavia, la Voyager non presenta traccia di aztec pattern, sono delle sfumature di colore a rappresentare le linee dei pannelli, ma nulla più. Se ad un primo momento può sembrare deludente, va detto che la scelta di adottare questo colore singolo e quindi meno “caotico” di un pattern la rende molto più vicina alla Voyager televisiva. Una volta finita, posta a fianco dell’Enterprise E (sempre Bandai), fa sembrare quest’ultima quasi... “trasandata”!
Decisamente un gran bel modello. Ricco, molto molto ben dettagliato. Persino i banchi phaser sono realizzati davvero splendidamente. Ogni parte dello scafo ha le sue “sigle” o i suoi “disegni” stampati. Complice anche la scala di riproduzione alta, che permette di avere, con un modello grande, dei dettagli migliori. Anche se, va detto, ci sono delle “pecche” o delle mancanze anche qui. Una su tutte che mi è saltata subito all’occhio: la “povertà” di dettaglio della zona del portellone dell’hangar. È presente solo il portellone e qualche altro “dettaglio” ma manca, ad esempio, la “porta pedonale” su un lato del portellone, presente invece sul kit maggiore della Voyager realizzato dalla Revell-Monogram. Ok, dettagli.

Questo è l’ultimo kit, in ordine cronologico, prodotto dalla Bandai. Lo si può notare dal miglioramento generale degli incastri dei vari pezzi e soprattutto dal migliorato sistema di illuminamento interno. Un kit eccellente.
La parte più difficile è l’installazione del “pezzo” d’illuminazione centrale. Difficile per la quantità di cavi, cavetti ed elementi vari che convogliano tutti direttamente nello stesso punto.
Alcuni modellisti suggeriscono di uffettuare qualche punto di saldatura, per una maggior sicurezza. A discrezione del modellista.
A parte questo passaggio, l’assemblaggio si rivela semplice e abbastanza rapido. Senza sosta... circa 4 ore. Ma diciamo pure una giornata, con calma. Proprio per questa parte centrale si raccomanda una bella dose di pazienza. Davvero eccellenti o addirittura perfetti sono giudicati gli assemblaggi delle varie parti. Certo, qualche piccolo difetto ci può sempre essere, anche nella produzione di serie può capitare che un modello esca meno bene di un altro.
Per accuratezza, dettaglio, qualità costruttiva ecc... questo kit se ne esce a testa alta con un bel 9.

Particolarità di questo kit, in linea con la “vera” Voyager. Le gondole hanno un “meccanismo” (beh, manuale ovviamente) che permette di inclinarle come il vero modello, quando entra in curvatura. Il meccanismo è semplice ma efficace. Le gondole mantengono perfettamente la posizione alta e hanno un “blocco” che impedisce loro di scendere oltre la linea orizzontale quando sono in posizione “impulso”.
Altro dettaglio: i piloni d’atterraggio. Come ben sapete la Voyager può atterrare sulla superficie di un pianeta. Dallo scafo ventrale fuoriescono i “landing gears”. La Bandai ha effettuato queste scelte costruttive. Nella pancia della nave vi sono i 4 “portelli” per le “gambe” della nave. Sono quattro buchi rettangolari, perfettamente delimitati dai dettagli giusti. Ci sono poi due scelte. Nel kit vengono forniti due tipi di “gambe”. Sono divisi in due parti: il “pilone” e il “piede” vero e proprio, che vengono uniti ad incastro tra di essi. I piedi sono di due tipi: in apertura e aperto. Ovviamente “in apertura” simula l’uscita dei piloni dalla pancia della nave, mentre il piede inizia ad aprirsi, mentre “aperto” è la posizione finale, su cui la nave poi può poggiare tranquillamente. Nonostante le istruzioni dicano che la nave con i piloni estesi (e quindi poggiata su un tavolo, ad esempio) avrebbe bisogno di un peso ulteriore in coda perché non cada in avanti, in realtà pare stia “in piedi” abbastanza tranquillamente.
Raffinatezza della Bandai: il kit contiene anche i 4 piccoli pannelli con cui chiudere i portelli dei piloni d’atterraggio.
In poche parole, la scelta di come disporre la propria Voyager, sta unicamente a voi!

Un po’ di numeri.
Questo kit, in scala 1/850, porta la Voyager a circa 40,5 cm di lunghezza.
All’interno troviamo ben 103 pezzi, più il libretto di istruzioni con pagine centrali a colori riportanti foto e schizzi preliminari della Voyager.

La confezione
Il kit aperto
Alcune parti del kit
Interno di una gondola
Una fase dell’assemblaggio dell’impianto elettrico

Vista superiore
Vista dorsale posteriore
Vista dorsale posteriore 2
Vista laterale, atterrata
Vista ventrale, atterrata
Dettagli della parte ventrale e della poppa. Si notano bene i portelli aperti per i piloni d’atterraggio (notare i dettagli stampati attorno ad essi).

Dettaglio della sezione a disco. Manca solo il piccolo deflettore secondario (si nota il buco).
Dettaglio della gondola
Dettagli vari (dalla confezione)
Finita e illuminata (dalla confezione)

Confronto tra la Voyager e l’Enterprise E, ovviamente entrambe della Bandai.
Confronto tra i due kit della Voyager prodotti dalla Revell (piccolo e grande) e quello della Bandai (nel mezzo).
Le quattro navi della Bandai a confronto (foto dell’amico Gianco)

Mi scuso per alcune foto di questo post sulla Voyager. Sono di bassa qualità ma al momento non ho niente di meglio. Mi riservo il diritto di sostituirle qualora ne trovassi di migliori.


* * *


Nota comune a tutti i kit prodotti dalla Bandai. Oltre ad avere tutti il medesimo piedistallo, tra le varie raffinatezze la Bandai ha pensato bene di includere nel kit anche la parte di scafo ventrale occupata dall’innesto del piedistallo. Cosa molto rara, dal momento che ogni kit di ogni casa fin qui visto ha sempre avuto “il buco”. In questo modo invece, con questo vero e proprio “coperchio”, la nave tolta dal piedistallo può essere chiusa ed apparire “integra”. Molto bello, davvero.
Questa soluzione era comunque doverosa per la Voyager, dal momento che la si può sistemare anche “atterrata” e quindi non sul piedistallo (anche se in questo modo non la si può illuminare).

Questo è l’ultimo kit prodotto dalla Bandai. Ultimo per ora (anche se sono tutti datati 2003/2004). La speranza che la Bandai proponga altri fantastici kit come questi, c’è sempre (oserei sperare in una Enterprise D!)





«Perché ci sono Klingon che in merito a un trattato di pace la pensano come lei e l’ammiraglio Cartright, ma ci penserebbero due volte prima di attaccare l’Enterprise con lei al comando...» (STVI: The Undiscovered Country)
«And make sure history never forget the name... Enterprise» (J.L. Picard - Yesterday’s Enterprise)
«L’unico Klingon di cui ho paura è mia moglie, al termine di un doppio turno in sala macchine» (Tom Paris prima di affrontare in duello un guerriero Klingon)
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