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Vecchio 03-03-06, 01:38   #1
Cpt. Hawk
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Predefinito 2. Model Kits - History: altri marchi

REVELL - MONOGRAM

La Revell e la Monogram sono due “marchi” nati nel lontano 1945, come realtà distinte.
La Revell era dedita alla produzione di giocattoli in plastica, mentre la Monogram si dedicava alla pruduzione di kit di montaggio (originariamente erano in legno di balsa). Entrambe le ditte avevamo comunque l’obiettivo (e il risultato) comune di prodotti di qualità.
Solo successivamente si sono “unite” sotto un unico marchio, “Revell-Monogram” appunto.
La Revell-Monogram produce un sacco di modellini (molto curati e famosi quelli di automobili) e kit di montaggio (mezzi militari ecc...).
La storia della Revell (per comodità usero d’ora in poi solo “Revell”) nell’universo di Star Trek inizia esattamente dove termina quella della AMT: la nascita della serie VOYAGER (VOY).
Con la rinuncia, infatti, della AMT ad accaparrarsi i diritti di produzione di modelli della nascente nuova serie trek, la Revell si fece avanti. Infatti, l’unico kit di montaggio (vero e proprio) della Voyager che possiamo trovare è proprio firmato Revell.
La Revell ha prodotto diversi kit trek, ma in pratica si è limitata principalmente a tre navi (proponendole in versioni e dimensioni diverse) e a una piccola nave Kazon.
Ma vediamo nel dettaglio la produzione Revell.


• U.S.S. Voyager NCC 74656 (Classe Intrepid)
Dire che questo kit è “solo” raro da reperire, sarebbe come dire che possiamo trovare un unicorno all’angolo di ogni strada.
Credo che (pur rimanendo una mia personalissima opinione), i kit siano arrivati sul nostro mercato (italiano, non europeo) in numero limitatissimo. Ricordo le mie allegre scorribande nei negozi di modellismo della mia città e di tutta la provincia negli ultimi 10 anni, e posso assicurare che non ho MAI trovato un solo kit Revell, mentre quelli della AMT popolavano e abbellivano praticamente ogni scaffale!
Il modello di questa Voyager è, oltretutto, il più grande mai realizzato, facendo impallidire persino il bellissimo esemplare prodotto dalla Bandai di recente, essendo lungo circa 50 cm!
Decisamente “unico” anche per certe attenzioni nei dettagli. Ad esempio la porta/passaggio “pedonale” che si trova a fianco del portellone principale dell’hangar, dettaglio mancante persino nel “perfettino” modello Bandai, e altre minuzie.
Questo modellone offre anche la possibilità di inclinare le gondole, proprio come fa la “vera” Voyager.
Un po’ laborioso e “strano” è il modo in cui i creatori del kit hanno fatto unire la sezione a disco al resto dello scafo... lascia perplessi per la particolare separazione delle parti.
Anche qui, ovviamente, una serie di decals completa il kit, tra cui quello “grande” che costituisce da solo la “piattaforma” di accesso alle porte dell’hangar.
Il piedistallo di questa Voyager è realizzato in modo molto simile agli ultimi della AMT. La base è realizzata a immagine del comunicatore della Flotta Stellare in vigore all’epoca VOY, da cui parte la staffa su cui poggerà poi il modellino. La differenza principale sta proprio nella staffa: stretta (sottile) per la AMT; decisamente più “ciccia” (e pare anche più bassa) quella della Revell.
- U.S.S. Voyager (1995)
- Il modellone
- Gruppo sensori principapali + deflettore di navigazione secondario
- Deflettore di navigazione
- Poppa e portellone hangar
- Lanciasiluri di poppa
- Sensori laterali
- Gruppo sensori principali
- Modulo plancia e sensori
- Dettaglio scafo principale





«Perché ci sono Klingon che in merito a un trattato di pace la pensano come lei e l’ammiraglio Cartright, ma ci penserebbero due volte prima di attaccare l’Enterprise con lei al comando...» (STVI: The Undiscovered Country)
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Vecchio 03-03-06, 01:39   #2
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• Maquis ship
Questo kit presenta il caccia dei Maquis al comando di Chakotay nell’episodio pilota di VOY “The Caretaker” (Il Guardiano). Di fatto, la scelta di produrre questo kit è piuttosto “strana”, dal momento che questo piccolo vascello appare solo per poco e nel primo di 7 anni di episodi di VOY. Probabilmente l’intenzione dei produttori del kit è stata quella di “lanciare” la produzione con i vascelli che hanno inaugurato la serie, altrimenti avrebbero avuto la sola Voyager...
Il caccia Maquis pare molto dettagliato (data la scala di riproduzione), con buona parte della “meccanica” in vista sullo scafo, anche se poi la bellezza di questa nave è unicamente (a mio avviso) un discorso di gusti personali. Per questo kit, sempre a mio avviso, un ruolo determinante è dato comunque da un abile, attento e curato modo di dipingerlo, per valorizzare sfumature e piastre dello scafo.
- Maquis ship (1995)
- Vista di prua
- Vista di poppa


• Kazon ship
Questo kit presenta invece il vascello Kazon più famoso, quello più utilizzato e visto durante la serie. Identico discorso per il caccia Maquis, anche qui è stata fatta la scelta di produrre un vascello dell’episodio pilota, per lanciare la collezione di prodotti trek.
Ben dettagliato per quanto riguarda le “parti meccaniche a vista”, anche per questo modello i migliori risultati si possono ottenere attraverso una attenta colorazione, dei dettagli e sfumature sullo scafo.
Pochi decals completano questo kit.
- Kazon ship (1995)
- Vista 3/4 anteriore
- Vista laterale
- Vista ventrale





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Vecchio 03-03-06, 01:42   #3
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• 3-PIECE SET
Come dicevo in apertura, la Revell-Monogram ha proposto quasi sempre gli stessi modelli, in modi diversi.
Questo set da 3 vascelli presenta infatti i tre modelli appena visti in un kit “multiplo”: U.S.S. Voyager, Caccia Maquis e Caccia Kazon.
Ovviamente, le tre navi sono decisamente più piccole delle versioni “maggiori”.
Per darvi un esempio, la Voyager è lunga circa 25,5 cm (contro i 50 cm della versione grande), mentre gli altri due vascelli hanno dimensioni simili ai minimodelli della Furuta, 8,5 cm di lunghezza per il Caccia Maquis e 9,5 cm per il Caccia Kazon.
Una cosa strana è la totale differenza di colorazione delle plastiche, soprattutto paragonando la Voyager. Nel kit grande la plastica è chiara, un grigio/biancastro, mentre in questo kit è di un grigio decisamente scuro, molto vicino al colore dello scafo del vascello “reale” (tant’è che si può anche evitare di dipingerlo, volendo... Io ho voluto :).
La cosa “strana” e soprattutto deludente, confrontando le due Voyager, è la penuria di dettagli su quella piccola. Sebbene sia normale che nelle versioni ridotte si perdano dei dettagli, ci tengo a precisare che con 25 cm di lunghezza la “piccola” Voyager non è certo “così piccola”, e dettagli come i sensori laterali, la divisione in oblò degli alloggi principali, il deflettore secondario, il portellone dell’hangar, i motori a impulso e altri dettagli NON PICCOLI, sono totalmente assenti, sostituiti dalla liscia plastica, lasciando il tutto all’abilità di chi si cimenta nella costruzione del kit. Voto davvero decisamente negativo!
Altra considerazione meritano i decals.
Non so se la qualità sia la medesima anche per il modello grande.
Così come non so se forse il problema risiedeva nel mio kit.
Sta di fatto che, dei molti decals in dotazione del piccolo kit, molti dei quali piccolissimi riportanti nomi e NCC della nave da applicare nelle varie zone dello scafo, circa la metà è andata persa, staccata, tutta (e quindi adieu) o in parte, per spezzarsi poi.
Tuttavia questo kit è davvero carino, soprattutto per la possibilità di esporre insieme i tre vascelli su un display base davvero unico.
La base è caratterizzata da una “catena rocciosa” (divisa in tre pezzi, così chi vuole può esporre una nave per volta o tutte insieme) dalla cui sommità partono tre piloncini (anch’essi in stile “roccia”) che si infilano a perno nelle pance delle navi. Molto d’effetto!

Quindi, questa mia valutazione è soggettiva e limitata a questo solo kit. Con il 99% di kit (in mio possesso) targati AMT, posso dire che sono superiori in quanto a dettaglio e accuratezza.
- 3-Piece set (1995)
- Visione d’insieme (peccato si veda malissimo il display base).
- Visione d’insieme 2 (foto dalla scatola. Qui si vede bene l’effetto “catena rocciosa” del piedistallo)
- Il piedistallo della sola parte centrale, quella della Voyager. Si può notare come alle due estremità si possano infilare (dall’alto verso il basso) facilmente anche le altre due parti.
- U.S.S. Voyager
- U.S.S. Voyager - vista ventrale
- U.S.S. Voyager - vista dorsale
- U.S.S. Voyager - particolare Hangar bay. Qui potete notare il vistoso decal che ricopre l’intera poppa, i minuscoli decals “Voyager” e “NCC 74656” (lunghi non più di 4 mm) e la TOTALE ASSENZA di dettagli del portellone hangar (liscio) e dei motori ad impulso (semplicemente colorato la zona di rosso...)

Lo stesso kit da 3, pare essere stato prodotto anche in versione “plus pack”, con all’interno in omaggio alcuni colori, colla e pennellino.
- 3-PIECE SET Plus Pack





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Vecchio 03-03-06, 01:45   #4
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• U.S.S. Voyager NCC 74656 - LIMITED EDITION (Classe Intrepid)
Nel 1997 la Revell ha immesso sul mercato questo set “speciale” della Voyager. Partendo dal kit grande, la particolarità di questo kit (oltre ad essere ad edizione limitata) è quella di disporre anche di uno shuttle (di tipo 8 ) e portellone hangar aperto per poterlo ospitare (credo), nonché di un set aggiuntivo di decals ultra dettagliati.
- U.S.S. Voyager L.E. (1997)


• Kazon Torpedo
Con questo kit ci troviamo di fronte ad un altro modello discutibile. Discutibile non tanto nella qualità, ma per la scelta del modello da riprodurre. Si tratta, in poche parole, della versione Kazon di uno “shuttle” con prua rinforzata realizzato appositamente per abbordare altre navi (di fatto la punta penetra nella nave nemica facendo una breccia nello scafo. Sempre dalla parte rinforzata dello shuttle, poi, vi è un portello di ingresso/uscita dal quale la squadra d’assalto invade la nave colpita). Strano, quindi, dal momento che questo “Torpedo” è stato visto per davvero poche inquadrature nell’episodio “Maneuvers” (Intrighi) della 2a stagione di VOY... :dub.
Ad ogni modo, il modellino è ben dettagliato, con molte parti “meccaniche” in vista sullo scafo.
Una bella dose di colore, sapientemente applicato, può dare risultati interessanti.
A quanto pare, è stato realizzato con due differenti scatole:
- tipo 1
- tipo 2 (questa è mia)
Dirvi quale sia il motivo (credo differenti mercati, ad ogni modo) non lo so di preciso, ma sicuramente, dato il tipo di modello prodotto, non è stato fatto in differenti versioni!
- Il bellissimo Torpedo kazon realizzato dall’amico Gianco





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Vecchio 03-03-06, 01:53   #5
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INFINE, per riallacciarmi al discorso iniziale (quello secondo cui sono stati prodotti praticamente sempre gli stessi modelli, in più versioni e scale), la Revell-Monogram ha prodotto anche dei MINI SET delle “solite” tre navi.
E quando dico “mini”, intendo proprio “mini”.
Le tre navi in questione (U.S.S. Voyager, Caccia Maquis, Caccia Kazon) sono state prodotte in dimensioni quasi uguali a quelle delle MicroMachines (la Voyager MM è lunga circa 7,3 cm; questa è circa 6,5 cm).
La loro caratteristica è quella di essere ridotte all’essenziale. I kit sono composti da pochi pezzi (ecco perché sono comunque dei kit a tutti gli effetti), facilmente componibili (senza colla, sono ad incastro) con plastiche perfettamente liscie. Tuttavia non mancano alcuni dettagli impressi nella plastica e altri stampati. Il design c’è tutto, ma solo l’indispensabile.
Per la Voyager, ad esempio, ho colorato personalmente il deflettore di navigazione, i banchi phaser, i collettori bussard, la parte “azzurra” delle griglie delle gondole, il cupolino della plancia e poco altro. Questo non toglie che un abile modellista, con pazienza infinita e precisione chirurgica, si possa cimentare nell’arricchimento dei dettagli di questa mini Voyager!
Il Caccia Kazon, cosa molto apprezzabile, è stampato già in una plastica di colore giallo/ocra come l’originale, tanto da non richiedere di essere dipinto (gli altri due sono di un grigio normale).
La cosa senz’altro più bella e degna di nota, questa volta sono i piedistalli (tutti uguali, a parte il colore per quello della nave Kazon).
Realizzati anch’essi in più pezzi da unire, sono così costituiti: la base è a forma di mezzaluna che poggia su 3 piedini cilindrici. La staffa, che parte dal centro della mezzaluna, termina con un “anello”, a cui vanno attaccati i due perni (l’ultimo del quale ha la staffetta che si infila nella pancia della nave) che possono ruotare tra di loro. Questo “meccanismo” permette di inclinare la nave a piacimento, sia in senso longitudinale, che trasversale.
Mi rendo conto di aver fornito una spiegazione “orrenda” di questo piedistallo, ma vi assicuro che è un piccolo capolavoro, soprattutto se consideriamo la totale staticità di ogni altro piedistallo sin qui analizzato!
Quasi per assurdo, questi mini set sono stati i prodotti trek della Revell più reperibili nei negozi, per anni e anni. Sono stati infatti il mio primo contatto (e unico per vari anni) con la serie VOY, prima di riuscire a trovare (per puro... fortuna diciamo) il Set da 3. Le uniche confezioni trovate erano scritte in tedesco, il che, forse, fa pensare ad una diffusione principalmente da e per quel mercato... :dub
Ultima nota: all’epoca della care vecchie lire, questi mini kit costavano 5.000 lire l’uno. Ora costano 1,50 euro.
- Mini Voyager
- Mini Caccia Maquis
- Mini Caccia Kazon
Le prossime foto propongono un confronto tra la Voyager MM e questa mini della Revell-Monogram (potrete vedere i piedistalli e le differenti angolazioni che si possono dare a quello della Revell).
Le foto sono sfuocate. Sono piccole queste navi, ma non stanno mai ferme! (la verità è che non ho ancora la padronanza del mezzo...)
- MM vs Revell 1
- MM vs Revell 2
- MM vs Revell 3
- MM vs Revell 4 (qui potete notare la “cerniera” utilizzata per far inclinare le gondole nella MM... decisamente antiestetica, a dire il vero...)


Concludo il capitolo dedicato alla “Revell-Monogram” con questa “chicca”.
Nella prossima foto potrete vedere le due Voyager prodotte dalla Revell (normale e piccola – non mini!) a confronto con quella prodotta di recente dalla Bandai (che si trova al centro, nella foto).
Interessante vedere le 3 diverse scale di riproduzione!
- Voyagers (Revell 3-piece • Bandai • Revell)





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Vecchio 07-03-06, 23:52   #6
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POLAR LIGHTS

Negli ultimi anni, una nuova ditta (di certo non nuova al modellismo) si è avventurata nell’universo di Star Trek. Si tratta della Polar Lights.
Sebbene abbia visto ancora pochi prodotti “di persona” di questo Marchio, posso dire che realizza dei prodotti assolutamente... ma sì, mi sento di dire “eccellenti”. O almeno “davvero molto buoni”.
Prima di addentrarci nel mondo di Star Trek by Polar Lights, posso dare subito una ottima notizia: essendo prodotti recenti sono facilmente reperibili in negozi di modellismo, negozi online, anche in aste eBay (a differenza di modelli AMT che, come descritto nel topic specifico, ha cessato la produzione una decina di anni fa).





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Vecchio 07-03-06, 23:59   #7
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• U.S.S. Enterprise NCC 1701 (Classe Constitution)
Il primo kit Trek prodotto dalla Polar Lights non poteva essere niente di meno che la celeberrima Enterprise originale, presa pari pari dalla Serie Classica (TOS).
A dire il vero, quando comprai il kit (online), rimasi molto sorpreso (e decisamente deluso) al momento di ricevere il pacco... Mi chiesi «E il resto dov’è?». Una scatola decisamente piccola (abituato com’ero alle voluminose confezioni dei modelli della AMT.
Infatti, questa Enterprise non brilla di sicuro per le dimensioni (le dimensioni, né in mm, né in pollici, né la scala di riproduzione erano indicate nel sito e nemmeno sulla scatola...).
Con i suoi 11 pollici (27,5-28 cm di lunghezza) penso sia l’Enterprise più piccola (come kit “grande“) prodotta.
Un rapido esempio: l’Enterprise TOS della AMT è lunga 18 pollici (circa 45 cm), ma ancora più grande è la versione cut-away (22 pollici - 55 cm circa, al pari della 1701-A).
Ad ogni modo veniamo al modello.
Pur essendo decisamente non ingombrante, il modello è ben realizzato e composto da molti pezzi (più di 50. Un modello come la refit della AMT, più grande e più dettagliato, si aggira intorno ai 35, ed è uno dei modelli con più pezzi!). I dettagli impressi sullo scafo sono decisamente pochi. Dopotutto, ricordiamo, si tratta dell’Enterprise TOS e all’epoca anche la nave originale non brillava in quanto a particolari e dettagli sullo scafo.
La scelta, giustissima quindi, dei produttori è stata quella di realizzare un modello “in linea” con l’originale.
I pochi dettagli presenti, ad ogni modo, sono ben realizzati.
Gli accoppiamenti non danno problemi (eccetto qualche particolare), e nemmeno pare ci siano troppi “giochi” tra le parti da correggere con stucco.
La plastica è di colore grigio chiaro. Quindi, chi volesse, potrebbe tranquillamente evitare di dipingere il modello, a propria discrezione.
Con mia grande soddisfazione questo kit fa sfoggio di piccoli “pin” di plastica da inserire attraverso la sezione a disco per indicare le luci di navigazione (particolare presente nella sola Enterprise Refit della AMT).
Altro dettaglio curato e particolare sono i collettori bussard. A differenza di altri kit, qui troviamo una doppia cupolina trasparente, una interna all’altra. Quella interna è lavorata in modo da “simulare” le famose lucine del modello originale, mentre quella esterna, che chiude la gondola, è perfettamente liscia.
Un altro elemento molto interessante di questo kit, è la possibilità di “scegliere” quale tipo di Enterprise si vuole realizzare. All’interno della confezione, infatti, si trovano i pezzi/parti differenti che permettono di costruire, a scelta:
- l’Enterprise “production” (quella vista nel corso delle tre stagioni della TOS);
- l’Enterprise vista nell’episodio pilota (il primo) “The Cage” (mai trasmesso veramente, ma utilizzato per l’episodio in due parti “Ammutinamento”. L’episodio è tuttavia trovabile come “film” a parte).
- l’Enterprise vista nel secondo episodio pilota (quello effettivamente trasmesso come pilot) “Where no man has gone before”. La stessa versione utilizzata per il secondo pilot, può dare vita anche alla ISS Enterprise (l’Enterprise dello Specchio - “Mirror, Mirror”).
(i maggiori dettagli che differiscono sono: la cupola della plancia, i collettori bussard, il portellone dell’hangar navette, la “coda” delle gondole)

Completano degnamente questo kit una ottima dotazione doppia di decals (decals convenzionali e “adesivi”), che disegnano tutto quello non indicato dallo scafo (oblò e dettagli vari). Gli stessi decals permettono di ottenere, come accennato poco fa, l’Enterprise dello Specchio o l’Enterprise dal 2° pilot.
Altro dettaglio, i decals permettono una ulteriore personalizzazione del modello nelle nostre mani.
È infatti possibile “varare” la nostra nave come “Enterprise” o con nome e NCC di altri vascelli di classe Constitution della stessa epoca (Constellation, Exeter, Defiant).
Un ricco e sufficientemente chiaro foglio di istruzioni spiega la costruzione passo per passo delle singole diverse Enterprise, compresa la disposizione dei decals.
Il piedistallo è costituito da due parti. La base è una replica dello stemma dell’Enterprise della TOS (all’epoca era il simbolo della sola Enterprise, e non dell’intera Flotta Stellare. Ogni nave aveva il proprio simbolo), sulla cui superficie si innesta una semplice asta rettangolare e non troppo spessa che termina con 2 pernetti che vanno ad infilarsi nella pancia della nave.

Alcuni “esperti” modellisti, dato l’ampio spazio vuoto interno al modello, suggeriscono la possibilità di illuminarlo utilizzando dei led. Come sempre, ogni modello è ampiamente personalizzabile!
U.S.S. Enterprise
• Il modello “nudo e crudo” - 1 (si può notare la doppia cupola dei collettori Bussard)
• Il modello “nudo e crudo” - 2 (nota: tutti i cupolini plancia sono trasparenti – ma non vi è niente da vedere dentro!)
In questa foto potete farvi una idea delle dimensioni (la tazza è una tazza normale!)
Il modello dipinto





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• Klingon D7 Battlecruiser
Il secondo modello presentato al pubblico da parte della Polar Lights non poteva non essere l’Incrociatore da battaglia klingon celebre nella TOS, il D7.
Riprodotto in scala 1/1000, questo modellino raggiunge la lunghezza di circa 25,5 cm una volta costruito.
Il kit è costituito in tutto da 40 parti o pezzi così suddivisi: 31 grigi, 8 cromati e 1 clear part di colore rosso.
Come detto sopra, la plastica del kit è del “consueto” grigio e piuttosto liscia. Le parti cromate caratterizzano alcuni dettagli principalmente per le “ali” e per la “testa” del modello.
Anche in questo caso (come per l’Enterprise descritta precedentemente), i dettagli impressi sullo scafo sono pochi e qui anche piuttosto “leggeri”. Tuttavia questo non va considerato un difetto, ma di nuovo una “politica” del produttore di realizzare i modelli in linea come erano in origine quelli visti durante la TOS.
Alcuni modellisti hanno lamentato diverse imprecisioni nell’allineamento delle varie parti, alcune risolvibili con una buona dose di colla, altre più complesse.
Tuttavia, questi possono essere “incidenti” di percorso di alcuni kit, dovuti alla produzione di serie (i difetti esistono ovunque!).
Anche per il D7 la Polar Lights ha seguito la direzione del dare la possibilità al modellista di personalizzare il proprio modello.
Infatti, all’interno troviamo una doppia serie di decals per “varare” il proprio D7 come vascello klingon o come vascello romulano (infatti, “storicamente”, in quell’epoca i due Imperi diedero vita ad una breve alleanza che portò lo scambio di tecnologie. Da una parte i romulani diedero ai klingon la loro tecnologia di occultamento; dall’altra, i klingon fornirono ai loro alleati la classe D7 – non so se i piani di costruzione o direttamente dei vascelli... ma propenderei per la prima ipotesi).
Anche in questo caso i decals, di entrambe le fazioni, sono proposti in due versioni: come normali decals e come adesivi.
Tuttavia il nome stesso del kit impresso sulla scatola riporta il D7 direttamente al leggendario vascello dell’Impero Klingon. Prova ne è anche il bel piedistallo, costituito da due parti, che rappresenta come base un bellissimo simbolo dell’Impero klingon, su cui si inserisce l’asta che sosterrà il modellino.
Completa la dotazione di questo kit un consuetamente chiaro foglio di istruzioni, che spiega come realizzare sia un D7 klingon che un D7 romulano. La differenza sta nell’applicazione dei decals e a quanto pare nella colorazione.
I colori indicati sono una buona approssimazione dei famosi colore “Pantone”. Tuttavia (sempre a detta di modellisti più esperti), richiedono un certo impegno nel mescolare diversi colori per ottenere il giusto risultato.

Una curiosità. Come avremo modo di vedere in altre occasioni e in altri topic, esiste (tra le altre cose) un mercato “parallelo” di decals realizzati apposta per kit normalmente venduti.
Ad esempio, è possibile personalizzare il proprio D7 romulano dipingendolo diversamente e applicando questi decals realizzati appositamente per il kit della Polar Lights. Beh, che dire, il risultato è davvero notevole!

Concludo con un neanche tanto piccolo dettaglio, che ho dimenticato di indicare nella descrizione dell’Enterprise.
Entrambi i modelli (e a questo punto credo pure quelli successivi), riportano impresso sulla plastica ALL’ESTERNO a chiare lettere, pure in rilievo, il Copyright della Paramount.
Sebbene possa capire l’importanza di indicare un Copyright, la decisione di “rovinare” esteticamente un modello in plastica mi pare alquanto discutibile. Modelli di altri Marchi li riportano all’interno, o sui piedistalli, comunque in posizioni che non deturpino l’aspetto del modello.
D7 Battlecruiser
Alcune parti appena estratte dalla scatola. Qui potete notare il design del piedistallo.
Il modello preassemblato
D7 Battlecruiser realizzato dall’amico Gianco.





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• U.S.S. Enterprise NCC 1701 • 1701-A (Classe Constitution - refit)
OH MY GOD!
Un doveroso momento di raccoglimento, di fronte a questo piccolo capolavoro.
Che poi, piccolo, non lo è di certo! Siamo infatti di fronte all’Enterprise “refit” più grande realizzata in kit. Questa nave fa letteralmente impallidire la già notevole Enterprise (refit) della AMT che si aggira intorno ai 55 cm di lunghezza.
Un po’ di misure. La sezione a disco ha un diametro di circa 40,5 cm; lo scafo di ingegneria è lungo circa 29,2 cm... insomma, con una scala di riproduzione di 1/350 questa Enterprise raggiunge la prestigiosa lunghezza complessiva di 86,4 cm!





(Scusate, ero svenuto per l’emozione...)

La Polar Lights per questo modello non si è certo tirata indietro su nessun fronte.
Il kit è composto da molti pezzi (più di 150), molti dei quali sono costituiti da “clear parts”. Pensate che per ogni oblò, anche il più piccolo, il kit prevede il proprio piccolo oblò di plastica trasparente, tutti rigorosamente numerati.
I numerosi pezzi del kit sono racchiusi in molte buste di plastica trasparenti. Dal momento che vi sono parecchie parti, per evitare confusione sono state realizzate buste per i piloni destri e per i piloni sinistri, una busta per ogni gondola, una per le clear parts, per la sezione a disco... quasi per ogni “categoria” di pezzo!
Inutile dire che i dettagli impressi sullo scafo sono ottimi. Una delle cose più emozionanti e “arricchenti” che portano questo kit un paio di scalini sopra ogni altro prodotto prima, è il fatto che vi sono anche alcuni “extra” di prim’ordine, che comprendono parti “optionali”, utili per realizzare una Enterprise refit come vista in “The Motion Picture” (TMP) o come l’Enterprise A degli ultimi film; fino ad arrivare a dei dettagli dell’Interno.
Infatti vi è il famoso “giardino botanico” (da inserire nella pancia della nave e visibile – appunto – dalle finestrone nello scafo), la “conference room / VIP lounge” (un pezzo unico, anche se nella “realtà” vi sarebbero differenze tra la sala conferenze di TMP e degli altri film); un autentico “shuttle bay” (visibile, ovviamente, se si decide di utilizzare il pezzo che raffigura i portelloni esterni aperti) e tre piccoli tipi di navette: uno shuttle in stile TMP, uno shuttle del tipo visto in ST:V e un “work bee” visto in TMP (i work bees sono quei mezzi da lavoro utilizzati principalmente nei cantieri navali; sono monoposto e possono essere configurati con “braccia” meccaniche per trasportare materiali, piastre degli scafi ecc... oppure come “motrici” per trasportare materiali “a rimorchio”...). Nota: alcuni modelllisti hanno sollevato qualche critica sul giardino botanico e l’hangar navette. Ok, bello che ci siano, ma, una volta inseriti, non sono un capolavoro di visibilità dall’esterno.
Questi sono, almeno, i dettagli più interessanti e visibili, nonché unici, che questo kit propone!





«Perché ci sono Klingon che in merito a un trattato di pace la pensano come lei e l’ammiraglio Cartright, ma ci penserebbero due volte prima di attaccare l’Enterprise con lei al comando...» (STVI: The Undiscovered Country)
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Vecchio 19-03-06, 20:47   #10
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Tornando ad aspetti più pratici, l’assemblaggio del modello non scopre il fianco a critiche, problemi ed errori vari. Certo, la perfezione non esiste, ma indubbiamente siamo di fronte, come detto in apertura, a un “piccolo” capolavoro.
Ampissima fornitura di decals (temo di aver letto addirittura “centinaia” di decals) assicurano dettagli per ogni minimo elemento della nave.

Come al solito, le istruzioni della Polar Lights sono bilingue (inglese - francese) e molto accurate.
Vi sono anche le indicazioni per chi desiderasse cimentarsi nel riportare sullo scafo il famoso “aztec pattern” (la piastrellatura dello scafo).
Ad ogni modo, anche per questo kit (come per molti altri) vi sono mercati “paralleli” di “modifiche” o dettagli vari, che comprendono maschere già pronte da utilizzare appunto per l’aztec pattern (soluzione decisamente più veloce).
Sempre in questi mercati si possono trovare altri dettagli, come piccole “sagome” di uomini dell’equipaggio da inserire dietro ai numerosi oblò/finestre dello scafo, ad esempio nella sala conferenze, per dare un tocco di realismo in più.

Il piedistallo.
Ho visto solo un esempio di piedistallo per questo kit, ma ritengo sia quello ufficiale.
Che dire? Decisamente MOLTO originale. È realizzato ad immagine di “stazione spaziale”, dove le navi vengono portate per riparazioni, costruzione ecc...
La base è un grande elemento che somiglia appunto ad una parte di base spaziale (vi sono dei decals, nel kit, dedicati persino al display base). L’Enterprise poggia su tre piloni traspararenti (due “cilindri” stretti e lunghi che dalla base vanno fino alla sezione a disco e uno più largo e basso che dalla base arriva alla parte terminale inferiore della nave).

Sebbene questo kit possa sembrare “intimidatorio”, per dimensioni, numero dettagli e relativa difficoltà, vari modellisti lo raccomandano altamente (e grazie tante...).
Attenzione, per chi volesse comprarlo, alle dimensioni. Non è certo un giocattolo! Oltre alla lunghezza di 86 cm e alla larghezza di 40, una volta sistemato sul suo piedistallo, questo gingillo tocca quota 30 cm in altezza.
Confezione
Vip Lounge (dal kit)
Giardino botanico (dal kit)
Giardino botanico (dipinto)
Work bees (dal kit)
• Guardate persino il dettaglio dei “docking ports” (la AMT aveva solo un foro cilindrico)
Scafo ingegneria finito con visione del display base
Vista di prua
Vista 3/4 posteriore
Vista di poppa
• Ancora in lavorazione, potete vedere il confronto con il D7, sempre della Polar Lights!
Confronto con la già grande Enterprise A della AMT

Bene, mentre aspetto che qualcuno me la regali, vi do appuntamento al prossimo kit! :





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