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Vecchio 20-02-12, 13:32   #1
CUBO BORG
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Predefinito Perfino gli eroi muoiono

Premessa: ho scritto questo racconto diversi anni fa, per una rivista che alla fine non venne mai alla luce. Successivamente lo pubblicai sul mio blog. E' uno dei pochi che ho scritto che ha riferimenti a Star Trek.

Prima Parte:

Perfino gli eroi muoiono



“Non credo sia così facile lasciarsi.” Pensò tra se Slar mentre aspettava in silenzio.
Lasciarsi? Forse avrebbe dovuto dire lasciarla? Rifletté ancora.
Frola, la sua compagna intanto era distante, disperata per la malattia del loro figlio. Concepito per caso e destinato ad una fine ingiusta, la morte.
Slar passeggiava nervosamente. Dopo due anni passati nel tentativo d’integrarsi in questa società, dopo tutti gli sforzi fatti per studiare questa cultura ora, Slar avrebbe dovuto lasciare tutto, per un incidente di percorso.
Le parole dei superiori gli rimbombavano nel cervello come una pioggia senza fine.
“Il piccolo non può sopravvivere e se qualcuno lo scopre, sei morto. Metteresti in pericolo tutta la missione”. Questi erano gli ordini che gli avevano ripetuto fino alla nausea.
Slar lo sapeva bene e, nonostante si era stato introdotto da poco in questa cultura, aveva iniziato a rimanerne sia influenzato che affezionato.
Aveva lasciato la sua razionalità sul suo pianeta natale e si era fatto travolgere sentimentalmente da queste forme di vita.
Slar contava i passi nervosamente in una piccola stanza bianca all’ultimo piano di un grande edificio grigio. Il palazzo era nascosto in una strada buia adiacente ad un vecchio cimitero nella parte orientale della città vecchia.
Frola la sua compagna, lo stava ancora aspettando. Slar la osservava dalle finestre della stanza, aggirarsi apparentemente disperata nel cortile del palazzo.
Lei stessa, inconsapevolmente, lo aveva spinto proprio tra i suoi simili.
Frola aveva sentito strane voci sul conto di un vecchio palazzo nella parte orientale della città. Storie appena sussurrate di alieni che potevano curare qualsiasi malattia.
Quelle voci avevano acceso nello spirito di Frola una scintilla di speranza. Quell’orribile piaga che stava colpendo loro figlio, forse poteva essere curata da quegli esseri.
Ne avevano parlato tanto Slar e Frola e si erano decisi a provare tutte le strade per curare il piccolo, il cui colore della pelle era un vero tormento per la povera madre.
Frola provava vergogna per quella pelle ma allo stesso tempo tremava al pensiero sul futuro del figlio. Ingiusta la vita a renderlo così diverso dagli altri piccoli, così fragile e con quegli occhi cosi chiari da renderlo quasi abominevole.
Slar si distrasse dai suoi intimi pensieri quando la porta della stanza si aprì. L’ufficiale medico apparve nella stanza e si fermò diversi minuti a parlare con lui. Prima di uscire l’ufficiale gli consegnò una piccola fiala con un liquido trasparente e gli ordinò di presentarsi l’indomani per il rimpatrio.
Slar annuì, si infilò la fiala contenente un fortissimo veleno nella tasca della sua giacca e lasciò il palazzo, lo stesso in cui qualcuno ingenuamente credeva che degli alieni curassero malattie.
Quando Slar riapparve nel cortile Frola si incamminò rapidamente verso di lui per abbracciarlo. Si era molto preoccupata, era scomparso per diversi interminabili minuti.
Slar non aveva fatto caso al tempo che avevano trascorso separati. Frola era visibilmente agitata e per un istante a Slar sembrò di intravedere una lacrima nei suoi occhi. Slar le passò una mano sulla testa e, cercando di non sbagliare lingua ed accento le parlò quasi sussurrando. Tristemente le disse che non c’erano alieni in quel palazzo ma soltanto abitazioni di soldati, proprio come loro due.





http://www.youtube.com/watch?v=LSOMPTVAKZw

Se non sopporti un po' di sangue dal naso, è meglio che te ne torni a casa.
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