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Vecchio 18-02-11, 01:26   #31
Vegeta
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

6.
Il capitano D’Antona si sedette sulla poltrona al centro della plancia e strinse i braccioli.
Sebbene lo avesse già fatto più volte nell’ultima settimana, durante l’addestramento e le innumerevoli ore di simulazioni, sentì un crampo alla bocca dello stomaco.
Il ponte di comando, piccolo e raccolto, fremeva d’attività.
- Ufficiali a rapporto – scandì l’Umano. – Operatività dei sistemi?
- Propulsione primaria e secondaria attive – confermarono in coro i Dausus dalle rispettive postazioni, davanti a lui. – Timone e sistemi di navigazione calibrati, signore.
- Scudi e armamenti pronti, capitano. – Keltrin, alla sua destra. Per la prima volta, D’Antona notò che la Trill portava i pantaloni, sotto la casacca della divisa, al posto della gonna indossata di solito dal personale femminile. Inarcò l’angolo della bocca in un sorriso di pochi millimetri. Di più, non osò.
- Controllo operazioni e apparato dei sensori operativi, signore. – Xabra, postazione a sinistra. La tensione nella voce si avvertiva perfino attraverso l’altoparlante della sua tuta.
Il capitano sfiorò un comando sul bracciolo della poltrona: - Ishmael a torre di controllo Time Zero, pronti a muovere. Chiediamo il permesso di salpare.
- Permesso accordato, Ishmael – rispose l’operatore, dall’interfono. – Area sgombra e ormeggi ritratti. Apriamo i portelloni di lancio.
- Ricevuto, Time Zero. Ishmael chiude. Guardiamarina - chiamò il capitano, stavolta rivolto al timoniere, - Avanti con i propulsori di manovra.
Silenziose fiammate termonucleari spinsero delicatamente in avanti la nave, mentre gli enormi boccaporti della stazione si schiudevano dinanzi ad essa.
Una manciata di secondi e la Ishmael fu libera.
- Capitano – avvisò l’ufficiale alle comunicazioni, - l’ammiraglio Snorh ci sta chiamando.
- Lo passi sullo schermo grande.
Il volto del felinoide si sovrappose all’immagine del manto stellato: - Signori, non vi farò le ultime raccomandazioni, nè vi augurerò buona fortuna poiché ripongo totale fiducia nelle vostre capacità – esordì. – Do ufficialmente il via libera a questa operazione, il cui nome in codice sarà Tempus Fugit. Vi aspettiamo.
- Grazie, ammiraglio – si congedò semplicemente D’Antona, a nome di tutti.
- Snorh, chiudo.
- Signor Dausus – riprese il capitano. – Un quarto d’impulso.
Il vascello si lasciò ben presto alle spalle il gigante gassoso.
- Capitano, siamo in zona di minima interferenza gravitazionale – annunciò Zanthi Dausus.
- Bene, navigatore – rispose l’ufficiale comandante, - imposti la rotta due, due, tre, mark uno, cinque. Curvatura otto al mio comando. - Il capitano si alzò e si diresse verso il gigantesco oblò che occupava tutta la parte anteriore della plancia, e che fungeva anche da monitor principale: - Dia gas.
La Betazoide eseguì senza fiatare quell’ordine in gergo motociclistico.
Un suono simile a un tuono lontano. Il reattore materia-antimateria era entrato in funzione.
D’Antona, il viso a pochi centimetri dal pannello che lo separava dal vuoto dello spazio, rabbrividì per l’ennesima volta dall’emozione quando l’universo si condensò per un istante in un immenso fuoco pirotecnico. L’istante successivo, le stelle saettavano intorno alla nave.
Terminato il suo consueto rituale, il capitano tornò a sedersi al posto di comando, mentre Terissa Dausus lo informava: - Curvatura otto, signore. Possiamo attivare la cronocurvatura.
- Proceda – assentì D’Antona.
La giovane guardiamarina aggrottò la fronte quando la sequenza che aveva impostato sul timone venne respinta per la seconda volta: - Sala macchine – chiamò la Betazoide al comunicatore – Ci sono problemi alla cronocurvatura? – In risposta, solo voci e runori indistinti. – Comandante Mansour?
- Guardiamarina, siamo pieni di lavoro, qua sotto! – la voce dell’ingegnere inondò gli altoparlanti. – Se vuole usarmi la cortesia di attendere, tra cinque minuti sarò tutto per lei. Mansour, chiudo.
Prima che D’Antona potesse intervenire, il suo comandante in seconda aveva già aperto la comunicazione: - Figliolo – iniziò, con voce mielosa, - anche ammesso che stia spalando carbone nel nucleo, risponda ancora così e la faccio entrare in curvatura a calci nel culo. Keltrin, chiudo. – Indirizzò un sorriso a Dausus: - Ritenti, timoniere.
- Sala macchine – qualche secondo di esitazione. – Rotta e velocità impostate. Possiamo procedere al salto temporale?
La risposta fu immediata dalla sala macchine fu immediata: - Condensatori subspaziali carichi. Cronocurvatura pronta.
- Attivare, guardiamarina.
Dausus spinse in avanti il cursore.
Gli ufficiali si sentirono spingere con forza contro i propri sedili, poi tutti guardarono verso il visore principale: gli astri, che prima apparivano come lucenti scie multicolori, avevano anche iniziato a ruotare intorno a loro, come se stessero precipitando in un gorgo cosmico. Come navigatori dello spazio, tutti i presenti sapevano che le stelle non erano fisse nel cielo, ma descrivevano lunghissime orbite attorno al centro della galassia. E sapevano anche che, muovendosi indietro nel tempo, quello che stavano vedendo era come un filmato della volta celeste proiettato al contrario a decine di volte la velocità normale. Ciò nonostante, rimasero senza fiato.
Zanthi Dausus fu il primo a rompere il silenzio: - Siamo in cronocurvatura, signore – confermò il navigatore. – arrivo alle coordinate spazio-temporali stabilite, meno dodici ore, tempo della nave.
Gli ufficiali tirarono un silenzioso sospiro di sollievo, prima di tornare alle proprie incombenze.





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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Vecchio 18-02-11, 03:28   #32
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

7.
Turno di notte.
Nella luce soffusa della plancia, D’Antona si sforzò di non fissare il conto alla rovescia che scorreva, silenzioso e snervante, sullo schermo principale e rivolse l’attenzione a a Mansour, che stava facendo rapporto sui sistemi di propulsione della nave: - Come mai stiamo effettuando un avvicinamento graduale? – domandò il capitano, più per rompere la monotonia che per reale interesse. – Non era più semplice arrivare a destinazione con un unico balzo temporale?
- Sarebbe stato anche possibile – spiegò pazientemente il suo ingegnere capo, - ma questo sistema consuma meno energia e inoltre è molto più preciso e sicuro.
D’Antona annuì e si versò il secondo caffè della serata. Alla fine di ogni turno, il capitano vuotava il capace thermos che sempre si portava in plancia. Il suo successore al comando della Sarajevo, avrebbe avuto un bel daffare a ripulire cinque anni di segni circolari che le tazzine aveva lasciato sul bracciolo della poltrona. Per non parlare di tutte le macchie sul pavimento.
Il macchinista accettò il caffè che il suo superiore gli offriva. Al primo sorso, i lineamenti di Mansour si distesero in un largo sorriso: - Caffè di Quran?
- Sì, è da sempre la mia miscela preferita. – confermò il capitano. Poi chiese: - Lei viene da Quran? Credevo non faceste parte della Federazione.
- E’ proprio così – ammise il giovane comandante, - pur essendo una delle più antiche colonie terrestri, siamo sempre rimasti indipendenti. Nonostante ciò, intratteniamo eccellenti rapporti diplomatici e commerciali con la Federazione, tanto che mio padre, il primo ministro del pianeta, ha voluto che mi formassi nella Flotta Stellare. Gli succederò nella carica quando raggiungerò il grado di capitano.
- Capisco. E avete sempre problemi con i Cardassiani?
Mansour rise: - I Cardassiani ci danno problemi praticamente da quando siamo arrivati, e si fanno sempre più aggressivi ogni anno che passa. Ma siamo in grado di tenergli testa. La loro economia è in completo sfacelo – soggiunse, più seriamente. – Si dice stiano progettando l’invasione di un pianeta vicino.
Il sibilo delle porte del turboascensore annunciò un ingresso in plancia.
Fatto insolito, a quell’ora.
- Dottoressa T’Der, c’è qualche problema? – domandò Keltrin alla nuova arrivata.
- In effetti, ho una questione che vorrei sottoporre al capitano – fu la semplice risposta. Nel mentre, la Vulcaniana superò a grandi passi lo spazio tra il turboascensore e le postazioni di controllo principali, si fermò alle spalle del primo ufficiale e le posò una mano sulla spalla. D’Antona balzò in piedi un istante prima che la Trill crollasse sulla console, solo per trovarsi la bocca di un phaser spianata in faccia.

Continua…





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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Vecchio 19-02-11, 15:19   #33
Dr. Soong
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

Non posso che confermare quanto già detto:

Quote:
T'Mir
Mi piace la trama e poi ci sono delle descrizioni bellissime, perfettamente equilibrate con i dialoghi e soprattutto di giusta lunghezza (non di quelle che durano otto pagine durante le quali il protagonista è "congelato") e con tocchi di ironia.

Quote:
Nicole Felton
I tuoi personaggi poi, non solo sono originali, ma hanno personalità ben definite.



E' un racconto molto ricco e di qualità!
Bellissimo, soprattutto perchè ogni riga riesce a mantenere forte l'interesse del lettore con una descrizione sempre curata e originale.

Tutta l'idea e la descrizione del viaggio temporale è ben costruita e mi ha sorpreso positivamente.

Quote:
Vegeta
... come se stessero precipitando in un gorgo cosmico.
Immagine suggestiva



Finora non hai deluso le aspettative......spero in tanti altri capitoli!





Non amare è illogico.


Stark: "...il mio lato, il tuo lato, il mio lato, il tuo lato...."


Willie: “Sto aggiustando la tua astronave, purtroppo non ci capisco gran che”
Alf: “Nemmeno io: io giro solamente la chiavetta e quella parte!”
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Vecchio 06-06-11, 13:16   #34
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Continua...

- Vi chiedo cortesemente di rimanere ai vostri posti e di gettare l’arma d’ordinanza al centro della plancia – disse il medico.
Mansour fu il primo a reagire, ma fu ricacciato indietro dal raggio di energia del phaser, che lo abbattè a terra.
- Dottoressa – D’Antona, a denti stretti, - dove vuole arrivare?
- Gettate i phaser dove posso vederli – ripetè semplicemente T’Der. – Uno per volta.
Il capitano cercò qualche traccia di emozione, nel tono della richiesta. Non ne trovò.
- Fate come dice – ordinò l’umano, chinandosi per posare a terra la propria arma e allontanandola con un calcio. La vulcaniana si assicurò che tutti imitassero il loro superiore, poi tolse il phaser dalla fondina di Keltrin e ne scostò il corpo esanime dai comandi, per digitare qualcosa sul quadro.
Isola la plancia dal resto della nave.
- T’Der, tutto ciò non è necessario – osservò il capitano. – Se le sue azioni seguono una logica, me ne faccia partecipe. Possiamo certamente trovare un terreno comune.
- Renderla edotta circa i miei propositi in questo momento sarebbe fuori luogo. Come lo è il suo tentativo di distrarmi per prendere tempo. - Attenta, misurata, la donna aggirò la postazione tattica e si mosse verso i controlli di navigazione: - Ora mi ascolti. Desidero solo che invertiate la rotta e che portiate la nave nell’orbita terrestre. Fino ad allora, consideratevi miei ostaggi, con tutte le implicazioni del caso. Tentare azioni contro di me non sarebbe logico. – Si rivolse al navigatore e al timoniere: - Signori Dausus, usciamo dalla cronocurvatura.
I due betazoidi guardarono D’Antona, ma non si mossero. Il capitano, sempre con le mani alzate, arrischiò due passi nella loro direzione, cercando di sviare su di sé l’attenzione della vulcaniana: - T’Der, non vedo perché dovremmo acconsentire alle sue richieste – altro passo verso la dottoressa. - Questa missione ha lo scopo di evitare la distruzione del suo mondo natale e l’assassinio di sei miliardi di suoi simili. Stando così le cose, o lei è la spia di qualche potenza nemica o non è nel pieno possesso delle sue facoltà mentali.
- Ho meditato a lungo questa decisione – assicurò l’ufficiale medico. – Questa era l’unica opzione possibile. – Il viso di T’Der chiuse nuovamente ogni spiraglio al dialogo: - Prego, capitano, faccia un passo indietro. – Si voltò appena, per tenere sotto controllo il più ampio campo visivo possibile. – Signori Dausus, non intendo fare del male a nessuno, ma ho bisogno della vostra collaborazione e so come ottenerla. Se usassi il phaser per stordire uno di voi due, è probabile che l’improvviso distacco del legame telepatico provochi all’altro uno shock neurale. Non mettete alla prova la mia risolutezza.
I gemelli si guardarono, annuirono e opposero uno sguardo fermo alla vulcaniana.
Il medico alzò l’arma senza più parlare e la puntò alternativamente sui due betazoidi, in un gesto lento e ampio.
D’Antona notò un movimento inaspettato con la coda dell’occhio.
Keltrin.
La Trill, ancora accasciata sulla sua postazione, stava allungando la mano, un centimetro per volta, verso il proprio stivale.
L’umano cercò di seguirne le mosse senza farsi notare, pregando che gli acuti sensi dell’ufficiale medico non cogliessero il pericolo. Keltrin sollevò di scatto un phaser tascabile, ma T’Der aveva già anticipato la mossa.
Danneggerà il suo simbionte!
Una donna vulcaniana possedeva circa il doppio della forza di un maschio umano adulto.
Nessun problema.
Urlando, D’Antona si lanciò sulla traiettoria di tiro, intercettando il raggio azzurro con la spalla, vacillò e avanzò verso la donna. Infuriato, avvertì vagamente il secondo sparo e l’odore della propria pelle ustionata, prima di afferrare l’arma e frantumarla con la mano. Un colpo preciso alla mascella lo ricacciò indietro.
D’Antona riguadagnò un barbaglio di lucidità: i vulcaniani erano capaci di concentrare in maniera estremamente precisa la propria forza e, per di più, l’avversaria conosceva perfettamente l’anatomia umana.
Un colpo ben piazzato e la partita sarebbe stata chiusa.
Inaspettatamente, il medico attaccò: il capitano riconobbe una mossa di tal-shaya, la più antica arte marziale vulcaniana, deviò il colpo con il braccio sinistro e lasciò partire il destro in un diretto che riuscì solo a fendere l’aria, mentre veniva raggiunto da un secco calcio al plesso solare. D’Antona rimase in piedi a fatica, indietreggiò boccheggiando e assunse una posizione difensiva. Molto più guardinga di prima, T’Der non approfittò della momentanea vulnerabilità dell’avversario, ma alzò a sua volta la guardia. L’umano e la vulcaniana si studiarono senza un movimento.
D’Antona aveva assistito a diversi tornei di arti marziali, su Vulcano: un incontro poteva durare fino a quattro giorni, capaci com’erano gli atleti di stare immobili l’uno di fronte all’altro per ore e ore di fila, prima che un impercettibile segno di cedimento nell’avversario spingesse uno dei due ad attaccare. Un paio di colpi, si fermavano nuovamente e avanti così finché il vincitore non faceva la mossa decisiva.
Capiva che se la dottoressa utilizzava una tattica del genere, il suo superiore autocontrollo e la migliore tecnica l’avrebbero portata a prevalere.
Si lanciò in avanti quasi alla cieca.
Parando colpi e contrattaccando sempre più furiosamente, il capitano percepì appena i volti impietriti degli altri ufficiali e Keltrin che gli urlava di liberare la linea di tiro.
Arretrò di un passo decise di rischiare tutto: intercettò il piede di T’Der esattamente dove si aspettava che sarebbe arrivato, afferrò la caviglia e, ruotando su se stesso come un lanciatore di martello scagliò in aria la vulcaniana.
I due betazoidi si abbassarono un attimo prima che l’ufficiale medico volasse al di sopra della loro postazione, per rovinare pesantemente sotto al visore principale.
T’Der si sollevò senza un suono in un unico, fluido movimento. Il phaser di Keltrin la fece crollare di nuovo sul pavimento metallico.
Il capitano rimase in piedi, ansimando. Notò con disappunto che nessuno si muoveva.
- Comandante Keltrin, metta agli arresti la dottoressa T’Der. Qualcuno chiami un infermiere per il comandante Mansour. – Fece scorrere lo sguardo accigliato per tutta la plancia: - E, signori, vediamo di assumere un atteggiamento più professionale, qui.





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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Vecchio 06-06-11, 13:17   #35
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

8.

- Allora, è una romulana?
- No, signore – Keltrin faticò a star dietro al suo superiore, diretto a grandi passi verso l’area di detenzione. – E neppure appartiene a un’altra specie. I suoi marcatori genetici sono inequivocabilmente vulcaniani. Ma lei è certo di star bene, capitano?
D’Antona non si era ancora cambiato la divisa, il cui tessuto giallo oro recava una vistosa bruciatura al centro del petto. Non le rispose neanche: - Segni di disfunzioni cerebrali? Di lavaggio del cervello?
- Non ne abbiamo riscontrati, ma naturalmente non posso dirlo con certezza, visto che ho dovuto eseguire i test io stessa, insieme a un paio di infermieri. A un certo punto la dottoressa si è perfino offerta di aiutarci – sorriso sprezzante. – E, a proposito, ci ha anche tenuto ad assicurarmi che non è nel periodo del pon farr.
D’Antona annuì appena: - Non mi piace dover andare in missione senza l’ufficiale medico.

Continua...





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
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Vecchio 07-06-11, 01:19   #36
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Mi fa piacere che sia ancora qualuno che scrive racconti.
Ma dove sono finiti tutti gli scrittori? Boh...

Continua Vegeta, continua...
MiaPiccolina Non in Linea   Rispondi Citando
Vecchio 27-06-11, 22:38   #37
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Devo ammettere che la tua spiegazione via MP sull'uso del corsivo mi ha fatto chiarezza:

Quote:
Vegeta

le parole o le frasi in corsivo che ogni tanto interrompono l'azione, sono i pensieri del capitano (solo i suoi, per non confondere troppo le idee); ho utilizzato questo espediente per rendere la lettura un po' più scorrevole.

Forse se avessi letto il racconto tutto di seguito non avrei avuto problemi a capirlo, sorry.
Comunque bella idea!
Il racconto procede benissimo però speriamo anche di leggerti nel forum un po' più spesso e faccio lo stesso invito anche a tanti altri amici di TrekPortal che ultimamente postano meno!
Dr. Soong Non in Linea   Rispondi Citando
Vecchio 01-08-12, 00:29   #38
Nicole Felton
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

Dopo una vita, son passata di qui.

Voglio solo dirti che ho appena riletto questa storia e la trovo potente e così ben scritta! Come ti ho già detto, hai una grande capacità di tratteggiare i personaggi - il che è una rarità. Mentre continui ad approfondire il personaggio di D’Antona, mi piace come si sta sviluppando il rapporto tra i membri del’equipaggio. La trama è godibilissima e agile, fluida, senza inutili pesantezze (e qui ripeto T'Mir); i colpi di scena sono ben dosati. Il lettore può veramente sentirsi in plancia quando la vulcaniana entra in azione, hai reso “visibile”così bene la scena! Ben fatta e molto intensa. Non sono molto portata per le cose tecnologiche, così non posso apprezzare tutte le sfumature dei passaggi dedicati alle specifiche della nave e alla soluzione dei problemi dei viaggi temporali, ma mi è piaciuta la citazione letteraria: la nave di D’Antona ha il nome del fuciniere di Achab ed appartiene alla classe della mitica Avalon. Non so quanto fosse intenzionale, ma è degno di nota. Continua così - quando la vita reale te lo permette! Mi sto divertendo molto e spero che tu torni!

Nicole





«Sai, Will, mi piacerebbe davvero avere una mappa della galassia, così come è disegnata da te. Ci sarebbero tutte le stelle e i sistemi planetari, e al centro della galassia ci saresti tu, e tutto ruoterebbe intorno a te. E tu avresti un grande sorriso sul tuo volto, perché è davvero questo il modo in cui a volte penso che tu veda la realtà.» - Deanna Troi a Tom Riker, in: P. David, "Imzadi II - Triangle"
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Vecchio 26-11-12, 00:49   #39
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Predefinito Re: Star Trek - Tempus Fugit -

Riprendo dopo tanto tempo da dove avevo lasciato, spero ci sia ancora qualcuno a leggermi, là fuori...

8.
- Allora, è una romulana?
- No, signore – Keltrin faticò a star dietro al suo superiore, diretto a grandi passi verso l’area di detenzione. – E neppure appartiene a un’altra specie. I suoi marcatori genetici sono inequivocabilmente vulcaniani. Ma lei è certo di star bene, capitano?
D’Antona non si era ancora cambiato la divisa, il cui tessuto giallo oro recava una vistosa bruciatura al centro del petto. Non le rispose neanche: - Segni di disfunzioni cerebrali? Di lavaggio del cervello?
- Non ne abbiamo riscontrati, ma naturalmente non posso dirlo con certezza, visto che ho dovuto eseguire i test io stessa, insieme a un paio di infermieri. A un certo punto la dottoressa si è perfino offerta di aiutarci – sorriso sprezzante. – E, a proposito, ci ha anche tenuto ad assicurarci che non è nel periodo del pon farr.
D’Antona annuì appena: - Non mi piace dover andare in missione senza l’ufficiale medico.
– Dubito ne avremo bisogno. Ma alla peggio sono in grado di rappezzare qualche ferita, in una vita precedente sono stata anche un medico. Certo, sarà stato ottocento anni fa.
In fondo al corridoio, i due si fermarono dinanzi una porta sorvegliata da una guardia della sicurezza che, a un cenno di Keltrin, digitò un codice sulla serratura, facendosi poi da parte e mettendosi sull’attenti mentre i suoi superiori varcavano la soglia della cella.
La dottoressa T’Der, seduta in meditazione sul pavimento, sollevò appena lo sguardo verso di loro: - Signori – salutò, indicando poi l’unica sedia presente nell’alloggio, come se si trovasse ancora nel proprio ufficio: - Mi rammarica ci sia un solo posto a sedere. Uno dei due può accomodarsi sulla branda.
Si sedette solo D’Antona, mentre Keltrin rimase in piedi, in un angolo. Rimanendo dove si trovava, la vulcaniana si rivolse all’umano: - Lei possiede delle notevoli risorse, capitano – disse – è un peccato che faccia ancora fatica a trovare una sua collocazione. Penso che un percorso psicoterapeutico possa esserle di beneficio, se lo desidera. - Attualmente, è una cosa che non le compete – tagliò corto D’Antona. – Visto che sa benissimo perché sono qui, evitiamo di perdere tempo e inizi a dirmi ciò che mi interessa. – Mi permetta prima di rivolgerle una domanda – il tono paziente, ma fermo di lei, fece dubitare per un istante al capitano su chi dei due rivestisse il ruolo dell’interrogato: - Può affermare, in coscienza, di comprendere davvero il motivo per cui si è imbarcato sulla Ishmael?
- Dottoressa – replicò l’uomo, senza riuscire a nascondere del tutto l’irritazione – quando è stata reclutata per la missione, lei ne conosceva le specifiche bene quanto me: il nostro compito è quello di impedire che un pazzo devii la linea temporale dal suo giusto corso, evitando di conseguenza il massacro del suo popolo. Non ci sono margini di incertezza. – Ciò che ci viene richiesto è perfettamente chiaro anche a me – affermò il medico – proprio per questo mi sono proposta che la missione fallisse, fin da quando mi è stato chiesto di prendervi parte.
– Ci dica piuttosto chi c’è dietro tutta questa follia – intervenne Keltrin. – Klingon? Romulani? I Gorn?
Il medico assunse l’atteggiamento metà sarcastico e metà annoiato che i vulcaniani riservavano alle persone che ritenevano poco attente e preparate: - Comandante, credevo avessimo già stabilito che non sono manovrata da terzi e che non soffro di scompensi psichici – tornò a rivolgersi al capitano. – Signore, nel fare tutto ciò che ho fatto mi sono sempre appellata alla logica. E la logica impone che le esigenze dei molti contano più di quelle dei pochi.
D’Antona soppesò con cura quanto aveva appena sentito. La comprensione si faceva faticosamente strada in lui. – Dottoressa – iniziò cautamente – non starà davvero suggerendo che sei miliardi di suoi simili sarebbero quei pochi?
- E’ un fatto innegabile, capitano. Anche tutti i morti del mio mondo sono pochi, a fronte dei trilioni di individui che popolano la nostra galassia, le cui sorti sono ora in mano all’equipaggio di questa nave.
- T’Der – insistette D’Antona - mi pare francamente impossibile che, come vulcaniana e come medico, lei voglia mandare all’aria la sola possibilità che ha di salvare la sua gente. - Non creda che per me sia una decisione facile, capitano – gli occhi della donna lo trafissero. – Ho perso tutta la mia famiglia, nel disastro di Vulcano. Ciò non di meno, ritengo profondamente inaccettabile riaverli indietro al prezzo di cancellare un intero universo, per riscriverlo in nome di una presunta “storia vera”. Una storia alla quale noi faremmo peraltro ritorno da estranei. – Qui non si tratta delle nostre vite – fece notare il primo ufficiale. – Un uomo che non avrebbe mai dovuto mettere piede in questa epoca è arrivato qui e ha introdotto uno squilibrio nella storia che è nostro dovere eliminare. La distinzione tra bene e male mi pare nettissima. - Nero non è venuto qui di propria iniziativa – puntualizzò la vulcaniana, - ce lo ha portato il fato, Dio o qualunque altro ente supremo nel quale voglia credere. E’ impensabile assolverlo dall’enormità dei suoi crimini, ma non spetta a noi fermarlo, non in questo modo. Commetteremmo un crimine ancora più grave.
- Viene a parlare a noi di crimini? – ribatté, aspro, D’Antona. – Se nutriva dubbi del genere, perché non li ha esposti al comando di flotta, invece di tentare di dirottare la nave?
- Perché non sarebbe stato logico. Il comando di flotta si sarebbe limitato a rimpiazzarmi e la missione sarebbe stata completata prima che potessi intervenire. D’altra parte, immaginavo anche che nessun membro mi avrebbe aiutata spontaneamente. L’unica alternativa valida era assumere il controllo della Ishmael per il tempo necessario a rendere di dominio pubblico la sua esistenza e il suo scopo. Larghi strati della politica e dell’opinione pubblica sono contrari alle manipolazioni della linea temporale, non a caso l’operazione è stata condotta nel massimo segreto: renderla nota, avrebbe probabilmente scoraggiato ulteriori tentativi. – La missione in ogni caso andrà avanti, dottoressa – replicò il capitano. – Se non ha altro da aggiungere, il comandante e io torneremmo al nostro lavoro.
- Signore, rammenti solo che viaggiare nel tempo per cambiare quello che non ci piace non ci darà il migliore dei mondi possibili. Neppure se ci mandassero a eliminare Kodos, Khan, Pol Pot, Hitler o perfino Caino prima dell’assassinio di Abele.
D’Antona fu il primo ad avvertirla. Una vibrazione anomala si riverberava nello scafo e, prima di poter mettere in guardia le due donne, il pavimento venne loro a mancare sotto i piedi. Rialzatosi, il capitano raggiunse immediatamente l’interfono: - Plancia, che cosa succede? – scandì, tentando di mantenersi calmo.
- Siamo incappati in una massiccia distorsione spazio-tempo, capitano – la voce era quella di Xabra. Giovane. Impaurita.
- Torniamo subito su.





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Quando D’antona e Keltrin rientrarono in plancia, tutti gli ufficiali erano aggrappati a qualche appiglio. – Rapporto – ordinò il capitano prima ancora di sedere al posto di comando, che l’alcoriana fu ben lieta di cedergli. L’umano faticò a sentire la voce ovattata dell’ufficiale scientifico, tra il rumore della sirena e i gemiti dello scafo martoriato: - L’anomalia è comparsa improvvisamente a zero punto sei anni-luce da qui. Emette una cospicua quantità di particelle cronotoniche che vengono attratte dai nostri motori.
- Possiamo ad allontananarci dall’anomalia?
- Negativo, signore – risposero i Dausus - il campo si è destabilizzato, non riusciamo più a manovrare.
- Capitano! – era l’ingegnere capo, dalla sala macchine, - più ci avviciniamo, più cronotoni vengono assorbiti dai condensatori subspaziali. Stanno surriscaldando i motori, rischiamo di fondere le bobine di curvatura!
Il piccolo mondo formato dal suo equipaggio, tutto sulle spalle del loro capitano. Ancora una volta passò mentalmente in rassegna il suo l'addestramento e le passate esperienze:
Primo. Sii rassicurante e mostrati padrone della situazione. - Tenente, qual è lo stato della nave?
- Tutti i sistemi in sovraccarico. All’attuale rotta e velocità, perderemo gli elementi critici fra quattro minuti e tredici secondi. Trenta secondi dopo, avremo un collasso del nucleo.
Secondo. Passa in rassegna tutte le opzioni possibili. - Comandante Mansour – chiamò D’Antona, - possiamo effettuare uno spegnimento d’emergenza dei motori?
- No! – insieme alla voce dell’ingegnere, dalla sala macchine proveniva il frastuono di uomini e mezzi al lavoro. – Se togliamo energia alle bobine, i condensatori si scaricheranno in automatico e, con tutta l’energia che stanno accumulando, finiremmo migliaia di anni nel passato! Se ci va bene.
Terzo. Prendi una decisione. E poi prega. - Sala macchine, rimanete in linea. Al mio segnale sganceremo le gondole.
Sentendosi osservato, il capitano notò che l’alcoriana, tenendosi in piedi a fatica accanto alla sua poltrona, stava cercando di richiamare la sua attenzione: - Tenente, non siamo a lezione in accademia – disse D’Antona, cercando con lo sguardo il viso racchiuso nel casco, indistinto nella foschia verdastra del gas che l’aliena respirava. – Ha qualche idea?
- Sì, capitano, in effetti stavo pensando che potremmo spurgare i condensatori utilizzando un campo di inversione subspaziale… ha presente il sistema usato per convertire l’idrogeno in antimateria? Ecco, applicando il campo in entrata ai condensatori trasformeremmo i cronotoni in anti-cronotoni, determinando l’annichilazione…
- Tenente, credo che mi fiderò sulla parola. Quanto le ci vuole per fare una cosa del genere?
- Ho già scritto il programma, possiamo lanciarlo subito, se vuole…
- Corra!
La ragazza tornò alla console scientifica e le sue mani guantate iniziarono a manovrare furiosamente i controlli: - Sala macchine, qui è il tenente Xabra – chiamò, - aprite tutti gli sfiati d’emergenza delle gondole e poi evacuate l’area. Informatemi appena sarete tutti in sicurezza.
Senza attendere risposta, l’alcoriana si voltò verso il centro della plancia per avvertire: - Appena avvierò la procedura, i condensatori rilasceranno una rilevante quantità di radiazioni. Forse bruciacchieremo le bobine e salterà qualche condotto EPS, ma così dovremmo riuscire a salvare i motori.
- Signore, raggiungeremo il punto critico tra quarantasette secondi – annunciarono i guardiamarina Dausus. Il tremito dello scafo si era trasformato in una serie di scossoni sordi.
- Plancia, tutto il personale ha lasciato la sala macchine.
L’ufficiale scientifico guardò D’Antona, che fece solo un cenno d’assenso.
Xabra premette un tasto e la nave fu pervasa da un lungo boato: - Guardiamarina, spenga i motori! – ordinò l’alcoriana, e prontamente la betazoide richiamò verso di sé il cursore del timone.
Di colpo, le stelle intorno alla Ishmael tornarono ad essere luminosi punti fissi, mentre i motori affusolati della nave riversavano nello spazio torrenti di gas ionizzato, simili alla scia sanguigna di una balena arpionata.
In plancia, qualche secondo di stordimento impedì agli ufficiali di rendersi conto che la nave aveva smesso di sobbalzare.
- Complimenti, tenente – disse D’Antona. – Adesso mi spiegherebbe come ha fatto, esattamente?
- Capitano – Keltrin richiamò la sua attenzione, indicando dinanzi a sé. Il visore principale mostrava ora la fonte dei loro guai: una fenditura nello spazio, larga poche decine di metri e circondata da una corona di luce bluastra.
- Nero? – tentò il capitano.
- No, signore – rispose Xabra, dopo un rapido controllo, - l’oggetto non sembra essere un buco nero. E comunque si trova nel momento e nel posto sbagliati. – un trillo sulla console – Capitano, rilevo una…
Prima che l’ufficiale scientifico potesse finire la frase, una nave era già balzata fuori dall’anomalia. Sullo schermo tutti riuscirono a distinguere il baluginio dei reattori di manovra, che ne arrestarono la corsa a meno di trecentomila chilometri dalla Ishmael.
- Signore, alzo gli scudi? – chiese la Trill, un dito già sul comando.
- No, comandante, non mostriamoci come gente dal grilletto facile – rispose D’Antona. – Cosa mi sa dire di quel vascello?
- Dia un’occhiata alla loro targa – consigliò sibillinamente il primo ufficiale. L’immagine proiettata sull’oblò venne ingrandita al punto che l’altro vascello sembrò in procinto di schiantarsi su di loro. Il numero di registro dell’astronave era dipinto su un grande scafo bianco a forma di disco allungato. Il capitano della Ishmael lo decifrò senza difficoltà:

NCC-1701-E

Sopra di esso, in caratteri più piccoli, poté leggerne anche il nome:

U.S.S. Enterprise.

9.
- Una nave della Federazione?
- All’apparenza sì, capitano – confermò l’ufficiale tattico. – Materiali di costruzione e schemi tecnici sono compatibili con le navi federali di quest’epoca – la donna scorse perplessa le cifre indicate dallo schermo olografico. – Salvo che questa U.S.S. Ishmael non ha nulla a che vedere con quella registrata negli archivi storici della flotta e in più appare molto più sofisticata della media del periodo.
- Potrebbe essere un prototipo in missione segreta – interloquì il consigliere di bordo. – E il fatto che si trovi in questo preciso momento storico ci dà un’indicazione di quale possa essere questa missione.
Data annuì in segno di approvazione, poi tornò a rivolgersi all’ufficiale tattico. – Tenente Ku, li chiami.





E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Vegeta Non in Linea   Rispondi Citando
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