Nazudaco
13-04-07, 00:58
C'è acqua in quel pianeta extrasolare
a 150 anni luce dalla nostra Terra
SONO 218 i pianeti scoperti fino ad oggi la cui orbita è esterna al sistema solare. La ricerca per identificarli era cominciata dodici anni fa e su nessuno di questi era stato possibile riscontrare la presenza della più piccola molecola d'acqua. Eppure gli astrofisici, sulla base di modelli teorici, erano certi della presenza dell'elemento che genera la vita fuori dal nostro sistema. Ma non erano riusciti a provarla. Almeno fino ad ora.
Con anticipo rispetto alla pubblicazione dei risultati della sua ricerca - che avverrà a breve sull'Astrophysical Journal - Trevis Barman ne ha dato proprio mercoledì l'annuncio: con l'entusiasmo di un rabdomante che sia inseguito, sulle tracce dell'acqua, da un nugolo di concorrenti. Il Lowel Observatory di Flagstaff in Arizona, dove Barman ha condotto il suo studio, non era infatti il solo ad aver puntato il telescopio tra le stelle alla ricerca della molecola chimica più preziosa. I francesi erano lì a un passo.
La storia di questa scoperta è legata al difficile nome di un pianeta, esterno al sistema solare appunto, e simile al nostro Giove: HD209458b, più felicemente ribattezzato Osiride dall'équipe francese guidata da Alfred Vidal-Madjar, che lo segue da molti anni. Un pianeta gassoso, che dista 150 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Pegaso. Un pianeta letteralmente benedetto dagli studiosi che, dalla Terra, possono vederlo passare ogni tre giorni e mezzo vicinissimo alla sua stella, più vicino di quanto sia Mercurio al nostro Sole.
E proprio qui viene il bello per gli astrofisici. Proprio in questo momento speciale del transito del pianeta. Infatti, quando questi passa davanti alla stella la sua atmosfera trattiene una certa quantità di luce. Il telescopio di Hubble, usato per queste osservazioni, riesce a captare le variazioni di luce emesse dalla stella e filtrate dall'atmosfera. Ora, ogni variazione della lunghezza d'onda di luce captata dal telescopio è determinata dalla presenza di un determinato elemento chimico. La sfida tra americani e francesi si combatteva da tempo proprio sul terreno degli elementi riconosciuti: prima il sodio individuato idagli scienziati di Flagstaff, poi l'idrogeno dai parigini, e via via l'ossigeno e il carbono. Insomma, un conto alla rovescia con molta suspence perché è proprio la vicinanza alla stella a rendere contemporaneamente possibile e difficile il riconoscimento degli elementi.
E questo perché il riscaldamento provocato dall'estrema vicinanza alla stella fa sfuggire gli elementi che ne costituiscono la stessa atmosfera.
La frequenza e la vicinanza con cui Osiride passa davanti alla sua stella è eccezionale se comparata ad altri eso-pianeti ed è la fortunata ragione per cui gli studiosi hanno potuto contemplarlo e misurarlo, determinandone la massa - due terzi rispetto a Giove - le dimensioni - più grande di un terzo - e la sua temperatura di superficie che è di circa 1000° C.
Le misurazioni di Barman fatte sulla base di calcoli e osservazioni al telescopio provano che a una data lunghezza d'onda l'assorbimento della luce stellare da parte dell'atmosfera del pianeta corrisponde alla presenza di vapore acqueo. In particolare, poi, Barman ha notato che la presenza di acqua fa apparire il corpo più largo in alcuni punti specifici.
Le misurazioni fatte con questo strumento invalidano, così, analisi precedenti fatte sulla base di un altro telescopio spaziale, quello della Nasa soprannominato Spitzer che, fondandosi sui raggi infrarossi, non aveva consentito di riconoscere l'H2O presente su Osiride e su un altro pianeta, e aveva fatto pensare che ci fosse una cortina di polvere stellare ad ostruire la visuale.
I francesi non possono che riconoscere il successo degli scienziati di Flagstaff, ma restano con l'amaro in bocca: "Si tratta di un solido lavoro teorico - sono state le parole del Professor Vidal-Madjar - anche se le osservazioni sono state condotte da altri e se ipotesi diverse da quella del vapor acqueo non sono state ancora del tutto scartate".
Dalla vivace cittadina dell'Arizona, che per molti turisti apre il varco alle meraviglie del Grand Canyon, Travis Barman che qui ha invece trovato il suo accesso alle stelle, precisa: "Su un pianeta come questo, gassoso e non roccioso, è assolutamente improbabile una qualsiasi forma di vita, nonostante la presenza di acqua. E tuttavia questa scoperta è un pezzo di quell'ingarbugliato puzzle che, una volta completato, ci dirà in quali condizioni e dove la vita può svilupparsi".
(12 aprile 2007)
Fonte. (http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/spazio-12pianeti/acqua-spazio/acqua-spazio.html)
Al di là della disputa tra francesi e americani la notizia è veramente interessante.
Man mano che passa il tempo aumentano i corpi celesti dove vengono scoperte traccie d'acqua.
Vista la natura di questo pianeta la vita è impossibile ma si sà, dove c'è acqua ci potrebbe essere la vita, non è detto che quando ci saranno strumenti più raffinati non si possa scoprire un pianeta simile alla Terra.
a 150 anni luce dalla nostra Terra
SONO 218 i pianeti scoperti fino ad oggi la cui orbita è esterna al sistema solare. La ricerca per identificarli era cominciata dodici anni fa e su nessuno di questi era stato possibile riscontrare la presenza della più piccola molecola d'acqua. Eppure gli astrofisici, sulla base di modelli teorici, erano certi della presenza dell'elemento che genera la vita fuori dal nostro sistema. Ma non erano riusciti a provarla. Almeno fino ad ora.
Con anticipo rispetto alla pubblicazione dei risultati della sua ricerca - che avverrà a breve sull'Astrophysical Journal - Trevis Barman ne ha dato proprio mercoledì l'annuncio: con l'entusiasmo di un rabdomante che sia inseguito, sulle tracce dell'acqua, da un nugolo di concorrenti. Il Lowel Observatory di Flagstaff in Arizona, dove Barman ha condotto il suo studio, non era infatti il solo ad aver puntato il telescopio tra le stelle alla ricerca della molecola chimica più preziosa. I francesi erano lì a un passo.
La storia di questa scoperta è legata al difficile nome di un pianeta, esterno al sistema solare appunto, e simile al nostro Giove: HD209458b, più felicemente ribattezzato Osiride dall'équipe francese guidata da Alfred Vidal-Madjar, che lo segue da molti anni. Un pianeta gassoso, che dista 150 anni luce dalla Terra, nella costellazione di Pegaso. Un pianeta letteralmente benedetto dagli studiosi che, dalla Terra, possono vederlo passare ogni tre giorni e mezzo vicinissimo alla sua stella, più vicino di quanto sia Mercurio al nostro Sole.
E proprio qui viene il bello per gli astrofisici. Proprio in questo momento speciale del transito del pianeta. Infatti, quando questi passa davanti alla stella la sua atmosfera trattiene una certa quantità di luce. Il telescopio di Hubble, usato per queste osservazioni, riesce a captare le variazioni di luce emesse dalla stella e filtrate dall'atmosfera. Ora, ogni variazione della lunghezza d'onda di luce captata dal telescopio è determinata dalla presenza di un determinato elemento chimico. La sfida tra americani e francesi si combatteva da tempo proprio sul terreno degli elementi riconosciuti: prima il sodio individuato idagli scienziati di Flagstaff, poi l'idrogeno dai parigini, e via via l'ossigeno e il carbono. Insomma, un conto alla rovescia con molta suspence perché è proprio la vicinanza alla stella a rendere contemporaneamente possibile e difficile il riconoscimento degli elementi.
E questo perché il riscaldamento provocato dall'estrema vicinanza alla stella fa sfuggire gli elementi che ne costituiscono la stessa atmosfera.
La frequenza e la vicinanza con cui Osiride passa davanti alla sua stella è eccezionale se comparata ad altri eso-pianeti ed è la fortunata ragione per cui gli studiosi hanno potuto contemplarlo e misurarlo, determinandone la massa - due terzi rispetto a Giove - le dimensioni - più grande di un terzo - e la sua temperatura di superficie che è di circa 1000° C.
Le misurazioni di Barman fatte sulla base di calcoli e osservazioni al telescopio provano che a una data lunghezza d'onda l'assorbimento della luce stellare da parte dell'atmosfera del pianeta corrisponde alla presenza di vapore acqueo. In particolare, poi, Barman ha notato che la presenza di acqua fa apparire il corpo più largo in alcuni punti specifici.
Le misurazioni fatte con questo strumento invalidano, così, analisi precedenti fatte sulla base di un altro telescopio spaziale, quello della Nasa soprannominato Spitzer che, fondandosi sui raggi infrarossi, non aveva consentito di riconoscere l'H2O presente su Osiride e su un altro pianeta, e aveva fatto pensare che ci fosse una cortina di polvere stellare ad ostruire la visuale.
I francesi non possono che riconoscere il successo degli scienziati di Flagstaff, ma restano con l'amaro in bocca: "Si tratta di un solido lavoro teorico - sono state le parole del Professor Vidal-Madjar - anche se le osservazioni sono state condotte da altri e se ipotesi diverse da quella del vapor acqueo non sono state ancora del tutto scartate".
Dalla vivace cittadina dell'Arizona, che per molti turisti apre il varco alle meraviglie del Grand Canyon, Travis Barman che qui ha invece trovato il suo accesso alle stelle, precisa: "Su un pianeta come questo, gassoso e non roccioso, è assolutamente improbabile una qualsiasi forma di vita, nonostante la presenza di acqua. E tuttavia questa scoperta è un pezzo di quell'ingarbugliato puzzle che, una volta completato, ci dirà in quali condizioni e dove la vita può svilupparsi".
(12 aprile 2007)
Fonte. (http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/spazio-12pianeti/acqua-spazio/acqua-spazio.html)
Al di là della disputa tra francesi e americani la notizia è veramente interessante.
Man mano che passa il tempo aumentano i corpi celesti dove vengono scoperte traccie d'acqua.
Vista la natura di questo pianeta la vita è impossibile ma si sà, dove c'è acqua ci potrebbe essere la vita, non è detto che quando ci saranno strumenti più raffinati non si possa scoprire un pianeta simile alla Terra.