Lilo
27-11-06, 18:28
Marie Antoinette
Mossa dall'interesse per il controverso periodo storico della Rivoluzione Francese, dopo aver letto una serie di biografie in passato su alcuni personaggi di rilievo Maria
Antonietta, Robespierre, sono subito andata a vedere il film.
Chi si aspetta un film che abbia l'intenzione di soffermarsi sulle problematiche politico/sociali che hanno determinato i grandi sconvolgimenti dell'epoca, verrà deluso.
La narrazione è concentrata strettamente su Maria Antonietta e la corte di Versailles tutti gli altri personaggi sono marginali ma fanno colore.
Il racconto si dipana senza un narratore esterno, senza voce fuori campo, ma è implicito che sia il punto di vista di Maria Antonietta a giudare la storia.
E' della sua vita che si vuole raccontare e più che come regina si apprezza la volontà di osservarla come persona.
Non conta più il ruolo che riveste o il contesto ma come costei si pone, come sente, e infine come affronta e decide.
Il film a volte è puramente descrittivo, in molti tratti i dialoghi sono ridotti all'osso.
Ho apprezzato che non ci sia stato il tentativo di inventare lunghi discorsi e monologhi, ma che ci si sia limitati a immaginare stati d'animo seguendo la traccia di alcuni biografi, le notizie attendibili che si hanno di quei tempi (almeno quelle più eclatanti) senza
proporre dettagli che sarebbero scaduti veramente nella fanfiction.
Il film è tratto da un romanzo, ma voli pindarici eccessivi non se ne vedono, nè particolari nterpretazioni dei fatti storici.
Davanti allo sfarzo, alla ricchezza degli ambienti che parlavano da soli, ai costumi, si contrappone la semplicità delle riprese degli esterni.
Alcune scene che si svolgono nei giardini, fuori del palazzo appaiono di una sorprendente naturalità.
I
n una scena, per esempio, si vede un'alba, ma non è nulla di straordinario, si tratta di un'alba così ordinaria, che tutti noi possiamo ricordarcene una così.
Non ci sono colori spettacolari ritoccati con l'uso del pc, le luci del mattino non sono da poster, questa normalità, la nebbiolina del primo pomeriggio, è essa stessa un artificio per avvicinare lo spettatore alla protagonista.
Ed è questa l'impressione che si avverte, si annulla la distanza delle epoche, dei tempi, e dei secoli tra spettatori e regina per lasciare che si avvertano solo dall'interno le tappe di un'esperienza umana.
Esistenza che sappiamo essere singolare in quanto al ruolo che riveste la protagonista e universale dal punto di vista delle fasi, dei timori, delle debolezze, dei dispiaceri o delle gioie.
Si riduce la patina dorata del mondo dei re e delle regine, che potrebbe creare una pausa e una mancanza di immedesimazione, per ricondurre l'attenzione all'individuo e alla sua storia indipendentemente dalla condizione "favorita" di partenza in cui si trova.
Quando si va a vedere un film del genere, è normale ipotizzare o chiedersi quale sarà il taglio che ne daranno, su cosa porranno l'attenzione... sulle accertate colpe, tenteranno di giustificare... saranno equi perchè ci saranno perdenti e puniti, dove si fermerà il
giudizio della storia, che ritratto ci forniranno dei personaggi?
Io direi che il film si limita a raccontare fatti, attinge quanto più può dalle informazioni che si hanno della regina e di tutto il suo entourage, ma non condanna, non esalta, in sostanza non eccede in nulla.
Anomala ma simpatica e innovativa la colonna sonora, che a dirla tutta è così poco settecentesca che ci si immagina la giovane regina come una moderna figlia di papà, viziatella si, ma che si muove tra una discoteca e una serata a spettegolare tra amichein compagnia di dolcetti e qualche birretta in più.
E' stravagante come la Maria Antonietta appaia a tratti come un'adolescente di oggi.
Toglietele gli abiti e resta una ragazza che sogna, che si aspetta qualcosa dalla vita,che non si prende le sue responsabilità, che scherza... che sbaglierà.
Una ragazza tra virgolette comune a tutte le epoche.
Si ha infatti l'impressione che Luigi XVI e Maria Antonietta siano due giovani sprovveduti e poco idonei alla guida di una nazione.
Vivono la loro esistenza perchè sono nati in quella particolare condizione di re e regina,
ma restano persone, e aldilà della loro incapacità, inettitudine al comando o inadeguatezza, o nel rendersi conto di ciò che accadeva fuori per le strade tra la
gente, subiscono e pagano il peso del cambiamento di un tempo e forse degli errori che erano stati anche dei loro predecessori forse solo in modo più contenuto.
Seguendo il film si comprende quanto sia stata netta e brusca per chi l' ha vissuto da vicino, la presa di coscienza di un'evitabile fallimento e della fine di tutto un mondo a cui si era abituati, che si dava per scontato.
La sorpresa non simulata e ingenua, esterefatta, scaturita dall'aver evitato di guardare oltre il proprio naso e le proprie fortune e aver scatenato un'onda di ritorno, di rabbia, di esasperazione di odio contro cui non si poteva più nulla.
Per nulla banale anche l'ultima scena in cui ci hanno evitato la violenza e il riscatto sociale con una gigliottina.
Mossa dall'interesse per il controverso periodo storico della Rivoluzione Francese, dopo aver letto una serie di biografie in passato su alcuni personaggi di rilievo Maria
Antonietta, Robespierre, sono subito andata a vedere il film.
Chi si aspetta un film che abbia l'intenzione di soffermarsi sulle problematiche politico/sociali che hanno determinato i grandi sconvolgimenti dell'epoca, verrà deluso.
La narrazione è concentrata strettamente su Maria Antonietta e la corte di Versailles tutti gli altri personaggi sono marginali ma fanno colore.
Il racconto si dipana senza un narratore esterno, senza voce fuori campo, ma è implicito che sia il punto di vista di Maria Antonietta a giudare la storia.
E' della sua vita che si vuole raccontare e più che come regina si apprezza la volontà di osservarla come persona.
Non conta più il ruolo che riveste o il contesto ma come costei si pone, come sente, e infine come affronta e decide.
Il film a volte è puramente descrittivo, in molti tratti i dialoghi sono ridotti all'osso.
Ho apprezzato che non ci sia stato il tentativo di inventare lunghi discorsi e monologhi, ma che ci si sia limitati a immaginare stati d'animo seguendo la traccia di alcuni biografi, le notizie attendibili che si hanno di quei tempi (almeno quelle più eclatanti) senza
proporre dettagli che sarebbero scaduti veramente nella fanfiction.
Il film è tratto da un romanzo, ma voli pindarici eccessivi non se ne vedono, nè particolari nterpretazioni dei fatti storici.
Davanti allo sfarzo, alla ricchezza degli ambienti che parlavano da soli, ai costumi, si contrappone la semplicità delle riprese degli esterni.
Alcune scene che si svolgono nei giardini, fuori del palazzo appaiono di una sorprendente naturalità.
I
n una scena, per esempio, si vede un'alba, ma non è nulla di straordinario, si tratta di un'alba così ordinaria, che tutti noi possiamo ricordarcene una così.
Non ci sono colori spettacolari ritoccati con l'uso del pc, le luci del mattino non sono da poster, questa normalità, la nebbiolina del primo pomeriggio, è essa stessa un artificio per avvicinare lo spettatore alla protagonista.
Ed è questa l'impressione che si avverte, si annulla la distanza delle epoche, dei tempi, e dei secoli tra spettatori e regina per lasciare che si avvertano solo dall'interno le tappe di un'esperienza umana.
Esistenza che sappiamo essere singolare in quanto al ruolo che riveste la protagonista e universale dal punto di vista delle fasi, dei timori, delle debolezze, dei dispiaceri o delle gioie.
Si riduce la patina dorata del mondo dei re e delle regine, che potrebbe creare una pausa e una mancanza di immedesimazione, per ricondurre l'attenzione all'individuo e alla sua storia indipendentemente dalla condizione "favorita" di partenza in cui si trova.
Quando si va a vedere un film del genere, è normale ipotizzare o chiedersi quale sarà il taglio che ne daranno, su cosa porranno l'attenzione... sulle accertate colpe, tenteranno di giustificare... saranno equi perchè ci saranno perdenti e puniti, dove si fermerà il
giudizio della storia, che ritratto ci forniranno dei personaggi?
Io direi che il film si limita a raccontare fatti, attinge quanto più può dalle informazioni che si hanno della regina e di tutto il suo entourage, ma non condanna, non esalta, in sostanza non eccede in nulla.
Anomala ma simpatica e innovativa la colonna sonora, che a dirla tutta è così poco settecentesca che ci si immagina la giovane regina come una moderna figlia di papà, viziatella si, ma che si muove tra una discoteca e una serata a spettegolare tra amichein compagnia di dolcetti e qualche birretta in più.
E' stravagante come la Maria Antonietta appaia a tratti come un'adolescente di oggi.
Toglietele gli abiti e resta una ragazza che sogna, che si aspetta qualcosa dalla vita,che non si prende le sue responsabilità, che scherza... che sbaglierà.
Una ragazza tra virgolette comune a tutte le epoche.
Si ha infatti l'impressione che Luigi XVI e Maria Antonietta siano due giovani sprovveduti e poco idonei alla guida di una nazione.
Vivono la loro esistenza perchè sono nati in quella particolare condizione di re e regina,
ma restano persone, e aldilà della loro incapacità, inettitudine al comando o inadeguatezza, o nel rendersi conto di ciò che accadeva fuori per le strade tra la
gente, subiscono e pagano il peso del cambiamento di un tempo e forse degli errori che erano stati anche dei loro predecessori forse solo in modo più contenuto.
Seguendo il film si comprende quanto sia stata netta e brusca per chi l' ha vissuto da vicino, la presa di coscienza di un'evitabile fallimento e della fine di tutto un mondo a cui si era abituati, che si dava per scontato.
La sorpresa non simulata e ingenua, esterefatta, scaturita dall'aver evitato di guardare oltre il proprio naso e le proprie fortune e aver scatenato un'onda di ritorno, di rabbia, di esasperazione di odio contro cui non si poteva più nulla.
Per nulla banale anche l'ultima scena in cui ci hanno evitato la violenza e il riscatto sociale con una gigliottina.