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REVELL - MONOGRAM
La Revell e la Monogram sono due “marchi” nati nel lontano 1945, come realtà distinte.
La Revell era dedita alla produzione di giocattoli in plastica, mentre la Monogram si dedicava alla pruduzione di kit di montaggio (originariamente erano in legno di balsa). Entrambe le ditte avevamo comunque l’obiettivo (e il risultato) comune di prodotti di qualità.
Solo successivamente si sono “unite” sotto un unico marchio (www.a2zhobbies.com/images/Revell-Monogram/logo2.gif), “Revell-Monogram” appunto.
La Revell-Monogram produce un sacco di modellini (molto curati e famosi quelli di automobili) e kit di montaggio (mezzi militari ecc...).
La storia della Revell (per comodità usero d’ora in poi solo “Revell”) nell’universo di Star Trek inizia esattamente dove termina quella della AMT: la nascita della serie VOYAGER (VOY).
Con la rinuncia, infatti, della AMT ad accaparrarsi i diritti di produzione di modelli della nascente nuova serie trek, la Revell si fece avanti. Infatti, l’unico kit di montaggio (vero e proprio) della Voyager che possiamo trovare è proprio firmato Revell.
La Revell ha prodotto diversi kit trek, ma in pratica si è limitata principalmente a tre navi (proponendole in versioni e dimensioni diverse) e a una piccola nave Kazon.
Ma vediamo nel dettaglio la produzione Revell.
• U.S.S. Voyager NCC 74656 (Classe Intrepid)
Dire che questo kit è “solo” raro da reperire, sarebbe come dire che possiamo trovare un unicorno all’angolo di ogni strada.
Credo che (pur rimanendo una mia personalissima opinione), i kit siano arrivati sul nostro mercato (italiano, non europeo) in numero limitatissimo. Ricordo le mie allegre scorribande nei negozi di modellismo della mia città e di tutta la provincia negli ultimi 10 anni, e posso assicurare che non ho MAI trovato un solo kit Revell, mentre quelli della AMT popolavano e abbellivano praticamente ogni scaffale!
Il modello di questa Voyager è, oltretutto, il più grande mai realizzato, facendo impallidire persino il bellissimo esemplare prodotto dalla Bandai di recente, essendo lungo circa 50 cm! :o
Decisamente “unico” anche per certe attenzioni nei dettagli. Ad esempio la porta/passaggio “pedonale” che si trova a fianco del portellone principale dell’hangar, dettaglio mancante persino nel “perfettino” modello Bandai, e altre minuzie.
Questo modellone offre anche la possibilità di inclinare le gondole, proprio come fa la “vera” Voyager.
Un po’ laborioso e “strano” è il modo in cui i creatori del kit hanno fatto unire la sezione a disco al resto dello scafo... lascia perplessi per la particolare separazione delle parti.
Anche qui, ovviamente, una serie di decals completa il kit, tra cui quello “grande” che costituisce da solo la “piattaforma” di accesso alle porte dell’hangar.
Il piedistallo di questa Voyager è realizzato in modo molto simile agli ultimi della AMT. La base è realizzata a immagine del comunicatore della Flotta Stellare in vigore all’epoca VOY, da cui parte la staffa su cui poggerà poi il modellino. La differenza principale sta proprio nella staffa: stretta (sottile) per la AMT; decisamente più “ciccia” (e pare anche più bassa) quella della Revell.
- U.S.S. Voyager (www.neweyestudio.com/ebayST/st602.jpg) (1995)
- Il modellone (www.inpayne.com/models/vger1.jpg)
- Gruppo sensori principapali + deflettore di navigazione secondario (http://img405.imageshack.us/img405/2667/new19ao.jpg)
- Deflettore di navigazione (http://img142.imageshack.us/img142/7625/new25en.jpg)
- Poppa e portellone hangar (http://img108.imageshack.us/img108/7923/new30op.jpg)
- Lanciasiluri di poppa (http://img405.imageshack.us/img405/9060/new48le.jpg)
- Sensori laterali (http://img405.imageshack.us/img405/6436/new58pd.jpg)
- Gruppo sensori principali (http://img405.imageshack.us/img405/4392/new81rn.jpg)
- Modulo plancia e sensori (http://img405.imageshack.us/img405/9233/new92mu.jpg)
- Dettaglio scafo principale (http://img234.imageshack.us/img234/6281/new65iq.jpg)
• Maquis ship
Questo kit presenta il caccia dei Maquis al comando di Chakotay nell’episodio pilota di VOY “The Caretaker” (Il Guardiano). Di fatto, la scelta di produrre questo kit è piuttosto “strana”, dal momento che questo piccolo vascello appare solo per poco e nel primo di 7 anni di episodi di VOY. Probabilmente l’intenzione dei produttori del kit è stata quella di “lanciare” la produzione con i vascelli che hanno inaugurato la serie, altrimenti avrebbero avuto la sola Voyager...
Il caccia Maquis pare molto dettagliato (data la scala di riproduzione), con buona parte della “meccanica” in vista sullo scafo, anche se poi la bellezza di questa nave è unicamente (a mio avviso) un discorso di gusti personali. Per questo kit, sempre a mio avviso, un ruolo determinante è dato comunque da un abile, attento e curato modo di dipingerlo, per valorizzare sfumature e piastre dello scafo.
- Maquis ship (www.ultimoavamposto.com/images/upload//avanzi/DSC00643.JPG) (1995)
- Vista di prua (www.thomasmodels.com/gallery/maquis1.jpg)
- Vista di poppa (www.thomasmodels.com/gallery/maquis2.jpg)
• Kazon ship
Questo kit presenta invece il vascello Kazon più famoso, quello più utilizzato e visto durante la serie. Identico discorso per il caccia Maquis, anche qui è stata fatta la scelta di produrre un vascello dell’episodio pilota, per lanciare la collezione di prodotti trek.
Ben dettagliato per quanto riguarda le “parti meccaniche a vista”, anche per questo modello i migliori risultati si possono ottenere attraverso una attenta colorazione, dei dettagli e sfumature sullo scafo.
Pochi decals completano questo kit.
- Kazon ship (www.wackystacker.com/images/StarTrek4.jpg) (1995)
- Vista 3/4 anteriore (www.thomasmodels.com/gallery/kazon2.jpg)
- Vista laterale (www.thomasmodels.com/gallery/kazon4.jpg)
- Vista ventrale (www.thomasmodels.com/gallery/kazon3.jpg)
• 3-PIECE SET
Come dicevo in apertura, la Revell-Monogram ha proposto quasi sempre gli stessi modelli, in modi diversi.
Questo set da 3 vascelli presenta infatti i tre modelli appena visti in un kit “multiplo”: U.S.S. Voyager, Caccia Maquis e Caccia Kazon.
Ovviamente, le tre navi sono decisamente più piccole delle versioni “maggiori”.
Per darvi un esempio, la Voyager è lunga circa 25,5 cm (contro i 50 cm della versione grande), mentre gli altri due vascelli hanno dimensioni simili ai minimodelli della Furuta, 8,5 cm di lunghezza per il Caccia Maquis e 9,5 cm per il Caccia Kazon.
Una cosa strana è la totale differenza di colorazione delle plastiche, soprattutto paragonando la Voyager. Nel kit grande la plastica è chiara, un grigio/biancastro, mentre in questo kit è di un grigio decisamente scuro, molto vicino al colore dello scafo del vascello “reale” (tant’è che si può anche evitare di dipingerlo, volendo... Io ho voluto ::)).
La cosa “strana” e soprattutto deludente, confrontando le due Voyager, è la penuria di dettagli su quella piccola. Sebbene sia normale che nelle versioni ridotte si perdano dei dettagli, ci tengo a precisare che con 25 cm di lunghezza la “piccola” Voyager non è certo “così piccola”, e dettagli come i sensori laterali, la divisione in oblò degli alloggi principali, il deflettore secondario, il portellone dell’hangar, i motori a impulso e altri dettagli NON PICCOLI, sono totalmente assenti, sostituiti dalla liscia plastica, lasciando il tutto all’abilità di chi si cimenta nella costruzione del kit. Voto davvero decisamente negativo!
Altra considerazione meritano i decals.
Non so se la qualità sia la medesima anche per il modello grande.
Così come non so se forse il problema risiedeva nel mio kit.
Sta di fatto che, dei molti decals in dotazione del piccolo kit, molti dei quali piccolissimi riportanti nomi e NCC della nave da applicare nelle varie zone dello scafo, circa la metà è andata persa, staccata, tutta (e quindi adieu) o in parte, per spezzarsi poi.
Tuttavia questo kit è davvero carino, soprattutto per la possibilità di esporre insieme i tre vascelli su un display base davvero unico.
La base è caratterizzata da una “catena rocciosa” (divisa in tre pezzi, così chi vuole può esporre una nave per volta o tutte insieme) dalla cui sommità partono tre piloncini (anch’essi in stile “roccia”) che si infilano a perno nelle pance delle navi. Molto d’effetto! :)
Quindi, questa mia valutazione è soggettiva e limitata a questo solo kit. Con il 99% di kit (in mio possesso) targati AMT, posso dire che sono superiori in quanto a dettaglio e accuratezza.
- 3-Piece set (www.neweyestudio.com/ebd513.jpg) (1995)
- Visione d’insieme (www.thomasmodels.com/gallery/giftset.jpg) (peccato si veda malissimo il display base).
- Visione d’insieme 2 (http://img405.imageshack.us/img405/5141/3p18zi.jpg) (foto dalla scatola. Qui si vede bene l’effetto “catena rocciosa” del piedistallo)
- Il piedistallo (http://img405.imageshack.us/img405/2168/3pdisplay5yp.jpg) della sola parte centrale, quella della Voyager. Si può notare come alle due estremità si possano infilare (dall’alto verso il basso) facilmente anche le altre due parti.
- U.S.S. Voyager (http://img364.imageshack.us/img364/6376/voyager13vn.jpg)
- U.S.S. Voyager (http://img405.imageshack.us/img405/8789/voyager27ep.jpg) - vista ventrale
- U.S.S. Voyager (http://img405.imageshack.us/img405/9328/voyup9id.jpg) - vista dorsale
- U.S.S. Voyager (http://img345.imageshack.us/img345/4061/voyagerhb2qv.jpg) - particolare Hangar bay. Qui potete notare il vistoso decal che ricopre l’intera poppa, i minuscoli decals “Voyager” e “NCC 74656” (lunghi non più di 4 mm) e la TOTALE ASSENZA di dettagli del portellone hangar (liscio) e dei motori ad impulso (semplicemente colorato la zona di rosso...:()
Lo stesso kit da 3, pare essere stato prodotto anche in versione “plus pack”, con all’interno in omaggio alcuni colori, colla e pennellino.
- 3-PIECE SET Plus Pack (www.neweyestudio.com/ebayST/st382.jpg)
• U.S.S. Voyager NCC 74656 - LIMITED EDITION (Classe Intrepid)
Nel 1997 la Revell ha immesso sul mercato questo set “speciale” della Voyager. Partendo dal kit grande, la particolarità di questo kit (oltre ad essere ad edizione limitata) è quella di disporre anche di uno shuttle (di tipo 8 ) e portellone hangar aperto per poterlo ospitare (credo), nonché di un set aggiuntivo di decals ultra dettagliati.
- U.S.S. Voyager L.E. (www.neweyestudio.com/ebayST/st395.jpg) (1997)
• Kazon Torpedo
Con questo kit ci troviamo di fronte ad un altro modello discutibile. Discutibile non tanto nella qualità, ma per la scelta del modello da riprodurre. Si tratta, in poche parole, della versione Kazon di uno “shuttle” con prua rinforzata realizzato appositamente per abbordare altre navi (di fatto la punta penetra nella nave nemica facendo una breccia nello scafo. Sempre dalla parte rinforzata dello shuttle, poi, vi è un portello di ingresso/uscita dal quale la squadra d’assalto invade la nave colpita). Strano, quindi, dal momento che questo “Torpedo” è stato visto per davvero poche inquadrature nell’episodio “Maneuvers” (Intrighi) della 2a stagione di VOY... :dub.
Ad ogni modo, il modellino è ben dettagliato, con molte parti “meccaniche” in vista sullo scafo.
Una bella dose di colore, sapientemente applicato, può dare risultati interessanti.
A quanto pare, è stato realizzato con due differenti scatole:
- tipo 1 (http://i.b5z.net/i/ui/17292/i/RMX3608.jpg)
- tipo 2 (http://img405.imageshack.us/img405/6205/torpedobox14sg.jpg) (questa è mia)
Dirvi quale sia il motivo (credo differenti mercati, ad ogni modo) non lo so di preciso, ma sicuramente, dato il tipo di modello prodotto, non è stato fatto in differenti versioni!
- Il bellissimo Torpedo kazon (http://img68.imageshack.us/img68/1428/torpedo9zq.jpg) realizzato dall’amico Gianco ;)
INFINE, per riallacciarmi al discorso iniziale (quello secondo cui sono stati prodotti praticamente sempre gli stessi modelli, in più versioni e scale), la Revell-Monogram ha prodotto anche dei MINI SET delle “solite” tre navi.
E quando dico “mini”, intendo proprio “mini”.
Le tre navi in questione (U.S.S. Voyager, Caccia Maquis, Caccia Kazon) sono state prodotte in dimensioni quasi uguali a quelle delle MicroMachines (la Voyager MM è lunga circa 7,3 cm; questa è circa 6,5 cm).
La loro caratteristica è quella di essere ridotte all’essenziale. I kit sono composti da pochi pezzi (ecco perché sono comunque dei kit a tutti gli effetti), facilmente componibili (senza colla, sono ad incastro) con plastiche perfettamente liscie. Tuttavia non mancano alcuni dettagli impressi nella plastica e altri stampati. Il design c’è tutto, ma solo l’indispensabile.
Per la Voyager, ad esempio, ho colorato personalmente il deflettore di navigazione, i banchi phaser, i collettori bussard, la parte “azzurra” delle griglie delle gondole, il cupolino della plancia e poco altro. Questo non toglie che un abile modellista, con pazienza infinita e precisione chirurgica, si possa cimentare nell’arricchimento dei dettagli di questa mini Voyager! :)
Il Caccia Kazon, cosa molto apprezzabile, è stampato già in una plastica di colore giallo/ocra come l’originale, tanto da non richiedere di essere dipinto (gli altri due sono di un grigio normale).
La cosa senz’altro più bella e degna di nota, questa volta sono i piedistalli (tutti uguali, a parte il colore per quello della nave Kazon).
Realizzati anch’essi in più pezzi da unire, sono così costituiti: la base è a forma di mezzaluna che poggia su 3 piedini cilindrici. La staffa, che parte dal centro della mezzaluna, termina con un “anello”, a cui vanno attaccati i due perni (l’ultimo del quale ha la staffetta che si infila nella pancia della nave) che possono ruotare tra di loro. Questo “meccanismo” permette di inclinare la nave a piacimento, sia in senso longitudinale, che trasversale.
Mi rendo conto di aver fornito una spiegazione “orrenda” di questo piedistallo, ma vi assicuro che è un piccolo capolavoro, soprattutto se consideriamo la totale staticità di ogni altro piedistallo sin qui analizzato! :)
Quasi per assurdo, questi mini set sono stati i prodotti trek della Revell più reperibili nei negozi, per anni e anni. Sono stati infatti il mio primo contatto (e unico per vari anni) con la serie VOY, prima di riuscire a trovare (per puro... fortuna diciamo) il Set da 3. Le uniche confezioni trovate erano scritte in tedesco, il che, forse, fa pensare ad una diffusione principalmente da e per quel mercato... :dub
Ultima nota: all’epoca della care vecchie lire, questi mini kit costavano 5.000 lire l’uno. Ora costano 1,50 euro.
- Mini Voyager (www.fondazionevulcaniana.it/museo/varie/immagini/voyager.jpg)
- Mini Caccia Maquis (www.fondazionevulcaniana.it/museo/varie/immagini/maquis.jpg)
- Mini Caccia Kazon (www.fondazionevulcaniana.it/museo/varie/immagini/kazon.jpg)
Le prossime foto propongono un confronto tra la Voyager MM e questa mini della Revell-Monogram (potrete vedere i piedistalli e le differenti angolazioni che si possono dare a quello della Revell).
Le foto sono sfuocate. Sono piccole queste navi, ma non stanno mai ferme! :) (la verità è che non ho ancora la padronanza del mezzo...)
- MM vs Revell 1 (http://img345.imageshack.us/img345/8250/mmvsrm18yn.jpg)
- MM vs Revell 2 (http://img228.imageshack.us/img228/2372/mmvsrm28jh.jpg)
- MM vs Revell 3 (http://img405.imageshack.us/img405/2993/mmvsrm35my.jpg)
- MM vs Revell 4 (http://img405.imageshack.us/img405/5016/mmvsrm47jr.jpg) (qui potete notare la “cerniera” utilizzata per far inclinare le gondole nella MM... decisamente antiestetica, a dire il vero...)
Concludo il capitolo dedicato alla “Revell-Monogram” con questa “chicca”.
Nella prossima foto potrete vedere le due Voyager prodotte dalla Revell (normale e piccola – non mini!) a confronto con quella prodotta di recente dalla Bandai (che si trova al centro, nella foto).
Interessante vedere le 3 diverse scale di riproduzione! :)
- Voyagers (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Revellmonogramcomparison.JPG) (Revell 3-piece • Bandai • Revell)
POLAR LIGHTS
Negli ultimi anni, una nuova ditta (di certo non nuova al modellismo) si è avventurata nell’universo di Star Trek. Si tratta della Polar Lights (http://shop.hoffmann.de/var/spielwaren/storage/images/media/cars_and_co/images/herstellerlogos/logo_polar_lights_gif/1838811-2-ger-DE/logo_polar_lights_gif.jpg).
Sebbene abbia visto ancora pochi prodotti “di persona” di questo Marchio, posso dire che realizza dei prodotti assolutamente... ma sì, mi sento di dire “eccellenti”. O almeno “davvero molto buoni”.
Prima di addentrarci nel mondo di Star Trek by Polar Lights, posso dare subito una ottima notizia: essendo prodotti recenti sono facilmente reperibili in negozi di modellismo, negozi online, anche in aste eBay (a differenza di modelli AMT che, come descritto nel topic specifico, ha cessato la produzione una decina di anni fa).
• U.S.S. Enterprise NCC 1701 (Classe Constitution)
Il primo kit Trek prodotto dalla Polar Lights non poteva essere niente di meno che la celeberrima Enterprise originale, presa pari pari dalla Serie Classica (TOS).
A dire il vero, quando comprai il kit (online), rimasi molto sorpreso (e decisamente deluso) al momento di ricevere il pacco... Mi chiesi «E il resto dov’è?:o». Una scatola decisamente piccola (abituato com’ero alle voluminose confezioni dei modelli della AMT.
Infatti, questa Enterprise non brilla di sicuro per le dimensioni (le dimensioni, né in mm, né in pollici, né la scala di riproduzione erano indicate nel sito e nemmeno sulla scatola...).
Con i suoi 11 pollici (27,5-28 cm di lunghezza) penso sia l’Enterprise più piccola (come kit “grande“) prodotta.
Un rapido esempio: l’Enterprise TOS della AMT è lunga 18 pollici (circa 45 cm), ma ancora più grande è la versione cut-away (22 pollici - 55 cm circa, al pari della 1701-A).
Ad ogni modo veniamo al modello.
Pur essendo decisamente non ingombrante, il modello è ben realizzato e composto da molti pezzi (più di 50. Un modello come la refit della AMT, più grande e più dettagliato, si aggira intorno ai 35, ed è uno dei modelli con più pezzi!). I dettagli impressi sullo scafo sono decisamente pochi. Dopotutto, ricordiamo, si tratta dell’Enterprise TOS e all’epoca anche la nave originale non brillava in quanto a particolari e dettagli sullo scafo.
La scelta, giustissima quindi, dei produttori è stata quella di realizzare un modello “in linea” con l’originale.
I pochi dettagli presenti, ad ogni modo, sono ben realizzati.
Gli accoppiamenti non danno problemi (eccetto qualche particolare), e nemmeno pare ci siano troppi “giochi” tra le parti da correggere con stucco.
La plastica è di colore grigio chiaro. Quindi, chi volesse, potrebbe tranquillamente evitare di dipingere il modello, a propria discrezione.
Con mia grande soddisfazione questo kit fa sfoggio di piccoli “pin” di plastica da inserire attraverso la sezione a disco per indicare le luci di navigazione (particolare presente nella sola Enterprise Refit della AMT).
Altro dettaglio curato e particolare sono i collettori bussard. A differenza di altri kit, qui troviamo una doppia cupolina trasparente, una interna all’altra. Quella interna è lavorata in modo da “simulare” le famose lucine del modello originale, mentre quella esterna, che chiude la gondola, è perfettamente liscia.
Un altro elemento molto interessante di questo kit, è la possibilità di “scegliere” quale tipo di Enterprise si vuole realizzare. All’interno della confezione, infatti, si trovano i pezzi/parti differenti che permettono di costruire, a scelta:
- l’Enterprise “production” (quella vista nel corso delle tre stagioni della TOS);
- l’Enterprise vista nell’episodio pilota (il primo) “The Cage” (mai trasmesso veramente, ma utilizzato per l’episodio in due parti “Ammutinamento”. L’episodio è tuttavia trovabile come “film” a parte).
- l’Enterprise vista nel secondo episodio pilota (quello effettivamente trasmesso come pilot) “Where no man has gone before”. La stessa versione utilizzata per il secondo pilot, può dare vita anche alla ISS Enterprise (l’Enterprise dello Specchio - “Mirror, Mirror”).
(i maggiori dettagli che differiscono sono: la cupola della plancia, i collettori bussard, il portellone dell’hangar navette, la “coda” delle gondole)
Completano degnamente questo kit una ottima dotazione doppia di decals (decals convenzionali e “adesivi”), che disegnano tutto quello non indicato dallo scafo (oblò e dettagli vari). Gli stessi decals permettono di ottenere, come accennato poco fa, l’Enterprise dello Specchio o l’Enterprise dal 2° pilot.
Altro dettaglio, i decals permettono una ulteriore personalizzazione del modello nelle nostre mani.
È infatti possibile “varare” la nostra nave come “Enterprise” o con nome e NCC di altri vascelli di classe Constitution della stessa epoca (Constellation, Exeter, Defiant).
Un ricco e sufficientemente chiaro foglio di istruzioni spiega la costruzione passo per passo delle singole diverse Enterprise, compresa la disposizione dei decals.
Il piedistallo è costituito da due parti. La base è una replica dello stemma dell’Enterprise della TOS (all’epoca era il simbolo della sola Enterprise, e non dell’intera Flotta Stellare. Ogni nave aveva il proprio simbolo), sulla cui superficie si innesta una semplice asta rettangolare e non troppo spessa che termina con 2 pernetti che vanno ad infilarsi nella pancia della nave.
Alcuni “esperti” modellisti, dato l’ampio spazio vuoto interno al modello, suggeriscono la possibilità di illuminarlo utilizzando dei led. Come sempre, ogni modello è ampiamente personalizzabile! :)
• U.S.S. Enterprise (www.mrmodels.co.nz/New_Uploads_10_04/420006_Polar_Lights_USS_Enterprise.jpg)
• Il modello “nudo e crudo” (www.starshipmodeler.com/trek/pl_tos_006F.JPG) - 1 (si può notare la doppia cupola dei collettori Bussard)
• Il modello “nudo e crudo” (www.starshipmodeler.com/trek/pl_tos_007F.JPG) - 2 (nota: tutti i cupolini plancia sono trasparenti – ma non vi è niente da vedere dentro!)
• In questa foto (www.starshipmodeler.com/trek/pl_tos_005F.JPG) potete farvi una idea delle dimensioni (la tazza è una tazza normale!)
• Il modello dipinto (www.playingmantis.com/pics/productimages/pl_productdescimage_736.jpg)
• Klingon D7 Battlecruiser
Il secondo modello presentato al pubblico da parte della Polar Lights non poteva non essere l’Incrociatore da battaglia klingon celebre nella TOS, il D7.
Riprodotto in scala 1/1000, questo modellino raggiunge la lunghezza di circa 25,5 cm una volta costruito.
Il kit è costituito in tutto da 40 parti o pezzi così suddivisi: 31 grigi, 8 cromati e 1 clear part di colore rosso.
Come detto sopra, la plastica del kit è del “consueto” grigio e piuttosto liscia. Le parti cromate caratterizzano alcuni dettagli principalmente per le “ali” e per la “testa” del modello.
Anche in questo caso (come per l’Enterprise descritta precedentemente), i dettagli impressi sullo scafo sono pochi e qui anche piuttosto “leggeri”. Tuttavia questo non va considerato un difetto, ma di nuovo una “politica” del produttore di realizzare i modelli in linea come erano in origine quelli visti durante la TOS.
Alcuni modellisti hanno lamentato diverse imprecisioni nell’allineamento delle varie parti, alcune risolvibili con una buona dose di colla, altre più complesse.
Tuttavia, questi possono essere “incidenti” di percorso di alcuni kit, dovuti alla produzione di serie (i difetti esistono ovunque!).
Anche per il D7 la Polar Lights ha seguito la direzione del dare la possibilità al modellista di personalizzare il proprio modello.
Infatti, all’interno troviamo una doppia serie di decals per “varare” il proprio D7 come vascello klingon o come vascello romulano (infatti, “storicamente”, in quell’epoca i due Imperi diedero vita ad una breve alleanza che portò lo scambio di tecnologie. Da una parte i romulani diedero ai klingon la loro tecnologia di occultamento; dall’altra, i klingon fornirono ai loro alleati la classe D7 – non so se i piani di costruzione o direttamente dei vascelli... ma propenderei per la prima ipotesi).
Anche in questo caso i decals, di entrambe le fazioni, sono proposti in due versioni: come normali decals e come adesivi.
Tuttavia il nome stesso del kit impresso sulla scatola riporta il D7 direttamente al leggendario vascello dell’Impero Klingon. Prova ne è anche il bel piedistallo, costituito da due parti, che rappresenta come base un bellissimo simbolo dell’Impero klingon, su cui si inserisce l’asta che sosterrà il modellino.
Completa la dotazione di questo kit un consuetamente chiaro foglio di istruzioni, che spiega come realizzare sia un D7 klingon che un D7 romulano. La differenza sta nell’applicazione dei decals e a quanto pare nella colorazione.
I colori indicati sono una buona approssimazione dei famosi colore “Pantone”. Tuttavia (sempre a detta di modellisti più esperti), richiedono un certo impegno nel mescolare diversi colori per ottenere il giusto risultato.
Una curiosità. Come avremo modo di vedere in altre occasioni e in altri topic, esiste (tra le altre cose) un mercato “parallelo” di decals realizzati apposta per kit normalmente venduti.
Ad esempio, è possibile personalizzare il proprio D7 romulano dipingendolo diversamente e applicando questi decals (www.starshipmodeler.com/trek/ss_stormbird_MVC-361S.JPG) realizzati appositamente per il kit della Polar Lights. Beh, che dire, il risultato è davvero notevole! :)
Concludo con un neanche tanto piccolo dettaglio, che ho dimenticato di indicare nella descrizione dell’Enterprise.
Entrambi i modelli (e a questo punto credo pure quelli successivi), riportano impresso sulla plastica ALL’ESTERNO a chiare lettere, pure in rilievo, il Copyright della Paramount.
Sebbene possa capire l’importanza di indicare un Copyright, la decisione di “rovinare” esteticamente un modello in plastica mi pare alquanto discutibile. Modelli di altri Marchi li riportano all’interno, o sui piedistalli, comunque in posizioni che non deturpino l’aspetto del modello.
• D7 Battlecruiser (www.mrmodels.co.nz/New_Uploads_10_04/420204_Polar_Lights_Klingon_D7.jpg)
• Alcune parti (www.starshipmodeler.com/trek/jl_pre_d7_1.jpg) appena estratte dalla scatola. Qui potete notare il design del piedistallo.
• Il modello preassemblato (www.starshipmodeler.com/trek/jl_pre_d7_006F.JPG)
• D7 Battlecruiser (http://img76.imageshack.us/img76/3881/d71um.jpg) realizzato dall’amico Gianco. ;)
• U.S.S. Enterprise NCC 1701 • 1701-A (Classe Constitution - refit)
OH MY GOD!
Un doveroso momento di raccoglimento, di fronte a questo piccolo capolavoro.
Che poi, piccolo, non lo è di certo! Siamo infatti di fronte all’Enterprise “refit” più grande realizzata in kit. Questa nave fa letteralmente impallidire la già notevole Enterprise (refit) della AMT che si aggira intorno ai 55 cm di lunghezza.
Un po’ di misure. La sezione a disco ha un diametro di circa 40,5 cm; lo scafo di ingegneria è lungo circa 29,2 cm... insomma, con una scala di riproduzione di 1/350 questa Enterprise raggiunge la prestigiosa lunghezza complessiva di 86,4 cm! :o :o :o
(Scusate, ero svenuto per l’emozione...)
La Polar Lights per questo modello non si è certo tirata indietro su nessun fronte.
Il kit è composto da molti pezzi (più di 150), molti dei quali sono costituiti da “clear parts”. Pensate che per ogni oblò, anche il più piccolo, il kit prevede il proprio piccolo oblò di plastica trasparente, tutti rigorosamente numerati.
I numerosi pezzi del kit sono racchiusi in molte buste di plastica trasparenti. Dal momento che vi sono parecchie parti, per evitare confusione sono state realizzate buste per i piloni destri e per i piloni sinistri, una busta per ogni gondola, una per le clear parts, per la sezione a disco... quasi per ogni “categoria” di pezzo!
Inutile dire che i dettagli impressi sullo scafo sono ottimi. Una delle cose più emozionanti e “arricchenti” che portano questo kit un paio di scalini sopra ogni altro prodotto prima, è il fatto che vi sono anche alcuni “extra” di prim’ordine, che comprendono parti “optionali”, utili per realizzare una Enterprise refit come vista in “The Motion Picture” (TMP) o come l’Enterprise A degli ultimi film; fino ad arrivare a dei dettagli dell’Interno.
Infatti vi è il famoso “giardino botanico” (da inserire nella pancia della nave e visibile – appunto – dalle finestrone nello scafo), la “conference room / VIP lounge” (un pezzo unico, anche se nella “realtà” vi sarebbero differenze tra la sala conferenze di TMP e degli altri film); un autentico “shuttle bay” (visibile, ovviamente, se si decide di utilizzare il pezzo che raffigura i portelloni esterni aperti) e tre piccoli tipi di navette: uno shuttle in stile TMP, uno shuttle del tipo visto in ST:V e un “work bee” visto in TMP (i work bees sono quei mezzi da lavoro utilizzati principalmente nei cantieri navali; sono monoposto e possono essere configurati con “braccia” meccaniche per trasportare materiali, piastre degli scafi ecc... oppure come “motrici” per trasportare materiali “a rimorchio”...). Nota: alcuni modelllisti hanno sollevato qualche critica sul giardino botanico e l’hangar navette. Ok, bello che ci siano, ma, una volta inseriti, non sono un capolavoro di visibilità dall’esterno.
Questi sono, almeno, i dettagli più interessanti e visibili, nonché unici, che questo kit propone!
Tornando ad aspetti più pratici, l’assemblaggio del modello non scopre il fianco a critiche, problemi ed errori vari. Certo, la perfezione non esiste, ma indubbiamente siamo di fronte, come detto in apertura, a un “piccolo” capolavoro.
Ampissima fornitura di decals (temo di aver letto addirittura “centinaia” di decals) assicurano dettagli per ogni minimo elemento della nave.
Come al solito, le istruzioni della Polar Lights sono bilingue (inglese - francese) e molto accurate.
Vi sono anche le indicazioni per chi desiderasse cimentarsi nel riportare sullo scafo il famoso “aztec pattern” (la piastrellatura dello scafo).
Ad ogni modo, anche per questo kit (come per molti altri) vi sono mercati “paralleli” di “modifiche” o dettagli vari, che comprendono maschere già pronte da utilizzare appunto per l’aztec pattern (soluzione decisamente più veloce).
Sempre in questi mercati si possono trovare altri dettagli, come piccole “sagome” di uomini dell’equipaggio da inserire dietro ai numerosi oblò/finestre dello scafo, ad esempio nella sala conferenze, per dare un tocco di realismo in più.
Il piedistallo.
Ho visto solo un esempio di piedistallo per questo kit, ma ritengo sia quello ufficiale.
Che dire? Decisamente MOLTO originale. È realizzato ad immagine di “stazione spaziale”, dove le navi vengono portate per riparazioni, costruzione ecc...
La base è un grande elemento che somiglia appunto ad una parte di base spaziale (vi sono dei decals, nel kit, dedicati persino al display base). L’Enterprise poggia su tre piloni traspararenti (due “cilindri” stretti e lunghi che dalla base vanno fino alla sezione a disco e uno più largo e basso che dalla base arriva alla parte terminale inferiore della nave).
Sebbene questo kit possa sembrare “intimidatorio”, per dimensioni, numero dettagli e relativa difficoltà, vari modellisti lo raccomandano altamente (e grazie tante...).
Attenzione, per chi volesse comprarlo, alle dimensioni. Non è certo un giocattolo! Oltre alla lunghezza di 86 cm e alla larghezza di 40, una volta sistemato sul suo piedistallo, questo gingillo tocca quota 30 cm in altezza.
• Confezione (www.auctionassist.co.uk/ebay/collectables/ncc%201701a%20pm4204.jpg)
• Vip Lounge (www.starshipmodeler.com/trek/pre_pl_refit_928.JPG) (dal kit)
• Giardino botanico (www.starshipmodeler.com/trek/pre_pl_refit_925.JPG) (dal kit)
• Giardino botanico (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_Garden.jpg) (dipinto)
• Work bees (www.starshipmodeler.com/trek/pre_pl_refit_940.JPG) (dal kit)
• Guardate persino il dettaglio dei “docking ports” (www.starshipmodeler.com/trek/jl_pre_enta_docking.JPG) (la AMT aveva solo un foro cilindrico)
• Scafo ingegneria finito (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_engineering.JPG) con visione del display base
• Vista di prua (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_bow.jpg)
• Vista 3/4 posteriore (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_aftquarter.JPG)
• Vista di poppa (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_aft.jpg)
• Ancora in lavorazione, potete vedere il confronto (www.starshipmodeler.com/trek/jl_pre_enta_compare.jpg) con il D7, sempre della Polar Lights! :o
• Confronto (www.starshipmodeler.com/trek/pm_refit_withERTL.jpg) con la già grande Enterprise A della AMT :o
Bene, mentre aspetto che qualcuno me la regali, vi do appuntamento al prossimo kit! ::) :D :ciao
• Enterprise NX-01 (Classe NX)
Scala 1/350
Con questo kit, la Polar Lights si addentra, per prima e forse unica tutt’ora, nel “reame” della serie “Enterprise” (ENT).
E lo fa in “grande” stile. Già, “grande”, dal momento che questa Enterprise, una volta assemblata, raggiunge la venerabile lunghezza di 61 cm con una sezione a disco dal diametro di circa 37,5 cm!
Restando in tema di numeri, questo kit si presenta con il “bollino” sulla confezione che dice “più di 200 pezzi!” (nella realtà sono ben 274 :o).
Che dire? Ormai la Polar Lights ci ha preso gusto a viziarci con modelli ben fatti. Gli scafi del modello sono ricchissimi di dettagli davvero ben realizzati (si può fare ancora di più, ma già qui il livello è decisamente alto).
Di per sé il kit “appare” semplice. L’ossatura della nave è data dalla sezione a disco superiore, quella inferiore, raccordi e piloni delle gondole e gondole stesse. Quindi, la maggior parte dei 274 pezzi è dedicata ai dettagli! Numerosissime le clear parts, che costituiscono praticamente tutti gli oblò della nave (oltre ai consueti collettori Bussard ed altri elementi “classici”).
Un ampio foglio di decals permette di ricreare molti dettagli (come i portelli degli hangar).
Il consueto foglio di spiegazioni bilingue (inglese-francese) completa la dotazione di questo kit.
Nel “reparto colori”, le istruzioni danno indicazioni per una gamma di colori “metallici” (verosimilmente come la “vera” nave) e vi sono anche indicazioni per ricreare il famoso “aztec pattern”.
Il piedistallo è originale. La base, piatta, liscia e spessa, è realizzata a sagoma dell’Enterprise stessa (lunghezza 30 cm; larghezza circa 16,5 cm), dalla cui superficie si innalzano tre “piloni” (cilindrici) trasparenti (due a poppa, dalle gondole di curvatura e uno prua, dalla sezione a disco) che vanno ad infilarsi (tramite perno) in altrettanti fori sullo scafo della nave.
Questo è sicuramente un “kit” d’effetto; tuttavia, dato il consistente numero di pezzi, quasi totalmente piccoli e delicati, credo sia consigliabile a chi è dotato di una buona dose di pazienza (oltre che di tempo). :)
• Confezione (www.mrmodels.co.nz/New_Uploads_10_04/420104_Polar_Lights_NX-01.jpg)
• Il kit aperto: parte 1 (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview02.jpg); parte 2 (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview03.jpg); parte 3 (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview04.jpg).
• Particolari: dettagli 1 (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview05.jpg); dettagli 2 (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview06.jpg).
• Il piedistallo (www.starshipmodeler.com/trek/lj_nx01_preview12.jpg), dove si possono notare i tre supporti trasparenti.
• Il modello preassemblato (www.playingmantis.com/pics/productimages/pl_productdescimage_872.jpg)
• Il modello finito (www.playingmantis.com/pics/productimages/pl_productdescimage_873.jpg)
GOSSIP. Questa Enterprise NX, in scala 1/350, è stata prodotta PRIMA dell’Enterprise refit (1/350) vista precedentemente. Voci di corridoio “ventilavano” l’ipotesi, in caso di successo di queste due grandi riproduzioni, dell’immissione sul mercato di un “golosissimo” Falco da Guerra romulano di Classe D’deridex, sempre in scala 1/350. Le voci non sono confermate. Tuttavia, se la Polar Lights dovesse decidere di fare il passo... bisognerebbe davvero affittare un garage per parcheggiare il nuovo modello!!! :asd
• Enterprise NX-01 (Classe NX)
Scala 1/1.000
Questo kit è stato prodotto successivamente a quello grande.
Pare che sia stato fatto per avvicinarsi di più a chi non possiede una stanza dove porre modelli “impegnativi” (in termini di dimensioni) come il precedente!
Una volta assemblata, infatti, questa Enterprise raggiunge la lunghezza di circa 23 cm (quindi decisamente piccolina, anche secondo standard tipo “AMT”).
Questo kit, pur essendo “piccolo”, prevede più di 50 pezzi con cui divertirsi.
Si presenta piuttosto semplicemente: sezione a disco superiore, sezione a disco inferiore, gondole di curvatura. Tutto il resto è dato da una miriade di dettagli, dai più grandi, ai più piccoli.
Numerose le “clear parts” (oblò e lucine varie), che richiedono una certa attenzione nel posizionamento (date le piccole dimensioni).
Una nota di merito di questo kit (come di altre produzioni della Polar Lights): la numerazione di ogni singolo pezzo ANCHE sui singoli pezzi, nonché sullo scafo (internamente) in modo da assicurare il giusto posizionamento (se anche si dovessero, ad esempio, perdere le istruzioni, affidandosi alla numerazione delle parti, dei decals e delle zone abbinate sullo scafo, si riuscirebbe comunque a venirne a capo). Davvero cura nei dettagli! :=ok
Molti di questi minuscoli pezzi del kit sono proposti “in più”, in modo da avere una riserva in caso di smarrimento.
I dettagli impressi sullo scafo sono di buon livello.
L’assemblaggio, anche in questo caso, non presenta particolari difficoltà, né problemi di accoppiamento/accostamento delle varie parti.
L’unico problema, come accennato prima, può essere rappresentato dalle parti “lillipuziane” per chi ha delle mani piuttosto grandi! :). Quindi, un buon lavoro di pazienza! :)
Le istruzioni sono come di consueto bilingue (inglese-francese).
A differenza del kit “maggiore”, qui non vi sono indicazioni, per quanto riguarda la tavola colori, sul come realizzare l’aztec pattern...
Ampio lavoro, per quanto riguarda alcuni dettagli, è lasciato al foglio di decals.
Il piedistallo è il medesimo, ovviamente ridotto, del kit maggiore.
• Confezione (www.starshipmodeler.com/trek/nx01_box.jpg)
• Il kit aperto: parte 1 (www.starshipmodeler.com/trek/nx01_parts_01.jpg); parte 2 (www.starshipmodeler.com/trek/nx01_parts_02.jpg)
• Il modello preassemblato: vista di prua (www.starshipmodeler.com/trek/nx_01_009F.jpg); vista di poppa (www.starshipmodeler.com/trek/nx_01_010F.JPG).
• Scala di riferimento: l’Enterprise “rapita” da un alieno (www.starshipmodeler.com/trek/nx01-001F.JPG) :asd
• Scorpion (Classe Scorpion)
La Polar Lights si è cimentata, “stranamente” a mio avviso, nella produzione del kit di questo bellissimo caccia Remano, in forza appunto all’esercito di Remani sotto il comando di Shinzon.
Dico “stranamente” perché questo caccia non è certo un modello famoso come possono esserlo tante altre navi, dal momento che si è visto solo nell’ultimo capitolo cinematografico di Star Trek: “Nemesis”. È infatti il caccia a bordo del quale il Capitano Picard e Data fuggono dalla Scimitar (scene memorabili! ::)).
Non vi sono dati precisissimi. Il kit potrebbe essere approssimativamente in scala 1/24. Ad ogni modo, una volta costruito, raggiunge la lunghezza di 19,5 cm circa (non male, in quanto a proporzioni con il kit di una nave quindi!).
Il kit è composto da 53 pezzi: 46 predipinti in nero, 5 clear parts e 2 “figures”. Già, perché, dato quanto detto prima, con il kit vengono forniti anche due personaggi: il Capitano Picard e Data (con la tutona arancione da B4, come nel film), che possono prendere posto all’interno dell’abitacolo. I due personaggi, già predipinti (per buona pace mia e di molti altri modellisti :)), fanno bella mostra di sé in una finestrella trasparente nella confezione (sono comunque “iper protetti” da eventuali danni dovuti al trasporto).
Il resto dei pezzi è raccolto in diversi “sacchetti”, come sempre, in questo caso tre sono per le parti nere, uno per i clear parts e per gli adesivi. Già, perché in questo kit, per facilitare il tutto, non vi sono decals convenzionali, ma troviamo un foglio con 12 adesivi (10 rappresentano i controlli di bordo da applicare al posto di comando del caccia, gli altri due sono lo stemma o logo da applicare uno per ala).
L’assemblaggio del kit non presenta particolari difficoltà. Si riporta tuttavia una certa difficoltà nell’inserire il personaggio di Data nella sua poltroncina...
Altri punti un po’ delicati o incerti pare siano i comandi del pilota (due “leve” che dal pannello centrale si allungano verso il pilota, similmente al manubrio di una motocicletta) e il gruppo d’arma situato nella parte posteriore/superiore della fusoliera del caccia.
Ma tutto si supera senza problemi.
Faccio notare che questo kit è “ad incastro”, ovvero, non necessita di colla. I pezzi possono anche essere staccati e riattaccati senza particolare difficoltà. Ciò non toglie che, per maggior sicurezza o per desiderio personale, si possa assemblare anche con la colla.
Come detto sopra, il kit è predipinto in nero. Difatti, il foglio di istruzioni (tradizionalmente bilingue inglese-francese), non riporta indicazioni di tavola colori, ad eccezione di qualche dettaglio, ma NON dello scafo.
Certo, non è proprio la fine del mondo. Il nero opaco del modello “già pronto” si pone ben lontano dalla colorazione lucida verde scuro/bluastra (con dei bei effetti cromatici di riflessi) vista sul grande schermo. Quindi, chi avesse voglia di cimentarsi nel ruolo del “piccolo carrozziere”, potrà tranquillamente farlo.
Per gli appassionati del genere, modellisti più esperti affermano la possibilità di “illuminare” il caccia abbastanza facilmente, in almeno 4 punti (le clear parts sulle ali), incidendo un po’ la plastica per aprirla e sistemare all’interno dei led. A ognuno la sua parte! :)
Ad ogni modo questo kit, che forse potremmo quasi più definire “giocattolo” (se pur “di lusso”), pare molto ben fatto e molto ricco di particolari. Non ha piedistallo, poiché posa su un ben dettagliato “pilone” d’atterraggio posteriore, come il “vero” caccia!
• Confezione (www.playingmantis.com/pics/productimages/pl_productdescimage_920.jpg) (visibile la finestrella con i personaggi inseriti all’interno)
• I personaggi (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-02.jpg) (nottataccia per Data, a giudicare dalle occhiaie! :asd)
• Il kit aperto: parte 1 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-03.jpg); parte 2 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-04.jpg); parte 3 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-05.jpg); le clear parts (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-06.jpg); gli adesivi (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-07.jpg).
• Il caccia ultimato:
- foto 1 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-10.jpg)
- foto 2 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-11.jpg)
- foto 3 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-15.jpg) (sarà geloso Batman?)
- foto 4 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-19.jpg)
- foto 5 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-16.jpg)
- dettaglio occupanti (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-12.jpg)
- il pilone 1 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-14.jpg)
- il pilone 2 (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-17.jpg)
• Qui (www.starshipmodeler.com/trek/ws_scorp-13.jpg) possiamo vedere le due clear parts (due per lato) dietro cui può essere possibile sistemare dei led luminosi.
Che dire? È dopo aver visto queste immagini che lo Scorpion è entrato a far parte della mia flotta...::).
Con il caccia Scorpion remano, si conclude, per ora, l’avventura della Polar Lights nell’universo di Star Trek.
Alla prossima! :ciao
BANDAI
Eccoci arrivati ad una nuova ditta e ad una nuova collezione di modellini dedicati a Star Trek.
La ditta in questione è la Bandai (www.bandai.co.jp/e/img/logo_bandai.gif).
La Bandai fu fondata nel luglio del “lontano” 1950 nei dintorni di Tokyo. I suoi primi prodotti erano giocattoli in “celluloide”, in metallo (generalmente automobili) e altri in materiali gommosi.
Nel corso degli anni la fortuna le ha sorriso: la sua produzione ha continuato ad aumentare e ad evolversi, dalla riproduzione di automobili, alla generazione dei vari robot (anni ’70) e merchandise tratto dai vari anime (tra cui ricordiamo dei piccoli minikit in plastica riproducenti varie astronavi tratte dall’anime “Star Blazers”) (nonché qualche videogame). La sua “escalation” l’ha spinta ad aprire varie filiali nel mondo. La prima negli Stati Uniti e successivamente in vari Paesi Europei, tra cui Inghilterra, Francia e anche la nostra cara Italia.
Per quanto riguarda Star Trek, invece, la Bandai negli ultimi anni ha prodotto, uno dopo l’altro, una serie di interessantissimi modellini. Queste sono le caratteristiche (uniche) comuni a tutti:
• i modelli sono tutti già dipinti e in modo molto molto dettagliato, compreso il delicato “aztec pattern”;
• i modelli non necessitano di colla: tutti i pezzi (e non sono pochi!!) vanno ad incastro;
• ultimo, ma non meno importante, tutti i modelli sono dotati di un sistema di illuminazione interno, sempre da “installare” da parte del modellista, che illumina deflettore di navigazione, tubi lanciasiluri, gondole di curvatura e i vari oblò sullo scafo.
A dire il vero non sono proprio “solo” ad incastro. Ogni modello ha qualche piccola vitina per fissare alcuni elementi, ma niente di antiestetico.
Tutti i cavetti dell’impianto di illuminazione si fissano a delle piccole piastrine di metallo (ve ne sono molteplici, che si fissano ad incastro) grazie a piccoli fori attraverso i quali si infila il cavetto, ovviamente “spellato” e lo si attorciglia attorno all’anello della piastrina. Volendo si potrebbe anche dare qualche punto di saldatura per una maggiore sicurezza, ma è comunque una scelta personale.
Una ulteriore raccomandazione, più pratica che altro, è, eventualmente, “testare” le varie luci prima di procedere all’assemblaggio definitivo. Non si sa mai...
Alcuni modellisti suggeriscono anche l’utilizzo di colla per l’assemblaggio. Non vi sono problemi nel non utilizzarla, dal momento che si tratta di pezzi ad incastro, ma diciamo che... “male non fa”. Come minimo aiuta a rendere il modellino più... “forte” e resistente.
I modelli si costruiscono tutti abbastanza facilmente. Certo non mancano nemmeno qui delle imperfezioni nell’accoppiamento delle parti, o degli “inestetismi” dovuti a scelte produttive.
Ma nel complesso sono dei bei modelli. Perlomeno, hanno una qualità che mooolto difficilmente si riuscirebbe ad ottenere con kit “normali” (almeno da parte di modellisti poco esperti, e senza contare l’illuminazione interna).
In poche parole, i modelli Star Trek della Bandai sono, a mio avviso, quanto di più possibile vicino alla “perfezione” sia prodotto al giorno d’oggi. Almeno per quanto riguarda i modelli “già pronti”.
I modelli hanno tutti il medesimo piedistallo, nero, che nasconde il pulsante per accenderli sul retro della staffa. È la staffa stessa a portare sull’estremità il contatto elettrico.
La base del piedistallo, di forma triangolare, smussata, a richiamare il delta della Federazione, porta al suo interno le 3 batterie (normali stilo) necessarie al funzionamento dell’impianto di illuminazione.
La reperibilità di questi kit è decisamente buona. Sono infatti di recente produzione (il primo è stato introdotto sul mercato nel 2003), anche se alcuni potrebbero essere già “fuori produzione”.
Questi kit si possono trovare abbastanza facilmente in negozi di modellismo, non solo trek e, naturalmente, su mercati come eBay.
Navigando qua e là, ho potuto notare che i prezzi non variano mai di molto e si aggirano tra gli 80 e i 100 euro (al massimo), a seconda del modello, anche se, sempre su eBay, qualche venditore li “svende” anche a 60-65 euro.
Piccola nota “storica”. Inizialmente gli studi della Paramount diedero i “diritti” di riproduzione a due diverse aziende: la Bandai per il mercato Giapponese e la Polar Lights per il mercato nord-Americano. Questo ha caratterizzato un piccolo problema iniziale per i fan statunitensi, costretti a reperire questi modelli tramite siti giapponesi o provare tramite locali negozi di articoli “esotici”.
Ma passiamo ora in rapida rassegna quali sono questi modelli! :)
• U.S.S. Enterprise NCC 1701 (Classe Constitution - refit)
Rilasciato nella primavera del 2003.
Non vi è molto da dire. La nave la conoscete già tutti. Posso dire che, a mio avviso, dei vari modelli prodotti dalla Bandai, quello dell’Enterprise refit è quello forse più... emozionante e, comunque, quello che riporta sullo scafo un delicatissimo aztec pattern, lievissime sfumature di grigio su qualche pannellatura, a tratti visibile solo in controluce. Davvero ottimo!
Qualche “critica”, pur se tra virgolette, la si potrebbe muovere sull’uso di alcune colorazioni, forse non proprio corrette, ad esempio l’uso di colore blu o del verde su alcuni pannelli sul “collo” della nave o sullo scafo secondario. Diciamo che sono “inezie”. I perfezionisti maniacali ci sono sempre, compresi coloro che desidererebbero parti di ricambio più perfette al posto di alcuni pezzi originali Bandai (ad esempio esiste in commercio “after market” un deflettore di navigazione, sempre trasparente ma molto più azzurro di quello originale)... Il mondo è bello perché è vario e ogni modellista, come ho sempre detto, può fare del proprio modello ciò che vuole.
Le parti forse più “critiche” di questo modello, in quanto a difficoltà, sono le gondole e lo scafo secondario (quello di ingegneria per intenderci), la “pancia” vera e propria della nave, in quanto è il punto “nevralgico” dell’impianto elettrico interno. Ma niente di cui aver paura! :)
Il kit è composto in tutto da 79 pezzi.
Una volta assemblata questa Enterprise refit “sfigura” in dimensioni rispetto a quelle della AMT, ma non è poi così piccolina. Rimane comunque più grande di quella minore della Polar Lights.
Per gli amanti dei numeri, l’Enterprise è lunga 36 cm, larga (nel punto massimo, quindi la sezione a disco) 17 cm e alta 17 cm (piedistallo escluso!)
• La confezione (www.fantastic-plastic.com/USS%20ENTERPRISE%20REFIT%20BANDAI%20BOX%20ART.jpg)
• Il contenuto del kit (www.scottg26.com/images/Enterprise/Enterprise_2_01a.jpg)
• La sezione a disco (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e2.jpg) (dettaglio). Qui potete vedere la delicata trama dell’aztec pattern.
• La sezione a disco (www.fantastic-plastic.com/USS%20ENTERPRISE%20BANDAI%20CU.jpg) (foto 2).
• Lo scafo di ingegneria (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e3.jpg) (dettaglio) con il deflettore di navigazione illuminato.
• Gondola (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e4.jpg) (dettaglio). Potete notare la precisione delle scritte prestampate, anche quelle piccole come queste.
• Gondola illuminata e pilone (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e5.jpg) (dettaglio).
• Lo Scafo di ingegneria (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e7.jpg) (dettagli).
• Una vista frontale finita (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e6.jpg)
• Il modello finito (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e1.jpg). Qui potete vedere anche il piedistallo, comune a tutti i modelli della Bandai.
• Un esempio della fase di lavorazione dei cablaggi (www.starshipmodeler.com/trek/rp_bandaient05.jpg) interni.
• A confronto (www.starshipmodeler.com/trek/jr_enta_e8.jpg) con l’Enterprise A prodotta dalla AMT.
• U.S.S. Enterprise NCC 1701 - A (Classe Constitution - refit)
Come i più arguti di voi avranno capito, in poche parole si tratta dello stesso kit visto sopra.
La differenza “consisterebbe” unicamente nel fatto che ci troviamo di fronte alla 1701 - A, che fa il suo debutto cinematografico al termine di “Star Trek IV: Rotta verso la Terra”.
Ho volutamente usato il condizionale (consisterebbe) in quanto c’è un “però”.
Come sicuramente sapete, nella “realtà” di Star Trek, la 1701 - A non è altro che la U.S.S. Yorktown (evidentemente era attraccata da tempo, per qualche refit o altri aggiornamenti, chi lo sa), nave di classe Constitution uguale alla più famosa Enterprise. Venne “ribattezzata” con il glorioso nome e consegnata al Capitano Kirk e al suo equipaggio.
E “purtroppo”, questo kit non ha i nomi nave e NCC stampati sullo scafo, ma forniti come decals a parte, in quanto il modellista ha la possibilità di decidere se aggiungere alla sua flotta la U.S.S. Enterprise o la U.S.S. Yorktown NCC 1717. Fermo restando che vorrei proprio vedere chi vorrebbe battezzare il proprio modello diversamente da Enterprise (...) questa scelta produttiva, a mio avviso assolutamente inutile, toglie uno degli aspetti più belli dei modelli Bandai: il prodotto finito. Doversi mettere giù ad applicare i vari decals (alcuni molto piccoli) lo trovo davvero... “scandaloso”. Non abbiatemene a male, ma se qualcuno compra un simile modello (abbastanza costoso peraltro) è per averlo “pronto” sotto l’aspetto del dipingere e dei decals, altrimenti può passare a kit “convenzionali”.
Ehhmmm... ve lo dice uno che... ha comprato proprio questo kit!
• La confezione (www.megahobby.com/images/BAN124915.jpg) (già dalla foto si nota l’inquadratura tratta da STIV)
Non avendo trovato immagini proprio del kit “A”, propongo alcune altre immagini del kit precedente. La nave è comunque la medesima, fatta eccezione per quella famosa “A”.
• Proporzione (www.culttvman.com/assets/images-STAR_TREK-2005/resinhead-24.jpeg).
Qui possiamo vedere la grandezza del modello “in mano”. Si nota il cavetto (rosso) che porta la corrente alla gondola, visibile sulla parte interna del pilone. È un “difetto” di questo kit. Tuttavia la Bandai ha previsto un lungo adesivo, in tinta con il pilone, per coprire il filo.
• Enterprise by night (www.culttvman.com/assets/images-STAR_TREK-2005/resinhead-33.jpeg), uno scatto in notturna con le luci accese. Molto suggestivo.
• U.S.S. Enterprise NCC 1701 - E (Classe Sovereign)
Secondo kit prodotto dalla Bandai (le due Enterprise viste prima le consideriamo come unico prodotto), sempre nel 2003, è questa riproduzione dell’Enterprise E.
Solito eccellente imballaggio delle varie “buste” all’interno della confezione da parte della Bandai.
Tuttavia, “sondando” le menti di vari modellisti in giro per il mondo, ci sono essenzialmente due fronti ben diversi nel giudizio su questo kit: i “delusi” e gli “entusiasti”.
Anche in altre occasioni, nelle mie “recensioni”, quando non ho avuto esperienza personale diretta sul kit in questione, mi sono “rivolto” a recensioni di altri modellisti, decisamente più autorevoli delle mie, oltretutto. Parlo di analisi realizzate da modellisti professionisti, che quindi possono permettersi di fare gli “sputini” più di qualsiasi modellista “casalingo” come me.
Ad ogni modo, vediamo quali sono le “critiche” mosse al kit dell’Enterprise E.
La Bandai, anche in questo kit, si serve di uno “scheletro” trasparente (plastica o vinile) all’interno della sezione a disco. Questo, da un lato aiuta e serve a “chiudere” i vari oblò e parti che andranno illuminati, dall’altro però pare essere il motivo maggiore della difficoltà di assemblare le parti. Ad esempio, le due metà della sezione a disco (superiore ed inferiore), non si congiungono tra di loro ma vanno entrambe a combaciare su questo scheletro. Alcuni modellisti riportano una certa difficoltà ad “incastrare” i vari punti (come si chiude da una parte, si apre da un’altra e via così). Questo perché questo “scheletro” risulta essere piuttosto “morbido”. Potrebbero essere casi isolati, ma tanto vale tenerne conto.
Altra “scelta” costruttiva decisamente brutta, e su questo non si discute, è la decisione della Bandai di dividere lo scafo di ingegneria in ben 4 parti (quando 2 di solito sono più che sufficienti). Il problema non sta nel numero di parti, ma nel fatto che i pezzi possono dare un antiestetico effetto, soprattutto se non combaciano perfettamente, lasciando “fessure” tra di esse, che danno ancora più nell’occhio una volta che il modello, finito, è illuminato.
A totale discrezione di ogni modellista, a questo punto, si potrebbe anche procedere alla rimozione dei “pioli” per l’incastro dei pezzi e all’applicazione di colla. Ovviamente questa scelta sarebbe individuale e da valutare da kit a kit. In questo caso, fate attenzione perché il kit in questione è “pre-dipinto”. Eventuali sbavature nell’applicazione della colla sarebbero un guaio.
Anche per questo kit la Bandai ha optato per la soluzione “nastro adesivo” per coprire i cavetti che portano il plasma, ehmm, la corrente, alle gondole. Soluzione molto indigesta a vari modellisti. E non mi sento certo di dar loro torto. Con tante ore di studio e progettazione di questi kit, molto elaborati, trovo strano che non si sia riuscito a trovare una collocazione interna dei cavetti! :(
(continua)
Possiamo ora parlare degli “errori” o delle “stranezze”, se vogliamo, di questa Enterprise.
Pare infatti che la Bandai abbia preso in prestito elementi dell’Enterprise di “First Contact” (realizzata dalla ILM) e altri dell’Enterprise di “Nemesis” (Digital Domain) e li abbia combinati in una specie di “ibrido”. Sappiamo che, dalla sua prima apparizione in Primo Contatto, infatti, l’Enterprise ha subìto delle modifiche, alcune leggere, altre un po’ meno, per il suo ultimo viaggio visto in Nemesis. Quando fu il momento, infatti, il designer John Eaves ne aprofittò per effettuare dei piccoli interventi di “chirurgia estetica” alla nave: angolazione delle gondole più accentuata (furono alzate e portate leggermente più “in avanti”), l’aggiunta di alcuni banchi phaser (sui piloni delle gondole) e di tubi lanciasiluri di poppa (in cima alla sezione a disco). Queste modifiche le vediamo chiaramente in azione in Nemesis.
L’unica traccia che vediamo di loro in questo kit è il lanciasiluri di poppa situato in cima alla sezione a disco.
Ok ok, sono sciocchezze, ma è comunque strano il fatto che alcune modifiche siano state apportate al kit, e altre no.
Sembra che la Bandai abbia “guardato” alla AMT per il dettaglio delle gondole. In particolare, la connessione tra gondole e piloni, che è identica al modello della AMT. Peccato che nemmeno il modello della AMT sia un gran che di accuratezza in questo punto...
Inaccuratezza della sezione a disco. Ad una occhiata sempre “analitica”, i ponti B e C sulla sezione a disco sono troppo “piatti”. In poche parole, non sono alti come dovrebbero essere, sempre paragonando il kit alla versione “reale” cinematografica. Oltretutto, i portelli d’attracco sul retro del ponte C sono decisamente poco accurati nel dettaglio. Cosa molto strana, considerando l’accuratezza che la Bandai ha impiegato in molti altri punti del kit.
Luci “misteriose”. Altra stranezza. Nella parte inferiore della sezione ingegneria, a poppa (la parte “curva” che raccorda la pancia della nave alla coda), la Bandai ha inserito due larghe luci rosse. Cosa assolutamente strana, dal momento che non sono mai apparse sul modello originale!
Vi sono anche altre critiche sul dettaglio della parte superiore dello scafo ingegneria (quello che si raccorda con l’hangar navette principale). Dettagli ritenuti più da “giocattolo” che da “kit di modellismo”.
Come dicevo in apertura, molte di queste “critiche”, di cui alcune sono comunque oggettive, le possiamo anche considerare “eccessive”. Certo, persone che vivono di modellismo ed esperti vari troveranno scandalose certe scelte costruttive, ma probabilmente per “noi modellisti casalinghi” questo kit va più che bene. Anche se non dobbiamo dimenticare il costo elevato di questo kit. In ogni caso, anche i più critici modellisti che hanno realizzato le critiche di cui sopra, hanno valutato questo kit con una media di 7.
Ad ogni modo, commenti senza dubbio positivi sulla qualità generale e sulla “pittura” del modello, anche se, a mio personale avviso, l’aztec pattern riprodotto su questa Enterprise E lascia alquanto a desiderare. Decisamente troppo “secco”, una divisione nettissima tra i vari rettangoli colorati che lo compongono, con colori decisamente contrastanti tra loro. Sembra proprio più un disegno che non l’idea di una “piastrellatura” dello scafo.
Ah, giusto per “par condicio”, le voci dell’“altra campana” elogiano questo kit per la sua accuratezza, per la qualità e per la facilità di assemblaggio delle varie parti. :D
Un po’ di numeri.
Il kit è composto da 77 pezzi e un libretto di istruzioni a colori di 20 pagine.
L’Enterprise è in scala 1/1700 e raggiunge la lunghezza, una volta finita, di circa 40 cm.
È quindi ben più piccola di quella della AMT che, con i suoi circa 50 cm di lunghezza, si conferma come la versione più grande realizzata in kit (fino ad ora).
• La confezione (www.fantastic-plastic.com/ENTERPRISE%20E%20BOX%20ART.jpg)
• Le due metà della sezione a disco (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_parts1.jpg)
• Altri pezzi (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_parts2.jpg)
• Ecco il possibile difetto di accoppiamento delle parti dello scafo di ingegneria (www.starshipmodeler.com/trek/cm_bente_entgap.jpg)
• Qui (www.starshipmodeler.com/trek/cm_bente_entnacellecomparison.jpg) vediamo la poco estetica soluzione di abbinamento tra gondola e pilone, uguale a quello della AMT (sulla sinistra)
• La carenza di dettaglio (www.starshipmodeler.com/trek/cm_bente_entdeckC.jpg) della parte dorsale dello scafo di ingegneria, ritenuta più da “giocattolo” (sono solo delle zone grigie...).
• Le famose luci misteriose (www.starshipmodeler.com/trek/cm_bente_entmysterylights.jpg)...
• Il modello finito (www.fantastic-plastic.com/BANDI%20ENTERPRISE%20E%20MAIN.jpg)
• Vista di prua (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_front.jpg)
• Vista dorsale posteriore (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_rear.jpg)
• Dettaglio (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_under.jpg) della parte ventrale della sezione a disco
• Enterprise by night (www.internetmodeler.com/2003/november/scifi/ban_ncc1701e_title.jpg), anche se non completamente al buio.
• Confronto (www.starshipmodeler.com/trek/cm_bente_entamtcomparison.jpg) tra le Enterprise E della Bandai (a sinistra) e quella della AMT (a destra)
• U.S.S. Enterprise NX-01 (Classe NX)
Terzo kit prodotto dalla Bandai.
C’è poco da dire su questo kit. Persino i modellisti più pignoli si sono sforzati nel trovare qualche peccatuccio veniale; l’entusiasmo è generale.
La “tecnica” rimane la medesima degli altri kit. La Bandai si è inventata la soluzione del “disco” in pvc interno (alla sezione a disco) che di fatto serve per illuminare la nave. Funge da “canale” per le luci, sfruttando una lampadina unica che dà luce che viene poi “indirizzata” ai vari oblò e altri dettagli da illuminare. Soluzione decisamente ingegnosa e funzionale.
L’unica “pecca”, a detta di alcuni, è la scarsità di dettagli in rilievo lungo gli emettitori del campo di curvatura, ma si tratta proprio del classico “pelo nell’uovo”.
Come da manuale, la “verniciatura” dello scafo e la stampa dei dettagli, compreso l’aztec pattern.
Forse, una nota un po’... stonata, e questa è mia, pare che il modellino sia un po’ troppo chiaro, come colore. Capisco che siamo abituati a vedere l’Enterprise viaggiare nell’oscurità dello spazio, però forse un tono un po’ più scuro non avrebbe guastato.
Un po’ di numeri.
Il kit è composto da 76 pezzi e il consueto bel libretto di istruzioni per l’assemblaggio. In mezzo al libretto troviamo alcune pagine a colori con foto e schemi della nave, compresi alcuni bozzetti preliminari di quella che sarebbe stata la “nuova/vecchia” Enterprise NX.
La nave è in scala 1/850, quindi in scala con i già visti kit dell’Enterprise refit e “A”, ma non con l’Enterprise E (altrimenti per alloggiare un’Enterprise E in proporzione con la NX sarebbe necessaria una stanza! :D) e raggiunge la lunghezza di 25,5 cm circa.
Ovviamente, il medesimo piedistallo completa la dotazione del kit.
• La confezione (www.fantastic-plastic.com/NX-01%20BOX%20ART.jpg)
• Il kit aperto (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxparts.jpg)
• Impianto elettrico (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxchannels.jpg) 1
• Impianto elettrico (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxmagic.jpg) 2. Qui, aguzzando la vista, potete vedere il famoso disco trasparente che occupa la sezione a disco e “guida” le luci.
• Dettaglio (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxpaint.jpg) della stampa sullo scafo e dell’aztec pattern.
• Vista di prua (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxbow.jpg)
• Vista di poppa (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxstern.jpg)
• Vista laterale (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxport.jpg)
• Vista dorsale di prua (www.starshipmodeler.com/trek/bp_nxportbow.jpg)
• Vista 3/4 anteriore (www.fantastic-plastic.com/NX-01%20-%20MAIN.jpg)
• U.S.S. Voyager NCC 74656 (Classe Intrepid)
Che dire? Mettendo a parte le opinioni e i gusti personali sulla Voyager come nave in se stessa, qui ci troviamo di fronte ad un “Signor kit”.
La scala di riproduzione è 1/850, come per le Enterprise refit ed NX. Il che rende questo modellino decisamente... grandicello. Già dalla scatola. È la più grande dei quattro modelli prodotti!
Come sempre, troviamo la stessa “tecnica” costruttiva. Anche qui troviamo i famosi “dischi” trasparenti all’interno dello scafo, quelli utilizzati per “illuminare” i vari oblò ed altri elementi. Dico “dischi” perché ve ne sono due per la sezione a disco (metà superiore e metà inferiore), e altri elementi simili sagomati per le gondole e la pancia della nave. L’illuminazione interna è data da due grosse lampadine situate dentro una “sfera” a molte facce, sempre trasparente, che evidentemente proietta la luce in tutte le direzioni richieste. Ingegnoso, niente da dire!
Anche qui, ovviamente, non sono necessari né decals, né colori. A differenza degli altri kit, tuttavia, la Voyager non presenta traccia di aztec pattern, sono delle sfumature di colore a rappresentare le linee dei pannelli, ma nulla più. Se ad un primo momento può sembrare deludente, va detto che la scelta di adottare questo colore singolo e quindi meno “caotico” di un pattern la rende molto più vicina alla Voyager televisiva. Una volta finita, posta a fianco dell’Enterprise E (sempre Bandai), fa sembrare quest’ultima quasi... “trasandata”! :D
Decisamente un gran bel modello. Ricco, molto molto ben dettagliato. Persino i banchi phaser sono realizzati davvero splendidamente. Ogni parte dello scafo ha le sue “sigle” o i suoi “disegni” stampati. Complice anche la scala di riproduzione alta, che permette di avere, con un modello grande, dei dettagli migliori. Anche se, va detto, ci sono delle “pecche” o delle mancanze anche qui. Una su tutte che mi è saltata subito all’occhio: la “povertà” di dettaglio della zona del portellone dell’hangar. È presente solo il portellone e qualche altro “dettaglio” ma manca, ad esempio, la “porta pedonale” su un lato del portellone, presente invece sul kit maggiore della Voyager realizzato dalla Revell-Monogram. Ok, dettagli.
Questo è l’ultimo kit, in ordine cronologico, prodotto dalla Bandai. Lo si può notare dal miglioramento generale degli incastri dei vari pezzi e soprattutto dal migliorato sistema di illuminamento interno. Un kit eccellente.
La parte più difficile è l’installazione del “pezzo” d’illuminazione centrale. Difficile per la quantità di cavi, cavetti ed elementi vari che convogliano tutti direttamente nello stesso punto.
Alcuni modellisti suggeriscono di uffettuare qualche punto di saldatura, per una maggior sicurezza. A discrezione del modellista.
A parte questo passaggio, l’assemblaggio si rivela semplice e abbastanza rapido. Senza sosta... circa 4 ore. Ma diciamo pure una giornata, con calma. Proprio per questa parte centrale si raccomanda una bella dose di pazienza. Davvero eccellenti o addirittura perfetti sono giudicati gli assemblaggi delle varie parti. Certo, qualche piccolo difetto ci può sempre essere, anche nella produzione di serie può capitare che un modello esca meno bene di un altro.
Per accuratezza, dettaglio, qualità costruttiva ecc... questo kit se ne esce a testa alta con un bel 9.
Particolarità di questo kit, in linea con la “vera” Voyager. Le gondole hanno un “meccanismo” (beh, manuale ovviamente) che permette di inclinarle come il vero modello, quando entra in curvatura. Il meccanismo è semplice ma efficace. Le gondole mantengono perfettamente la posizione alta e hanno un “blocco” che impedisce loro di scendere oltre la linea orizzontale quando sono in posizione “impulso”.
Altro dettaglio: i piloni d’atterraggio. Come ben sapete la Voyager può atterrare sulla superficie di un pianeta. Dallo scafo ventrale fuoriescono i “landing gears”. La Bandai ha effettuato queste scelte costruttive. Nella pancia della nave vi sono i 4 “portelli” per le “gambe” della nave. Sono quattro buchi rettangolari, perfettamente delimitati dai dettagli giusti. Ci sono poi due scelte. Nel kit vengono forniti due tipi di “gambe”. Sono divisi in due parti: il “pilone” e il “piede” vero e proprio, che vengono uniti ad incastro tra di essi. I piedi sono di due tipi: in apertura e aperto. Ovviamente “in apertura” simula l’uscita dei piloni dalla pancia della nave, mentre il piede inizia ad aprirsi, mentre “aperto” è la posizione finale, su cui la nave poi può poggiare tranquillamente. Nonostante le istruzioni dicano che la nave con i piloni estesi (e quindi poggiata su un tavolo, ad esempio) avrebbe bisogno di un peso ulteriore in coda perché non cada in avanti, in realtà pare stia “in piedi” abbastanza tranquillamente.
Raffinatezza della Bandai: il kit contiene anche i 4 piccoli pannelli con cui chiudere i portelli dei piloni d’atterraggio.
In poche parole, la scelta di come disporre la propria Voyager, sta unicamente a voi! :D
Un po’ di numeri.
Questo kit, in scala 1/850, porta la Voyager a circa 40,5 cm di lunghezza.
All’interno troviamo ben 103 pezzi, più il libretto di istruzioni con pagine centrali a colori riportanti foto e schizzi preliminari della Voyager.
• La confezione (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Box.JPG)
• Il kit aperto (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Parts.jpg)
• Alcune parti del kit (http://clientes.netvisao.pt/jomaparo/voyager/DSC00242.JPG)
• Interno di una gondola (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Nacelle.jpg)
• Una fase dell’assemblaggio (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_lightsinternal.jpg) dell’impianto elettrico
• Vista superiore (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Top.jpg)
• Vista dorsale posteriore (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_beutyshotrear.jpg)
• Vista dorsale posteriore 2 (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Rear.jpg)
• Vista laterale, atterrata (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Landedposition.JPG)
• Vista ventrale, atterrata (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_2ndLandedposition.JPG)
• Dettagli (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_rearunderside.JPG) della parte ventrale e della poppa. Si notano bene i portelli aperti per i piloni d’atterraggio (notare i dettagli stampati attorno ad essi).
• Dettaglio della sezione a disco (http://hei.smartfor.com/startrek/Voyager%20NCC-74656/5.jpg). Manca solo il piccolo deflettore secondario (si nota il buco).
• Dettaglio della gondola (http://hei.smartfor.com/startrek/Voyager%20NCC-74656/6.jpg)
• Dettagli vari (http://hei.smartfor.com/startrek/Voyager%20NCC-74656/4.jpg) (dalla confezione)
• Finita e illuminata (http://hei.smartfor.com/startrek/Voyager%20NCC-74656/3.jpg) (dalla confezione)
• Confronto (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_1701-Ecomparison.jpg) tra la Voyager e l’Enterprise E, ovviamente entrambe della Bandai.
• Confronto (www.starshipmodeler.com/trek/to_bandaiv_Revellmonogramcomparison.JPG) tra i due kit della Voyager prodotti dalla Revell (piccolo e grande) e quello della Bandai (nel mezzo).
• Le quattro navi della Bandai (http://img99.imageshack.us/img99/6573/bandai4ej7.jpg) a confronto (foto dell’amico Gianco)
Mi scuso per alcune foto di questo post sulla Voyager. Sono di bassa qualità ma al momento non ho niente di meglio. Mi riservo il diritto di sostituirle qualora ne trovassi di migliori. :)
* * *
Nota comune a tutti i kit prodotti dalla Bandai. Oltre ad avere tutti il medesimo piedistallo, tra le varie raffinatezze la Bandai ha pensato bene di includere nel kit anche la parte di scafo ventrale occupata dall’innesto del piedistallo. Cosa molto rara, dal momento che ogni kit di ogni casa fin qui visto ha sempre avuto “il buco”. In questo modo invece, con questo vero e proprio “coperchio”, la nave tolta dal piedistallo può essere chiusa ed apparire “integra”. Molto bello, davvero.
Questa soluzione era comunque doverosa per la Voyager, dal momento che la si può sistemare anche “atterrata” e quindi non sul piedistallo (anche se in questo modo non la si può illuminare).
Questo è l’ultimo kit prodotto dalla Bandai. Ultimo per ora (anche se sono tutti datati 2003/2004). La speranza che la Bandai proponga altri fantastici kit come questi, c’è sempre (oserei sperare in una Enterprise D!)
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