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Vecchio 30-04-18, 08:23   #1
Ro84
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Predefinito Osservazione australe del 17-18 marzo 2018

Ciao a tutti! Pubblico qui, dopo richiesta, il report di un’osservazione facente parte di una serie di sessioni osservative fatte nell’emisfero australe.

Preambolo

Sebbene non fossi ancora mai stato a sud dell’equatore, avevo già una grande esperienza dell’osservazione delle costellazioni australi da una decina d’anni, avendo osservato per un lungo periodo dalla latitudine di 8°N. Quando dunque mi si è presentata l’occasione di potermi trovare per alcuni mesi alla latitudine di 32°S, coincidenti con la città di Perth, in Australia Occidentale, mi sono mosso con molto anticipo per organizzare le cose nel modo più proficuo possibile, sia dalla città (portandomi il mio 10x40), sia dalla campagna. Oltretutto, ci sarebbe stata l’occasione di far vivere una serie di esperienze osservative indimenticabili anche alla mia ragazza.

Fra i miei contatti australiani vi sono infatti anche due astrofili, rigorosamente dobsoniani, dotati di ottimi strumenti in gran parte autocostruiti. Conoscono un punto fuori città che risulta particolarmente adatto per le osservazioni, a circa 100 km da Perth, in una radura alla periferia di una grande foresta di eucalipti nel più puro stile australiano, popolata da canguri e dove all’alba e al tramonto echeggiano i famosi richiami dei kookaburra. Durante i quattro mesi di permanenza ci siamo visti diverse volte, la prima delle quali due giorni prima di Natale 2017. Qui riporto tuttavia solo l’esperienza osservativa di gran lunga più significativa perché più completa e più proficua, quella della notte fra il 17 e il 18 marzo 2018.

La strumentazione al completo è di quelle delle grandi occasioni: un binocolo Miyahuchi da 100mm, posizionato su montatura a bilanciere con la forma a pantografo, che permette possibilità d’orientamento illimitate e tutte estremamente comode; tre Dobson manuali da 20” (51cm) piuttosto corti ma molto ben definiti, orientabili con grande facilità nonostante le dimensioni e dotati di Red Dot; un Dobson da 25” (64cm) motorizzato e un Dobson da 28” (71cm), anch’esso motorizzato. Piccole scalette per i Dobson da 20” e due scale da 2 metri per i telescopi maggiori. Più alcune sdraiette, su cui fare delle rilassanti pause per osservare a occhio nudo. Quattro persone in totale, ma ben sei strumenti a disposizione. Grazie all’abbondanza strumentale, posso sostanzialmente monopolizzare il binocolo e uno dei Dobson da 20” (rigorosamente manuale e con annessa scalettina a due gradini), fra i quali posso continuamente alternare per condurre le osservazioni nel modo più completo possibile.

Il tramonto

Mentre si procede a montare la strumentazione, il chiarore del crepuscolo diminuisce sempre più, mentre i rumori della natura si calmano. La Luna è completamente assente, trovandoci a ridosso del novilunio, e già una decina di minuti dopo il tramonto appare la coppia di stelle che domina i cieli dell’estate australe: dapprima Sirio, visibile in direzione nord molto alta, seguita subito dalla meno brillante Canopo, visibile invece a sud, ma sempre molto alta. Inizia poi a definirsi la cornice di Orione, a mezza altezza verso nord, mentre a sudest compare piano piano prima la coppia di Alfa e Beta Centauri e poi, più in alto, la figura della Croce del Sud, coricata su un lato e leggermente capovolta. Completano il quadro Achernar, a sud, e Capella, bassa verso nord, Procione e il triangolo che definisce la coda del Cane Maggiore, sempre verso nord ma quasi allo zenit. Inizia poi a definirsi la Via Lattea, mentre le stelle visibili sono quelle di magnitudine 3. Prima verso la Carena, poco sopra la Croce del Sud, poi la lunga scia fra il Cane Maggiore e la Poppa, mentre nelle Vele il “gap” si chiuderà solo più avanti. In contemporanea iniziano a definirsi le due macchie chiare delle Nubi di Magellano.

L'osservazione

Un’ora dopo il tramonto la magnitudine limite è attorno a 5; il campo è pronto e si può iniziare a osservare. Quando la notte è ormai fatta, con una magnitudine limite attorno a 6, mi alterno fra il binocolo e il 20”, mentre ogni tanto vengo chiamato al 25” e al 28” per osservare qualche oggetto d’eccezione: M83 con i suoi bracci di spirale è incredibilmente ben definita, mentre le Galassie Antenne mostrano persino un abbozzo delle loro code lunghe. Mentre gli altri si dedicano soprattutto alle galassie, io inizio a osservare gli oggetti più caratteristici, come la Nebulosa della Carena (NGC 3372), e i numerosi ammassi aperti lungo la Via Lattea, senza tralasciare qualche globulare e qualche nebulosa planetaria. Con il 20” è possibile osservare dentro il famoso “Buco della Serratura”, attorno a Eta Carinae, fino a scorgere con facilità pure la Nebulosa Omuncolo, coi suoi lobi simmetrici.

La grande manovrabilità garantita dai Dobson manuali mi permette di poter fare delle lunghe, dettagliate e proficue spazzolate lungo il cielo (cosa che faccio anche in Sardegna col mio Dobson), partendo da punti a me noti e lasciandomi guidare dal caso, risolvendo stelle doppie e incontrando ammassi di cui neppure sono stato poi a cercare il numero di catalogo, limitandomi all’osservazione pura e semplice. Con un 20” i campi stellari sono ricchissimi persino lontano dal piano galattico e non di rado si incontrano anonime galassie in punti di cielo intenzionalmente non definiti.

Lasciata l’esplorazione alla cieca, mi dedico all’osservazione sistematica, aiutandomi con l’atlante per gli oggetti meno conosciuti. Le Nubi di Magellano sono molto alte ed è da lì che si può partire, con la Nebulosa Tarantola e i suoi ammassi aperti associati, tutti perfettamente risolti in stelle fino alla magnitudine 16; di fatto l’intera galassia è sostanzialmente risolvibile in stelle, pur restando il chiarore di fondo, esattamente come è possibile fare con la Via Lattea quando la si osserva con un binocolo. Discorso analogo per la Piccola Nube, pur con qualche difficoltà in più.

Osservo senza trascurare gli oggetti ben più familiari come la Nebulosa di Orione, che per inciso al 28” è un’esperienza formidabile, con le sfumature di grigio che danno la perfetta illusione di poter osservare delle vere tonalità di rosso, di viola e di blu, marcatissime; in questo posso affermare con soddisfazione che nonostante la più brillante del cielo sia la Nebulosa della Carena, quella che dà le migliori soddisfazioni è inequivocabilmente la nostra ben nota Nebulosa di Orione. Tornando al 20” cerco una moltitudine di oggetti, dalla Galassia Sombrero a Centaurus A, risolvo stelle doppie come Alfa Centauri e Acrux, punto i numerosi ammassi globulari presenti, dai famosi Omega Centauri e 47 Tucanae ai molto meno noti globulari della Mosca (NGC 4372; NGC 4833), delle Vele (NGC 3201) e dell’Idra (M68). Mi dedico alle nebulose planetarie, come la Fantasma di Giove (NGC 3242) nell’Idra, la Planetaria Blu (NGC 3918) del Centauro, la Anello del Sud (NGC 3132) nelle Vele e tante altre. Non tralascio infine gli ammassi aperti, fra i miei oggetti preferiti, alternandomi fra il 20" e il 100mm; dai più famosi e arcinoti M46 e M47 (ma con strumenti così grandi è tutt'altra roba), fino ai classici oggetti meridionali, NGC 3114, NGC 3293, il famoso Pozzo dei Desideri (NGC 3532), NGC 2516, e il poco conosciuto, spesso ignorato, ma eccezionale Mel 101, a ridosso delle Pleiadi del Sud. Fra Centauro e Croce del Sud mi soffermo poi su una moltitudine di ammassi aperti interessanti, fra cui il ben noto Scrigno di Gioie (NGC 4755), NGC 3766, più molti attorno alla coppia Alfa-Beta Centauri.

Pausa di mezza nottata

Stanco di osservare al telescopio, verso mezzanotte decido di far riposare gli occhi. Prendo la sdraietta, la oriento verso sud e semplicemente mi siedo a osservare a occhio nudo il cielo stellato. Resto così per quasi due ore, notando come col tempo il cielo cambia: all’inizio al meridiano c’è l’Arco della Carena, con la sua nebulosa ben visibile e le Pleiadi del Sud che formano una nuvoletta attorno alla Theta Carinae; poi al meridiano ci passa la Croce del Sud e infine la coppia di Alfa e Beta Centauri. Vedo Sirio che sparisce dietro gli alberi e Canopo che si abbassa sempre più, mentre le Nubi di Magellano si possono distinguere fra i rami degli eucalipti col loro chiarore, ormai basse verso sudovest.

In attesa del levarsi del centro della Via Lattea, mi tengo sveglio passando e ripassando in rassegna le costellazioni, cercandole e definendone le linee col solo aiuto della mia memoria. Individuo con facilità la debole Sigma Octantis, che nell’emisfero australe fa da stella polare nonostante la sua magnitudine di 5,5; ogni tanto mi alzo e faccio qualche veloce escursione col binocolo, a volte risoffermandomi sui soliti oggetti, altre volte puntando qualcosa di nuovo.

Segue sotto --->
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Roberto

Ex osservatore del cielo australe
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Strumenti
Skywatcher Dobson 8'' - Skywatcher Startravel 80
Oculari e filtri
Da 2" per il Dobson 8" (Baader Zoom MarkIII 8-24 e Barlow 2.25x dedicata - Baader Aspheric 36mm - Baader UHC-S 2" - Omegon polarizzatore variabile 2"
- Tecnosky OIII 1.25" da applicare alla Barlow)
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Vecchio 30-04-18, 08:24   #2
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Predefinito Osservazione australe del 17-18 marzo 2018

Seconda parte della nottata

Verso le 2:30 riprendo a osservare al telescopio, dato che anche i compagni di serata si destano dal loro torpore. Orione è tramontato e lo Scorpione sale a sudest, disteso sul dorso. Al 20” osservo gli oggetti del Lupo, dell’Altare e poi dello stesso Scorpione, mentre spuntano i pianeti, prima Giove, poi Marte e poi Saturno. Il seeing, già buono a inizio serata, diviene via via ottimale nelle ultime ore della notte per via dell’acquietarsi del jet stream. Il ramo più brillante della Via Lattea è ormai molto alto, stellatissimo e dettagliato, con facilmente riconoscibili a occhio nudo diversi ammassi stellari, la Sacco di Carbone sempre marcatissima e persino la sagoma della famosa “Cavallo Nero”, vicino al centro galattico. Il bulge centrale è talmente esteso e contrastato che è persino possibile intravedere i sottili filamenti oscuri che raggiungono Antares. Canopo sparisce dietro gli alberi, Achernar e la Piccola Nube sono sotto la Croce del Sud, capovolte e piuttosto basse. Emerge la figura del Pavone, il Sagittario e appare Altair verso est. Dall’altra parte, verso nordovest, il Leone è prossimo al tramonto.

Al 20” mi dedico al centro galattico, coi suoi ammassi aperti e globulari e le sue nebulose (M22, M8, M20, M17, M16 (i Pilastri della Creazione osservati al 28” sono impressionanti!), eccetera), senza tralasciare le spazzolate, alternate col binocolo, e le stelle doppie, come Antares. Al 28” si osservano i pianeti: prima di tutto Giove, ormai molto alto, che è motivo di grande soddisfazione. Grazie al seeing ottimale, si possono osservare persino numerosi dettagli all’interno delle bande rosse, similmente a come si può fare nelle fotografie. La Macchia Rossa è sul lato visibile e due delle sue lune sono chiaramente visibili davanti al pianeta, molto ben definite, mentre a breve distanza si vedono le loro ombre proiettate sulla superficie. Molto interessante anche Saturno, con le due divisioni fra gli anelli, quella di Cassini e quella di Encke. Marte, sempre un po’ difficile, mostra chiara la sua calotta polare e alcune piccole aree più scure verso il centro del disco.

A partire dalle 4 del mattino appare la luce zodiacale, che inizia a schiarire la costellazione del Capricorno, un’ora prima delle primissime luci dell’alba. Le Nubi di Magellano sono entrambe sotto il polo sud celeste, con la Piccola Nube un po’ più alta. Inizia a ricomparire anche Achernar e la costellazione della Gru. Quasi allo zenit c’è la testa dello Scorpione, la Croce del Sud è coricata sull’altro lato verso sudovest, sovrastata dalla coppia di Alfa e Beta Centauri. A nordest spunta Vega ed è quindi un’ottima occasione per osservare al 28” la Nebulosa Anello, naturalmente bassa sull’orizzonte ma comunque ben contrastata grazie al cielo nitido. A sudest , il globulare NGC 6752 nel Pavone è sufficientemente alto da poter essere apprezzato con soddisfazione.

Verso le 5 inizia il chiarore dell’alba. Si ripete, invertito e sotto un altro cielo, il processo già visto al tramonto. Stavolta la Croce del Sud è all’opposto e il centro galattico, praticamente allo zenit, resta visibile finché vi sono in cielo stelle di magnitudine 2. L’ultima stella a sparire è Alfa Centauri, dieci minuti prima del sorgere del Sole, mentre Giove rimane fino a pochi minuti prima che i raggi del Sole appaiano all’orizzonte.

Considerazioni

Fra le serate fatte in Australia, tutte molto proficue, questa è stata la più interessante. Sia perché il seeing era ottimale, sia perché nell’emisfero australe il mese di marzo permette di osservare, nell’arco della stessa notte, praticamente tutta la Via Lattea molto alta nel cielo con la sola eccezione dei tratti più boreali; le Nubi di Magellano ancora molto alte a inizio serata (le avevo già viste al meridiano nella serata fatta prima di Natale), Orione, le galassie di Vergine-Chioma di Berenice e, in tarda notte, il centro galattico fin quasi allo zenit. L’assenza della Luna durante tutta la notte ha poi permesso di godere di un cielo perfettamente buio dal tramonto fino all’alba; inoltre erano presenti in tarda nottata i pianeti più interessanti da osservare a così forti ingrandimenti e con telescopi così grandi. In altre serate la Luna era invece presente come sottile falce fino a 2 ore dopo il tramonto.

Alla fine della serata ho contato 94 oggetti la cui osservazione è stata intenzionalmente pianificata, più numerosi altri osservati durante le spazzolate del cielo, per un totale che probabilmente si aggira sui 120-130 oggetti.
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Vecchio 30-04-18, 09:29   #3
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Predefinito Re: Osservazione australe del 17-18 marzo 2018

Complimenti! Una bella esperienza, che manca a quelli come me che non sono mai stati molto a sud. Purtroppo, almeno per il momento, non possiamo replicare le tue osservazioni...
Cocco Bill non in linea   Rispondi citando
Vecchio 04-05-18, 10:15   #4
Robb
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Predefinito Re: Osservazione australe del 17-18 marzo 2018

Complimenti Roberto, bellissimo report.
Non si leggono spesso osservazioni fatte di cieli australi per di più con telescopi di questi diametri, sono certo che siano state osservazioni che ti ricorderai a vita.
Ti sei anche organizzato molto bene per concretizzare tutto ciò.
Prima o poi progetterò anch'io un viaggio in cui mettere anche osservazioni del genere, che sono un vero e proprio completamento di questa bellissima passione!
__________________
Forse s'avess'io l'ale da volar su le nubi, e noverar le stelle ad una ad una, (...), più felice sarei, candida luna.

Telescopio di notte: Dobson Jach Blak 16"
Telescopio di giorno: Lunt 60 BF 1200 PT FT DS
Oculari: Baader Aspheric 36mm - Explore Scientific 24mm - Ethos 13mm - Ethos 8mm - Barlow Powermate 2,5X
Filtri: DGM Optics NPB - Thousand Oaks OIII - Astronomik H-Beta
Robb non in linea   Rispondi citando
Vecchio 09-05-18, 14:18   #5
Longastrino
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Predefinito Re: Osservazione australe del 17-18 marzo 2018



Quote:
Il bulge centrale è talmente esteso e contrastato che è persino possibile intravedere i sottili filamenti oscuri che raggiungono Antares.
ecco... lo sapevo... a leggere queste cose sono esploso..


Report eccellente!! come dice Roberto, è raro leggere report del cielo australe fatto con strumenti di tale diametro!
Complimenti per l'intraprendenza di aver contattato astrofili in loco!! FICO!
immagino sia una esperienza incredibile, avere poi un 20 a disposizione con un cielo come quello (immagino un sqm uguale o superiore a 21.8) e il cielo australe...

Ti prego se hai altri report.. scrivi!!!!
WOW!!
__________________
Strumenti: Celestron CPC 800 (XLT) ,Tecnosky ED70/420 ,Dobson UC 16",Binocolo Canon 15x50 i.s.
Oculari: Celestron: E-lux 40mm, Barlow Ultima 2x Baader Planetarium: Hyperion Zoom 8-24 MkIII , Aspheric 31 Explore Scientific 82°: 6.7mm, 14mm, 24mm Explore Scientific 100°: 9mm

--- fatelo girare! http://youtu.be/jPbszBjIQaE ---
e Tanta voglia di imparare!!:-)
Longastrino non in linea   Rispondi citando
Vecchio 09-05-18, 21:06   #6
Ro84
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Predefinito Re: Osservazione australe del 17-18 marzo 2018

Quote:
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Ti prego se hai altri report.. scrivi!!!!
Ne ho altri, questo però è il più bello. C'è stata un'altra serata a dicembre con questi strumenti, poi naturalmente altre serate molto più modeste fatte dalla città col 10x40.

Più l'osservazione dell'eclissi di Luna di fine gennaio, che da Perth aveva il suo apice attorno alle 21 ora locale.

Certo non sono latitudini dove ti interessa "avere il sud libero" (tanto il polo sud è alto di per sé e sotto c'è solo roba circumpolare), anzi se è il nord a non avere ostacoli è meglio, che anche a detta degli oriundi australi, alla fine in quanto a galassie l'emisfero boreale è il meglio. E anche per le nebuose da fotografare: loro non hanno i sistemi spettacolari di Cefeo e di Cassiopea, mentre Cigno e Auriga restano sempre molto bassi; la Via Lattea australe ha l'"effetto wow" ma le nubi boreali sono le nubi boreali, alla faccia nostra di noi boreali che fotografiamo Orione in tutte le salse e in tutti i colori, la Laguna e la Trifida, ma chi fa foto serie dal sud pagherebbe per fotografare i sistemi del Cigno e di Cefeo almeno quanto pagheremmo noi per fotografare le Nubi di Magellano.

<piccola polemica on> Pensiamoci ogni volta che vediamo un astrofotografo fare l'ennesima foto a M42 tralasciando il resto "perché le altre nebulose sono più difficili/meno spettacolari/più noiose/meno conosciute" mentre cerca di estrarre il nuovo dettaglio che si vedrà solo appena meglio delle altre 20 volte precedenti, quando 40-50° più a nord c'è della roba che non ha mai fotografato e che a fotografarla seriamente ti delinea l'intero Braccio di Perseo con i suoi "chimney", le sue superbolle e le sue regioni di formazione stellare meglio che con mille disegni! <piccola polemica off>

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