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Gabriele 07-01-08 08:30

Se ET ci osservasse...
 
7 Gennaio 2008
Se ET ci osservasse...
di Claudio Elidoro - Fonte: University of Florida

All'annuncio della scoperta di un pianeta extrasolare, la domanda che ci poniamo Ŕ quasi sempre la stessa: quel corpo celeste pu˛ ospitare la vita? Giusto chiedercelo, ma altrettanto doveroso provare a rovesciare la prospettiva. E domandarci: un ipotetico osservatore dotato di una tecnologia appena superiore alla nostra potrebbe scoprire che sulla Terra ci sono le condizioni per ospitare la vita?
Non Ŕ l'ispirazione per un romanzo di fantascienza, ma semplicemente il concetto sviluppato da un team di ricercatori e pubblicato a dicembre nell'edizione online di Astrophysical Journal. E' evidente che se un osservatore di un altro mondo - ovviamente dotato di un sistema di telescopi in grado di mostrare la presenza di un oggetto orbitante a una UA dal Sole - potesse osservare la Terra per alcune settimane potrebbe certo individuare quali sono gli elementi chimici che caratterizzano la nostra atmosfera. Ma sarebbe anche in grado, per esempio, di misurare la rotazione di quel lontano pianeta? L'ostacolo principale, capace di rendere vano ogni tentativo di determinare il moto di rotazione, Ŕ costituito dalla presenza di un sistema nuvoloso in continuo cambiamento, un moto caotico che metterebbe davvero in difficoltÓ gli osservatori alieni.
Basandosi sui dati raccolti da osservazioni satellitari del nostro pianeta, Enric Palle (Instituto de Astrofisica de Canarias) e altri quattro ricercatori hanno creato un modello computerizzato della luminositÓ della Terra, mostrando come su scala globale la copertura nuvolosa che la caratterizza Ŕ davvero molto significativa. Ma questo non toglie ogni speranza. Su un periodo di alcuni mesi, infatti, l'osservatore alieno potrebbe riuscire a scorgere il ripetersi di dettagli superficiali sempre uguali e da questi dedurre che quel pianeta sta ruotando su se stesso ogni 24 ore.
Non solo. Da queste continue variazioni superficiali - suggerisce sempre lo studio - si potrebbe dedurre che alla loro origine vi Ŕ un ciclo nuvoloso e, vista la distanza dal Sole, concludere che quel ciclo vede l'acqua come protagonista. Il confronto con un altro pianeta - di dimensioni pressochŔ identiche - appartenente a quel lontano sistema stellare (quello che noi chiamiamo Venere) potrebbe poi sottolineare ancor di pi¨ la particolaritÓ di quel sistema nuvoloso in continua evoluzione.
Secondo i ricercatori un simile scenario richiederebbe la disponibilitÓ di un telescopio con capacitÓ osservativa almeno doppia di quella di Hubble. Un sistema che farebbe indubbiamente la felicitÓ anche di chi si occupa di ricerca planetaria qui sulla Terra.
D'accordo, lo studio non Ŕ proprio indenne da osservazioni. Ma pensare che da qualche parte qualcuno possa avere la possibilitÓ di scoprire che la nostra Terra Ŕ davvero un pianeta particolare mi emoziona un po'. Colpa di un altro anno che Ŕ trascorso?


Links:

http://news.ufl.edu/2007/12/20/et-observers/


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